Il Tirreno

Empoli

La moda non abita più a Spicchio

La chiusura di Allegri ultimo capitolo doloroso della “strada delle confezioni”

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VINCI. La “strada delle confezioni” non esiste più. In maniera progressiva e inesorabile via Limitese si è svuotata di quello che era stato per decenni il suo motore propulsore che aveva dato da lavorare a ogni famiglia della zona. Almeno per un componente in ciascun nucleo. E con la chiusura di Allegri si è aggiunto un’altra pagina dolorosa della storia economica di questa terra.

Da polo propulsore per la creazione di abbigliamento e squisita arte sartoriale, ora la zona tra l’Arno e le colline è un nucleo di piccolo artigianato multisettoriale: a cavallo tra il comune di Vinci e quello di Limite sull’Arno, si trova oggi in una condizione denaturata rispetto alla fioritura di imprese partita dagli anni Settanta. E proseguita senza arresti per circa 25 anni.

Nel territorio vinciano, così come in quello empolese, le confezioni e le ditte di pelletteria, riuscirono a registrare in breve un successo in grado di investire più soldi di quelli che erano a disposizione. Tanta e inesorabile era la Crescita, e nessuno, in quel momento, avrebbe pensato di interrogarsi sulla stessa parola con il De davanti. Si reclamava spazio continuamente per costruire o per ampliare.

Tra le prime storiche aziende di via Limitese , vicino al circolo Arci, la Fracor e la Idroc dei fratelli Corti che furono anche attivi nel mondo dello sport. La casa del popolo, poco lontano dagli stabilimenti, era sempre piena di lavoratori. «In quegli anni la produzione era buona e veramente di alta qualità - ricorda Graziella Giglioli di Spicchio, che lavorava proprio in confezione - i prodotti che venivano realizzati erano vere opere di sartoria visto che erano fatte interamente a mano e con estrema cura». Dall’apertura di queste prime attività produttive alla nascita dinamica di altre attività dello stesso settore, ci vollero pochi anni e in questo lasso di tempo via Limitese riuscì ad accumulare i fiori all’occhiello della produzione tessile, sartoriale e di pelletteria.

Fino agli anni Novanta le idee brillanti di attività innovative e moderne avevano trovato in quest’arteria, che porta al comune di Limite, il terreno più fertile per avviare una impresa e farla andare a gonfie vele nel mercato. Ma con l’avvento dei primi anni Duemila molti hanno dovuto chinare la testa alle ragioni della crisi. Anche quelli che avevano utilizzato ogni arma possibile per riuscire a restare in piedi. Tassello dopo tassello, l’iridato mosaico di via Limitese si è frantumato. E pochi sono rimasti ai loro “posti di combattimento”. Allegri è l’ultima ditta, nella lista, ad aver chiuso inesorabilmente i battenti, ma come questa ci sono state altre realtà di artigianato sartoriale che si sono dovute trasferire o che sono state sconfitte dalla crisi. La lunga lista nera tocca aziende come Lumas, la Pelletteria Innocenti, la Compagnia delle Pelli, la ditta Masi. Mentre Matilde ricami si è trasferita a Terrafino.

Delle storiche aziende del settore dell’abbigliamento che qui erano nate, restano adesso solo poche realtà produttive che sono riuscite a reggere le redini delle loro attività. Oggi questa strada si è convertita in un’entità diversa dove le ditte di abbigliamento sono in minoranza e dove la natura prettamente legata alla moda ha perso la sua essenza primordiale per caratterizzarsi in un nuovo polo, questa volta però multi settore.

«Molte attività del settore dell’abbigliamento se ne sono andate e alcune attività in questo ambito sono passate in mano ai cinesi - spiega Monica Orsi dell’azienda Rossi da Vinci - la produzione che viene effettuata in questa strada è cambiata e malgrado alcuni stabili siano sfitti, la zona si è ripopolata di produzioni diverse e variegate».

«La mia attività si trova qui da un anno ma prima c’era Matilde Ricami che si è trasferita al Terrafino - dice Stefano Alderighi, direttore di Gondano - la crisi si è portata via le piccole realtà artigianali che producevano abbigliamento con il proprio marchio mentre sono riuscite a resistere in piedi quelle che hanno sempre creato prodotti per i grandi marchi».

Chiara Capezzuoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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