Sicurezza
LA CRISI DEMOCRATICA»ALL’OMBRA DEL BOCCACCIO
CERTALDO. Occorrerà attendere ancora molto, il 2016 di sicuro, per avere il nome del nuovo segretario del Pd di Certaldo dopo che Yuri Furiesi ha ufficializzato le sue dimissioni nel giugno di quest'a...
CERTALDO. Occorrerà attendere ancora molto, il 2016 di sicuro, per avere il nome del nuovo segretario del Pd di Certaldo dopo che Yuri Furiesi ha ufficializzato le sue dimissioni nel giugno di quest'anno. La difficoltà sta nei numeri: gli iscritti nel partito democratico a Certaldo non raggiungono quota 100. Vale a dire che in pochi anni c’è stata un’emorragia di 250 tessere. E la risalita del partito di via Roma sembra tutt'altro che facile in mezzo a contrasti e diversi schieramenti.
Senza guida. Il Pd certaldese, quello delle primarie con 4 candidati in un paese da 15mila abitanti, si presenta dunque alla Festa dell'Unità nel borgo alto senza una guida. Una sorta di impasse che potrebbe trasformarsi in un germoglio di qualcosa di diverso a settembre quando un gruppo di persone designate dall'assemblea del Pd avrà il compito di traghettare il partito al congresso. Ma quando sarà assicurato un numero di iscritti maggiore. «Si andrà probabilmente al 2016 per avere il nuovo segretario - ha spiegato Enrico Sostegni, segretario Pd Empolese Valdelsa - all'interno del partito ci sono state diatribe interne e ora non ci sono le condizioni per andare a congresso».
Le diatribe continue. Le frizioni sono cominciate molti anni fa, nel 2004, quando sulla scena comparvero i Malcontenti, guidati da Andrea Spini ed Enzo Migliorini che fecero tremare la sinistra locale. La lista civica, contrapposta ad Andrea Campinoti, conquistò il 24%, dando un primo segnale di disagio per Certaldo. Alla tornata successiva, dopo un periodo di opposizione dura in consiglio comunale, l'esperienza dei Malcontenti si concluse e ci fu il rientro nei ranghi garantendo ossigeno alle elezioni comunali del 2009 quando con il 60% Andrea Campinoti venne confermato sindaco per il secondo mandato. Gli scricchiolii però all'interno del Partito Democratico non si sono fermati e le anime hanno continuato a lavorare per la disaggregazione. Prova ne sono state le 4 candidature alle primarie del 2014: l'ex assessore alla cultura (ora sindaco) Giacomo Cucini, l'ex vicesindaco Francesco Betti, l'ex segretario del Pd locale ed ex consigliere provinciale, Federigo Capecchi e Carlo Iozzi, ex assessore all'ambiente del comune di Certaldo (escluso alla fine dalla direzione che poi ha deciso di presentarsi alle amministrative con una lista civica). Da quel punto in poi ci sono stati altri passaggi dolorosi nella vita del partito. Ma nessuno è servito da insegnamento. E i campanelli di allarme sono rimasti inascoltati. Siamo passati dalla vittoria alle primarie di Cucini per un pugno di voti su Capecchi con tre riconteggi delle schede nella notte. Fino alle elezioni comunali dove per la prima volta, nella sua storia, il Pd non ha sfondato ed è andato al ballottaggio con il Movimento 5 Stelle. A quel punto Yuri Furiesi ha presentato le dimissioni che sono state respinte dallo stesso sindaco. Nel frattempo si sono susseguiti varie dimissioni nella segreteria. E il 9 giugno scorso il passo indietro è stato ribadito. E ora siamo rimasti senza guida. Nell’incapacità, ancora di trovare una sintesi.
L’analisi. Andrea Spini, 69 anni, docente all'Università di Firenze, è stato uno dei fondatori della lista civica dei Malcontenti. E anche lui non ha rinnovato la tessera del Pd. Ecco come legge la crisi del Pd certalese. «La nostra esperienza - spiega - ha rappresentato un progetto importante perché il nostro intento era quello di partire dal basso per formulare le decisioni che oggi invece a Certaldo vengono già imposte dall'alto. Il Pd locale rischia di cambiare la sua pelle da partito a una sede di comitati elettorali divisi fra bersaniani, renziani e tutti gli altri». «Adesso non è più un partito di sinistra ma solo un contenitore dove ci fidiamo di qualcuno che dall'alto ci comunica le azioni - va avanti - Solo quando si riuscirà a mettere nuovamente al centro il cittadino, coinvolgendolo nelle decisioni si potrà veramente tornare a parlare e a far politica».
E conclude: «Più volte in assemblea ho evidenziato la necessità di discutere i problemi locali, così come parlare di temi nazionali, dalla riforma elettorale fino all'acqua pubblica. Niente, a Certaldo non se ne è parlato. Adesso si rischia solo di avere un partito senza anima».
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