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l’opinione di brotini

«La fine del modello toscano rischia di peggiorare il servizio»

EMPOLI. «La fine del modello toscano delle partecipate con il passaggio al sistema delle multiutility rischia di peggiorare il servizio e far lievitare ulteriormente le tariffe». La posizione di...

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EMPOLI. «La fine del modello toscano delle partecipate con il passaggio al sistema delle multiutility rischia di peggiorare il servizio e far lievitare ulteriormente le tariffe». La posizione di Maurizio Brotini, segretario empolese della Cgil regionale, è chiara e si contrappone a quella di molti amministratori locali.

Il riferimento più immediato è alla questione Acea. Secondo le indiscrezioni la società romana (la più grande multiutility italiana con un bacino di 8 milioni di utenti e con una quota di partecipazione consistente in molte delle aziende pubbliche locali tra cui anche Acque Spa) potrebbe entrare come gestore unico del servizio idrico in Toscana e Umbria. In sostanza, acquisirebbe le quote dei Comuni – incentivati dal governo a vendere le proprie quote a multiutility – i quali entrerebbero di fatto all’interno del consiglio di amministrazione della società con un peso del 10%. Ad oggi Acea detiene già il 45% di Acque Spa attraverso la società Abab Spa. Acea è detenuta per il 51% dal Comune di Roma, per il 15% da Gaetano Caltagirone, per l’11,5% dalla società francese GDF Suez e per il resto da azionisti privati.

«Noi non ci stiamo – prosegue Brotini – e vogliamo che su questo si apra una discussione seria in merito. In questo modo il potere decisionale si sposta dal territorio, dove finora c’è stato un controllo democratico da parte dei consigli comunali e di quello regionale, ad un centro che risponde alle esigenze degli azionisti più grandi e a quelle del governo centrale. Chi vigilerà sulla spartizione degli utili? Chi garantisce che, invece che per migliorare il servizio, non vengano usati per ripianare i buchi dei Comuni più grandi?».

Il rischio, per un settore che in Toscana ha un peso analogo a quello della sanità, non è di poco conto. Investe i lavoratori, ma anche i cittadini. «In ogni caso il contraccolpo maggiore lo sconteranno le fasce deboli della popolazione – dichiara il segretario regionale Cgil – sia che si tratta di lavoratori con minori diritti e con condizioni di lavoro peggiori, sia che si tratti di cittadini alle prese con tariffe che aumentano. Per ora il terreno di scontro è sul servizio idrico, ma una volta passato questo confine lo stesso processo potrebbe essere adottato per i rifiuti o per altri servizi pubblici fondamentali».

(m.p.)

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