Il Tirreno

Empoli

Cinque anni di lavoro dei servizi sociali E pure tanta burocrazia

Cinque anni di lavoro dei servizi sociali E pure tanta burocrazia

Gambini è stato seguito da vari uffici e associazioni Ma l’ultimo posto al dormitorio era per un massimo di due mesi

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EMPOLI. Non sono bastati cinque anni per trovare una soluzione. Eppure gli enti locali ci hanno provato. Ma sono andati a sbattere contro un muro, per una serie di fattori. A cominciare dalla burocrazia, fino ad arrivare alla mancanza di strumenti efficaci, in grado di andare incontro a una persona che si è ritrovata in una situazione così grave non senza responsabilità. E che oggi vive in un equilibrio precario, dettato dalle sue debolezze, che talvolta l’hanno spinto a non sfruttare pienamente le occasioni che gli sono state offerte.

«Sono arrivato qui per amore, perché circa 8 anni fa avevo conosciuto una donna di Spicchio ed eravamo innamorati - racconta Adriano - come lei mi aveva chiesto, lasciai Reggio e il mio lavoro come trasportatore di sedie a rotelle e arrivai in Toscana per vivere con lei. Poi le cose andarono in altro modo e mi ritrovai senza un lavoro e costretto a vivere per strada».

Nel 2010 Adriano Gambini, che è un cardiopatico con 2 bypass cardiaci, sottoposto varie volte a interventi di angioplastica e che deve prendere otto pasticche al giorno per le sue patologie, si presenta a Empoli come “senzatetto”, senza fissa dimora: in quell'occasione gli fu concessa la residenza nella cosiddetta 'casa comunale'. Si tratta di una tipologia di residenza che dà diritto alla scelta del medico di base e quindi all’assistenza sanitaria. Dopo un periodo vissuto a Lamporecchio, Gambini si rivolge al Servizio sociale di Empoli nel dicembre 2013 perché ha dovuto lasciare la casa dove era ospitato dal parroco locale e chiede di essere sistemato in una comunità. Dai servizi sociali gli viene suggerita una comunità 'specifica' nel pistoiese.

Nel gennaio 2014 torna al servizio sociale di Empoli dicendo che, dopo aver visto tale comunità, non intende restarci per le regole troppo ferree imposte sulle relazioni esterne legate alla terapia (per un periodo doveva interrompere tutti i rapporti sociali).

A maggio 2014 Adriano entra nella casa albergo di Empoli Centro Emmaus gestito dalla Misericordia e qui alterna periodi di residenza ad altri in cui decide di andarsene (abbandona la struttura per divergenze con gli operatori), fino a marzo 2015, quando dà l’addio alla casa albergo. A luglio 2015 fa richiesta di emergenza abitativa al'ufficio Casa dell'Unione dei Comuni, senza però portare la documentazione necessaria (in particolare la dichiarazione Isee) che gli enti pubblici devono necessariamente acquisire per erogare prestazioni sociali agevolate. In ogni caso per casi di questo genere (persone senza fissa dimora che hanno fatto vita da 'senzatetto' per vari motivi, anche personali) la commissione emergenza abitativa indirizza le persone alla casa albergo Emmaus.

«In questa struttura - ribadisce il Comune di Empoli - Gambini può andare quando vuole, secondo la Misericordia le porte per lui sono sempre aperte, lo conoscono benissimo. Va spesso alla mensa di via XI Febbraio e viene aiutato anche con altri mezzi di sostentamento». Dal 2010, da quando cioè risiede tecnicamente a Empoli, Gambini non ha mai presentato domanda per partecipare al bando delle case popolari (Erp) e quindi purtroppo non è mai entrato in graduatoria (il prossimo bando sarà emanato nell'autunno 2015). Gli enti locali tuttavia sottolineano che «prima del luglio 2015 il nome di Adriano Gambini non era conosciuto dall'ufficio casa del Comune e dell'Unione. E dal 2014 non si è più recato al servizio sociale e non ha più cercato l'assistente sociale di riferimento».

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