Sicurezza
I sopravvissuti resistenti La Cna: «Bisogna aiutarli»
Il presidente Marco Landi: «Siamo ancora un distretto con migliaia di addetti Ora ci vuole collaborazione e maggiore elasticità per rimanere in piedi»
VINCI. Il distretto legato all’abbigliamento ancora esiste e, nonostante anni e anni di crisi, in via Limitese e in altre zone poco lontane c’è ancora chi sopravvive grazie a caparbietà e resilienza. A sacrifici, investimenti e spirito di adattamento. Ne è convinto il presidente della Cna Marco Landi che non ha dubbi nell’affermare che «ci vuole elasticità in questo mondo economico così veloce, anche nell’ambito dei rapporti di lavoro tra imprenditori e addetti del settore, perché i mercati sono cambiati e bisogna venirsi incontro». Discorsi difficili e poco digeribili per chi sta dall’altra parte (i lavoratori). Ma che, per Landi, sono inevitabili. Altrimenti si arriva al peggio, alla chiusura di un’azienda storica come Allegri.
Ecco è questo a cui non si deve arrivare perché con la chiusura dello stabilimento di via Limitese 106 si perde anche il patrimonio del lavoro che girava intorno ai celebri impermeabili.
«In questa zona - spiega il presidente Landi - che ha avuto la fortuna di poter sfruttare la vicinanza di Prato e Santa Croce ci sono ancora aziende che producono con marchio proprio come Biancalani, Orfatti e Florence. E ancora il gruppo Fontani. Altre realtà si sono spostate. E nonostante tutto nella nostra area ci sono ancora alcune migliaia di persone impiegate nell’abbigliamento». «Come distretto - continua il presidente - siamo uno dei più vivaci, che si è posizionato ai vertici per i numeri legati all’esportazione. Molte attività lavorano per l’estero e per grandi marchi. Anche imprese italiane vengono appositamente qui per realizzate le loro lavorazioni». In aziende cinesi? »Non solo, anche in tante imprese artigiane italiane», risponde sicuro il presidente. Perché in Italia «siamo ancora i più forti per i capispalla». Per promuovere e rafforzare questo patrimonio è stato riattivato anche un consorzio che raggruppa una decina di aziende che si muovono a livello internazionale.«Bisogna però lavorare insieme, collaborare - continua Landi - avere più dinamicità, versatilità perché il nostro è un lavoro stagionale. E ancora: biosogna riuscire a intercettare i bandi europei , avere il sostegno delle istituzioni».E conclude: «Qualcosa è rimasto, facciamo in modo che non venga cancellato perché i modi ci sono. Chiudere a Vinci e riassumere a Milano, come sta facendo Allegri, è come comprare un’azienda in Chianti e fare poi il vino in Pianura padana».
Lucia Aterini
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