Il dolore
Un villaggio dimenticato
Rifiuti, scritte e rovi: le scuole superiori ostaggio di vandali e abbandono
EMPOLI. Marciapiedi distrutti, staccionate divelte, rifiuti ovunque. Slalom tra i preservativi, accompagnati da cuscini e mutandine. Tombini aperti, bottiglie di birra, rovi. Scritte sui muri degne della periferia più malfamata.
Un panorama tipico di una vecchia maxi-azienda abbandonata da anni. E invece si tratta di un villaggio scolastico, che tra poche settimane dovrà accogliere migliaia di studenti. Sono bastati un paio di mesi senza lezioni e il polo di via Sanzio a Empoli si è trasformato in un inferno fatto di sporcizia e degrado. Sicuramente - come promettono gli amministratori locali, alle prese con i soliti rimpalli di competenze - la situazione sarà diversa quando suonerà la prima campanella.
Ma è altrettanto vero che un villaggio scolastico non può essere lasciato in queste condizioni durante il periodo estivo, con la “scusa” che «tanto non ci sono lezioni».
Il risultato è che il polo si è trasformato in un villaggio del degrado, complice un mix micidiale fatto di maleducazione e inciviltà di una parte di studenti e frequentatori “extra” - che non hanno il minimo rispetto dei beni pubblici e dell’ambiente e seminando rifiuti dappertutto - e immobilismo degli enti locali, che preferiscono aspettare settembre prima di intervenire, dimenticandosi delle scuole per tutto il periodo estivo.
E comunque difficilmente quando suonerà la prima campanella, tra meno di un mese, la situazione sarà decorosa: una maxi-pulizia e il taglio dell’erba miglioreranno il quadro , ma per tornare ad avere un polo dignitoso serviranno anche interventi di manutenzione. Oltre a un maggiore controllo.
Per rendersi conto della situazione basta fare una passeggiata tra i plessi, nell’area che ospita gli istituti superiori Pontormo, Ferraris Brunelleschi e Fermi. Facilmente accessibili di giorno, ma anche e soprattutto di notte, come testimoniano le tante tracce lasciate da frequentatori abituali, che utilizzano l’area per sesso, bivacchi e vandalismi.
Ad accogliere il “visitatore” c’è la scala del Ferraris completamente avvolta dal nastro segnaletico che ne vieta l’accesso: è così da tempo, ma di intervenire non se ne parla. Pochi metri più in là c’è un’altra scala esterna, completamente avvolta dai rovi. Ai suoi piedi un tombino lasciato aperto.
Basta percorrere qualche altro metro su un marciapiede distrutto, con le mattonelle ormai semplicemente appoggiate, e ci si imbatte in un cumulo di rifiuti fatto di fazzoletti e preservativi, con tanto di mutandina rosa in bella vista, proprio a pochi passi da una serie di scritte contro le forze dell’ordine.
Sullo sfondo la rete di recinzione tagliata, in modo da garantire il libero accesso alla zona anche dal retro. Il viaggio prosegue in uno scenario fatto di tapparelle quasi ovunque danneggiate, porte rotte e chiuse artigianalmente dall’interno utilizzando una sedia, vetri per terra e bottiglie di birra abbandonate a pochi passi da un ingresso secondario.
Per non parlare della palestra dell’istituto Pontormo, avvolta in una mini-giungla, che lascia spazio soltanto ai “sentieri” di accesso.
Infine c’è la... ciliegina sulla torta, anche se in questo caso l’abbandono è giustificato: si tratta del prefabbricato che ospitava l’Ipia, andato a fuoco il 13 maggio scorso e posto sotto sequestro dalla magistratura che sta indagando sulle cause dell’incendio e che difficilmente potrà essere nuovamente utilizzato in futuro.
Una valutazione definitiva in questo senso sarà fatta da Unione dei Comuni dell’Empolese Valdelsa e Città Metropolitana soltanto dopo che saranno tolti i sigilli, ma vista anche l’entità dei danni (che sono ingenti, nell’ordine delle svariate decine di migliaia di euro) e considerato che oltretutto si tratta di una vecchia struttura, già segnata dal tempo e dai vandalismi, difficilmente si opterà per il ripristino.
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