Il Tirreno

Empoli

Torna l’autunno caldo La Cgil lancia l’allarme

di Marco Pagli
Torna l’autunno caldo La Cgil lancia l’allarme

Lavoratori pagati cinque euro l’ora, il peggioramento degli ammortizzatori E poi parte la bordata a gli amministratori: «Non sono coraggiosi»

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EMPOLI. Se l’estate è stata calda, l’autunno lo sarà ancora di più. A prometterlo non sono i meteorologi, ma i sindacalisti. E in particolare la Cgil che con tutti i suoi funzionari annuncia una grande mobilitazione a partire da settembre. «Ciò che noi diciamo da mesi – spiega Rossano Rossi, segretario della Camera del Lavoro – adesso è stato confermato dai dati Istat. La ripresa non c’è né dal punto di vista economico, né dal punto di vista occupazionale. Peraltro, con il Jobs Act e con la riforma degli ammortizzatori sociali si è peggiorata e di molto la condizione dei lavoratori: si sono tolte tutele, si sono ridotti i diritti. E questo non solo per i lavoratori, ma per tutti i cittadini. La riforma della scuola, i tagli alla sanità e l’attacco alle pensioni rappresentano delle scelte politiche ben precise, tese a erodere il livello di vita delle persone».

Bordata sui sindaci. Un quadro generale, questo, che va ad incidere sulle condizioni lavorative nel territorio. Per questo la bordata del sindacato è rivolta anche agli amministratori locali. «Peccano in coraggio – prosegue Rossi – i comuni sono stati colpiti da tagli lineari enormi, ma al massimo sono arrivate delle sterili lamentele. Per ripartire servono investimenti, anche pubblici, e serve la volontà di rendere competitivo il territorio. Bisognerebbe che gli amministratori facessero fronte comune per mettere mano al Patto di stabilità e soprattutto che si opponessero alle scelte del governo che li penalizzano così tanto». Queste scelte, definite “sbagliate, inique ed odiose”, interessano un po’ tutti i settori. In ciascuno i funzionari sottolineano un pericolo che in molti casi è già diventato realtà. L’abbattimento selvaggio del costo del lavoro, lo sfruttamento di manodopera sempre più precaria e di conseguenza l’arretramento in termini di sicurezza sul lavoro. Gli appalti, sia nel pubblico che nel privato, sono – secondo i funzionari Cgil – la vera chiave di volta.

Appalti selvaggi. «Sono alcune migliaia, ormai, i lavoratori che operano all’interno di cooperative e ditte che vivono di appalti – attaccano i funzionari – il problema è che questi ultimi vengono sempre più affidati al massimo ribasso. Ciò significa non riuscire a garantire nemmeno il limite retributivo per i dipendenti, che spesso vengono fatti diventare soci in modo da abbassare ulteriormente la soglia delle tutele». Un esempio su tutti lo fa Massimiliano Fabozzi della Filcams. «Una delle ultime gare fatte da Publiambiente per la pulizia della discarica di Montespertoli – descrive – ha visto l’affidamento ad una ditta esterna per un costo di 13,29 euro all’ora. In questo budget deve rientrare tutto, compreso la paga per i 6 dipendenti. E’ possibile che questi riscuotano i loro 8-9 euro l’ora? Secondo me, no». Siano probabilmente sui cinque.

Il subappalto nei trasporti. La Cgil chiede a gran voce un protocollo di intesa. Un accordo che coinvolga istituzioni, associazioni di categoria, sindacati e ogni operatore coinvolto negli appalti in cui vengano fissate delle regole. A partire dalla creazione di un albo dei soggetti che partecipano alle gare che distingua chi opera nella regolarità e chi no. Per arrivare allo stop al massimo ribasso negli affidamenti. «Non si tratta di demonizzare cooperative e ditte private – argomenta Giampiero Goti, delegato dei trasporti – il nostro settore è quello che dà le gambe ai trasporti e anche qui le cooperative serie soffrono la concorrenza delle piccole che offrono servizi a prezzi stracciati. E in questo gli enti pubblici non aiutano. Basti pensare che la gara regionale per il trasporto pubblico, che partirà a breve, prevede il 30% del servizio da affidare in subappalto».

Illegalità in agricoltura. Qualche mese fa la denuncia dell’assessore del Comune di Empoli, Eleonora Caponi, sul caporalato nelle campagne della città scosse l’opinione pubblica. Francesco Baccanelli della Flai getta nuova carne sul fuoco. «L’agricoltura sul territorio dà lavoro a poco meno di 3mila addetti – dice – il fenomeno degli appalti, specie nel vitivinicolo, sta dilagando e porta con sé delle problematiche enormi. C’è un grande mercato nero, con il reclutamento di manodopera extracomunitaria sfruttata perche spesso non in regola. E poi si riducono le giornate lavorative. Siamo di fronte allo schiavismo».

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