Sicurezza
Consorzio conciatori condannato a pagare maxi-risarcimento
Inchiesta sul depuratore: nuova sentenza dopo quella emessa per l’ex presidente e l’ex direttore Pena di un anno e quattro mesi per i due funzionari tecnici addetti all’impianto di Ponte a Cappiano
FUCECCHIO. Tra il 2006 e il 2012 gli ex vertici del Consorzio Conciario di Fucecchio, che gestiva il depuratore di Ponte a Cappiano, hanno promosso una vera e propria “attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti”, riversando nel canale Usciana quasi 5 milioni di metri cubi di rifiuti liquidi provenienti dalle lavorazioni conciarie e da produttori esterni. Hanno "sforato i limiti previsti dalla legge" e per almeno sette anni hanno alterato i risultati delle analisi di laboratorio "revisionando" cifre e dati a proprio vantaggio. Sono persino riusciti, non si sa come, a manomettere il campionatore a valle dello stabilimento, tra il depuratore e il canale, prima che arrivassero i controlli non programmati dell'Arpat, sostituendo l'acqua inquinata dalle sostanze chimiche con acqua pulita. Tanto che i tecnici dell'Agenzia regionale, quando effettuavano le verifiche, trovavano il campionatore perfettamente sigillato. Così facendo, il Consorzio ha realizzato risparmi e profitti indebiti per almeno 18 milioni di euro. E ha provocato "un danno ambientale dall'impatto devastante". Ne sono convinti i giudici del Tribunale di Firenze che, con due recenti sentenze, hanno condannato gli ex vertici del Consorzio Conciario e due funzionari tecnici del depuratore. Questi ultimi - il responsabile della manutenzione Guido Morelli, 59 anni, fucecchiese, e il capo impianto Marco Bocelli, 53 anni, di Pontedera, difesi dall'avvocato Matteo Berti - si sono visti infliggere una pena di 1 anno e 4 mesi. Condanne più dure, entrambe a tre anni, per l'ex presidente del Consorzio Massimo Banti, 59 anni, fucecchiese residente a San Miniato, e per l'ex direttore generale Claudio Botrini, 72 anni, di Castelfranco di Sotto, difesi dall'avvocato Massimo Megli. Anche il Consorzio conciario, imputato per illecito amministrativo e citato come responsabile civile, difeso dall'avvocato Luca Righi, è stato condannato. Dovrà pagare un maxi risarcimento di 3 milioni di euro, che verranno recuperate dal maxi sequestro di proprietà per 18 milioni di euro già effettuato dalla Guardia di Finanza. E risarcire le parti civili: 20 mila euro al Comune di Fucecchio, 6 mila euro al Ministero dell'ambiente, 5 mila euro a Legambiente e 5 mila euro a Italia Nostra. Il Consorzio subirà anche la revoca dell'Aia (l'Autorizzazione Integrata Ambientale) e non potrà avere relazioni con le pubbliche amministrazioni per sei mesi. Infine, per Brotini e Banti sono scattate l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e da ogni attività legata alle pubbliche amministrazioni per 3 anni.
Gli esiti delle indagini del pm Tommaso Coletta e della Gaurdia di Finanza, arrivate davanti al gip Maria Dolores Limongi e alla seconda sezione penale presieduta dal giudice Rosa Valotta, d'altronde non lasciano spazio a dubbi: «Inizialmente registravo i formulari dei rifiuti d'ingresso - testimonia una dipendente del Consorzio ascoltata dagli investigatori - controllavo i dati relativi alla fatturazione e quelli da inserire nei regi stri di carico e scarico. I dati relativi alle analisi effettuate sui rifiuti in ingresso mi venivano comunicati dal laboratorio. Successivamente li ponevo in visione al direttore dell'impianto Claudio Botrini che, dopo averli visionati, vi apportava modifiche dei valori e poi mi chiedeva di restituirli al laboratorio che, a sua volta, me li restituiva con le modifiche disposte da Botrini».
Massimo Mugnaini
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