Sicurezza
Caso stadio, dal primo no al forse è già qualcosa
IL COMMENTO Quel che conta è questo dialogo cominci presto e che possa essere costruttivo
Da un «no» a un «forse». Non il piccolo passo per l’uomo ma grande per l’umanità di Neil Armastrong sulla Luna, dunque, ma già qualcosa. Ecco cos’è l’apertura del sindaco Barnini rispetto al progetto dell’Empoli per il nuovo Castellani. Non è che ora, tanto per restare dentro la metafora, si navighi spediti nel mare della tranquillità, però se non altro è passata la tempesta e può iniziare il dialogo.
È una disponibilità tutt’altro che totale, quella del primo cittadino. Porta in dote tanti «se» e tanti «ma». Alcuni appartengono all’arte della politica, altri sono più concreti. Negare il primo «no categorico», ad esempio, rientra nel gioco delle parti visto che era emerso non solo dal comunicato post-presentazione («la pista d’atletica dentro lo stadio è una priorità») ma anche nell’incontro di fine luglio a Firenze, in un hotel su viale Europa, alla presenza del sotto-segretario Luca Lotti (che, invece, avrebbe visto di buon occhio il piano del club).
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Tra il «no» di ieri e il «forse» di oggi, poi, sicuramente ci sono state incomprensioni, probabilmente anche ripicche. Ma a conti fatti poco importa. Quel che conta è questo dialogo cominci presto e che possa essere costruttivo.
In questo contesto l’intervento del sindaco apre aspetti che meritano tutti gli approfondimenti del caso. Il tema dei parcheggi, ad esempio, non è banale così come i costi di una struttura per l’atletica che non solo la società sportiva ma l’intera città meritano. Di certo l’ipotesi del doppio stadio, il “piano Viaccia”, sembra poco più di una suggestione: i costi di urbanizzazione di una zona dove ci sono campi incolti e una strada di campagna, l’idea che altre realtà possono gestire il Castellani senza il pallone bastano e avanzano per guardare oltre. L’ipotesi della convivenza fra le due discipline, poi, davvero non sta più in piedi. Una partita di serie A, oggi, è un evento e basta dare un’occhiata a quello che succede prima di ogni match (fra panchine che si spostano e cartelloni che spuntano) per capire che la nuova pista avrebbe vita breve. Per non parlare, poi, del lancio del giavellotto sul campo, anche alla vigilia di partite di spessore, che fino a pochi mesi fa metteva a rischio la stabilità mentale di Maurizio Sarri.
Ci sarà da parlare di tante cose, insomma. Senza i fantasmi della guerra fra i colossi della grande distribuzione - idea respinta con forza da Barnini, ma ancora viva nel sentire comune - e, magari, anche con quel consiglio comunale aperto ormai richiesto da più parti per permettere anche agli empolesi di ascoltare e dire su un pezzo importante del futuro di Empoli.
Ecco perché l’inizio del dialogo è un primo piccolo ma necessario passo in avanti.
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