Gioco
Casa popolare occupata e poi lasciata vuota i controlli fanno flop
Famiglia approfitta per anni dell’aiuto e delle lacune degli enti Blitz a Sant’Andrea: serratura cambiata e mobili sequestrati
EMPOLI. La loro doveva essere una sistemazione temporanea, al massimo per due anni. Ma - come spesso avviene in Italia - l’emergenza è diventata permanente e sono rimasti in quella casa a canone stracciato, ottenuta senza passare da un bando e dalla relativa graduatoria, per sette anni. Poi se ne sono andati, senza comunicarlo a nessuno. E così l’alloggio è rimasto inutilizzato per venti mesi. E altri ne passeranno prima che si completi l’iter di recupero da parte dell’Unione dei Comuni, che dovrà anche disfarsi - secondo modalità stabilite dall’ufficiale giudiziario - dei mobili trovati all’interno. Tutto questo mentre nel circondario ci sono centinaia di famiglie in attesa di una casa popolare: per la mancanza cronica di risorse (e quindi di alloggi), ma anche - come in questo caso - per un mix fatale di burocrazia, ingratitudine e mancati controlli.
La storia. È il 2006 quando una famiglia marocchina bussa alla porta degli uffici comunali empolesi. È in gravi difficoltà economiche e il Comune opta per l’assegnazione di un alloggio in emergenza abitativa che può essere concesso, come specificato nel regolamento «con carattere di estrema eccezionalità finalizzato a dare una risposta urgente e transitoria a situazioni di grave emergenza sociale e abitativa; può essere disposto solo quando ogni altro intervento pubblico e privato risulta inefficace a fornire una soluzione provvisoria». La concessione temporanea è disposta con atto del dirigente del settore competente «fino ad un massimo di 24 mesi rinnovabili, previo parere obbligatorio della commissione assegnazione alloggi».
Il cambio. Alla famiglia in questione viene inizialmente assegnata una casa in via Peruzzi ad Avane. Ma dopo alcuni mesi gli alloggi non sono ancora disponibili «in quanto devono essere effettuati alcuni interventi». E così il Comune “dirotta” il nucleo al piano terra di via del Donatore 17 a Sant’Andrea. La determinazione dirigenziale è datata 12 marzo 2007. Dunque l’assegnazione “scadeva” nel 2009, con la possibilità di essere rinnovata - al massimo - fino al 2011.
La “scoperta”. E invece la famiglia è rimasta in via del Donatore molto più a lungo. Non è chiaro se perché nessuno è andato a controllare o perché si è ritenuto di dover prolungare l’emergenza oltre i termini per chissà quale cavillo (ipotesi decisamente remota) o per pura disattenzione. Il “silenzio” viene interrotto il 25 marzo 2015. Quando l’Unione invia una lettera agli assegnatari sottolineando che «la concessione è scaduta e l’alloggio non è stato riconsegnato». L’ente dà cinque giorni di tempo per «la presentazione di deduzioni scritte e documenti attestanti un titolo legittimo di occupazione dell’alloggio». Ma non riceve risposta. E così procede «coattivamente al recupero dell’alloggio per assegnarlo a soggetti aventi titolo in base alla vigente graduatoria Erp del Comune di Empoli».
La sorpresa. Passano quasi cinque mesi e viene eseguita l’ordinanza di sgombero. Gli agenti della polizia municipale si aspettavano - probabilmente - di trovare una famiglia disperata, pronta alle barricate pur di non ritrovarsi in mezzo a una strada. E invece all’interno non c’era nessuno: soltanto mobili. Dai successivi accertamenti è emerso che il nucleo si era trasferito da tempo e i vicini lo sapevano: il condominio è infatti “autogestito” e da oltre un anno il nucleo in questione non contribuiva alle spese.
Il futuro. La responsabile dei servizi “Politiche abitative e immigrazione” e “Sociale e socio-assistenziale”, Rita Ciardelli, ha quindi preso atto che «a seguito del recupero coattivo dell’alloggio, sono stati rinvenuti beni mobili» e ha intimato alla famiglia - come si legge sulla determina lo sgombero della casa, sottolineando poi che «in caso di mancata rimozione dei beni, gli stessi saranno smaltiti a cura di questo ente».
Il blitz. Ma la vicenda non è ancora chiusa. Nel frattempo l’Unione ha fatto cambiare le serrature dell’appartamento, in modo da impedire agli ex assegnatari (quattro persone), di rientrare abusivamente. E nel frattempo ha avviato l’iter per lo smaltimento dei beni rinvenuti in via del Donatore, che se non saranno reclamati dai proprietari, potrebbero essere gettati, a meno che non ci sia qualcosa di valore che finirebbe all’asta. Insomma, prima che le chiavi vengano consegnate al legittimo assegnatario, passerà ancora del tempo.
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