Case fatte con soldi pubblici nel degrado, interviene Rossi
Furono costruite a Certaldo con un finanziamento regionale di un milione e 200mila euro. Le coop proprietarie sono fallite: molte sono vuote, con inquilini morosi o abusivi
CERTALDO. Un milione e duecentomila euro versato dalla Regione Toscana per avere due edifici con 70 appartamenti immersi nel degrado e che non sono serviti allo scopo previsto, quello di allentare l’emergenza abitativa. In via Lama sono state due cooperative, ora fallite, che hanno realizzato gli stabili con i soldi della Regione. Adesso sono in mano a un curatore fallimentare e l’area rischia di diventare una sorta di cattedrale nel deserto, a pochi passi dal centro e dalla stazione di Certaldo. La Regione Toscana e il presidente Enrico Rossi, a seguito di una segnalazione del Tirreno, si appresta a chiedere una relazione dettagliata al Comune di Certaldo, per avere un quadro della situazione e provare ad uscire da difficoltà a tratti imbarazzanti. Si punta ad avere un focus sulla situazione relativa alla proprietà dell'immobile e lo stato di occupazione di ciascun alloggio.
La situazione. Oltre un milione e 260mila euro è stato il contributo che la Regione Toscana ha concesso al Comune di Certaldo e che è stato girato a sua volta alle cooperative. Si tratta di appartamenti a canone sostenibile con vincolo di destinazione di almeno 25 anni. Il Comune di Certaldo, negli anni passati, aveva stilato un bando per l'affidamento di 44 appartamenti, 20 con una cooperativa, i restanti 24 con l'altra. Gli altri restanti ad oggi risultano vuoti e addirittura occupati abusivamente. Appartamenti che erano di proprietà delle cooperative e adesso sono gestiti dal curatore fallimentare e da amministratori di condominio che si occupano della riscossione di bollette e utenze. E ora dopo l'arrivo dei primi sfratti, a seguito dei tanti inquilini morosi rispetto ai pochi che sono in regola, c'è chi sta abbandonando l'abitazione, evitando così di pagare bollette, utenze e spese condominiali. Qualche inquilino, dopo aver ricevuto lo sfratto, «ha forzato la serratura ed ha occupato nuovamente la casa nel silenzio e nell'indifferenza generale» dicono alcuni residenti. Tra l’altro gli impianti sono centralizzati: se un servizio viene interrotto, dall'acqua fino alla luce, a farne le spese sono tutti, anche chi è in regola. E fra gli inquilini c'è sconforto. C'è chi scuote la testa, chi dice che non cambierà mai nulla e chi invece vorrebbe restare in questo stabile. Gli ascensori non funzionano, è interrotta la luce delle scale e dei magazzini, dove l'acqua scende dai tubi da mesi senza sosta. E intanto anche all'esterno si intravedono i primi segni di cedimento come mura scrostate e corrose da muffa e acqua piovana. Odori nauseabondi accompagnano il giro dei palazzi, mentre una ditta di spurgo si appresta a svuotare un tubo intasato, assieme all'aiuto degli stessi inquilini. In caso di problemi, sono gli stessi inquilini a pagare in contanti al momento della chiamata, perché gli arretrati condominiali ormai sono un lungo elenco di spese che devono essere saldate.
La curatela fallimentare. Il ministero dello sviluppo economico ha nominato un curatore fallimentare che si sta occupando degli stabili. Si tratta del dottor Pierluigi Giambene di Pistoia. Ha incontrato più volte gli inquilini, illustrando la situazione. E' proprio lui a tracciare il percorso da seguire: «Il mio compito è quello di liquidare i beni della società e di pagare i debiti con i fondi ricavati». Presto i primi sfratti: «Sono molti gli inquilini morosi, rispetto ai pochi che invece onorano le scadenze». Alcuni inquilini sono pronti a pagare le somme necessarie per evitare lo sfratto esecutivo, ma su questo aspetto Giambene taglia corto: «Occorrerà il parere di un avvocato».
Il Comune. Di fronte a una situazione ingarbugliata dove tra sfratti, inquilini in fuga e un patrimonio di edilizia che potrebbe svuotarsi e diventare una area di degrado, negli uffici comunali ci si sta attrezzando per rispondere a questa emergenza. «L'amministrazione comunale ha interesse che gli appartamenti siano locati ai cittadini che rispettano il reddito richiesto. Siamo di fronte a grandi difficoltà gestionali oltre che un sistema centralizzato di utenze per così tanti appartamenti che ci obbliga a considerare l'ipotesi di un nuovo bando con cautela» spiega il vicesindaco Francesco Dei. Lo stesso vicesindaco bacchetta i morosi: «C'è chi ha approfittato della incerta situazione condominiale almeno fino a marzo 2014 quando è subentrata la curatela fallimentare. Il Comune non ha proprietà all'interno di quegli stabili e non ha responsabilità in materia». Dichiarazione che stona con l'intervento della Regione con la legge 77/98: «La vigilanza sulla gestione amministrativa - finanziaria delle cooperative edilizie, comunque fruenti di contributi pubblici è di competenza del Comune».
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