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A 65 anni vive su una panchina a Empoli, Di Battista: "Queste sono le vere tragedie del Paese"

Adriano Gambini (foto Agenzia Sestini)
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Adriano Gambini (foto Agenzia Sestini)

Il deputato del Movimento 5 Stelle rilancia sulla propria pagina Facebook la storia raccontata dal Tirreno

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EMPOLI. "Mentre la casta pensa esclusivamente a salvarsi dai processi e dai cittadini informati (è immondo che diano urgenza alle leggi-bavaglio per impedire registrazioni o pubblicazione di intercettazioni e che – al contrario – evitino di votare il reddito di cittadinanza) in Italia molti cittadini, onesti e incensurati sono costretti a vivere così." Inizia così il post pubblicato sul proprio profilo Facebook da Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5 Stelle e vicepresidente della Commissione affari e comunitari rilanciando la storia raccontata dal Tirreno, ovvero quella di Adriano Gambini, costretto a vivere su una panchina in una piazza di Empoli con un pensione di 140 euro al mese.

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Storia che ha ricevuto centinaia di commenti anche sulla pagina nostra pagina Facebook, con alcuni lettori che si sono fatti avanti per aiutarlo e che hanno comunque espresso solidarietà nei suoi confronti. Moltissimi, poi, gli attacchi alle istituzioni, soprattutto verso il Comune di Empoli.

Il post di Di Battista prosegue così: "Sono parlamentare da due anni. Ho visto furti di ogni genere (soldi nostri regalati alle banche, alle lobbies del petrolio, agli amici finanziatori dei partiti, ai boss di mafia capitale). Ebbene non ho mai ascoltato un parlamentare, da FI a SEL, da NCD al PD parlare (a parte davanti alle telecamere) delle vere tragedie di questo paese. Per questo abbiamo una regola che mai verrà tradita, ovvero massimo due mandati in Parlamento. Perché se puoi restare tutta la vita nel “palazzo” inizierai a pensare sempre e solo a questo e non a chi vive su una panchina con 140 euro al mese".

Mentre la “casta” pensa esclusivamente a salvarsi dai processi e dai cittadini informati (è immondo che diano urgenza...

Posted by Alessandro Di Battista on Domenica 26 luglio 2015

Intanto il Comune di Empoli spiega la sua posizione in merito alla vicenda: "

Il signor  Adriano Gambini è persona conosciuta da tempo dall’ufficio casa e dai servizi sociali, prima del Comune di Empoli, ora dell’Unione. Secondo quanto ricostruito non ha mai presentato domanda di partecipazione ai bandi ERP e il suo nominativo non può quindi essere fra le centinaia di famiglie che si trovano in graduatoria dal 2012. La sua particolare situazione non può essere inquadrata neppure in un vero e proprio caso di ‘emergenza abitativa’, visto che, emigrato dall'Emilia Romagna e senza residenza e senza fissa dimora all’epoca, ha ottenuto la residenza presso la Casa Comunale di Empoli nel 2010: questa è una tipologia di residenza concessa ai ‘senza tetto’ per poter loro permettere la scelta del medico di medicina generale e la presa in carico da parte dei servizi sociali. Gambini, purtroppo, ha sempre rifiutato la sistemazione nella Casa Albergo Emmaus: dormitorio gestito dalla Misericordia di Empoli, finanziato dagli Undici Comuni dell'Unione Empolese Valdelsa, dedicata a persone adulte che non hanno un alloggio in cui dormire. Questa soluzione temporanea è stata suggerita dagli uffici comunali più volte a Gambini in questi ultimi anni. Il Comune di Empoli e l’Unione devono prendere atto che, nonostante l’invito a usufruire di questo servizio e a entrare in un percorso di sostegno, Gambini non si sia mai rivolto all'ufficio casa per presentare richiesta di emergenza abitativa o per essere ospitato all’Emmaus".

Poi l'amministrazione fa il quadro sull'emergenza abitativa: "E' uno dei temi costantemente all’ordine del giorno sul tavolo della giunta comunale di Empoli. La situazione a cui la nuova amministrazione comunale ha dovuto far fronte è di estrema urgenza ed è da subito diventata una priorità del programma di mandato.

La storia trattata da Il Tirreno nell’edizione di Empoli di domenica 26 luglio mette in evidenza una problematica che i singoli Comuni, i servizi sociali e l'ufficio casa dell'Unione vivono tutti i giorni con grande partecipazione. L’obiettivo è quello di ricercare costantemente soluzioni dignitose e percorsi di autonomia per le persone ed i nuclei familiari in difficoltà, ma le amministrazione si trovano nella impossibilità materiale di dare una “casa" a tutti.

I casi di emergenza abitativa cresce con l’aumento costante degli sfratti per morosità incolpevole: sono situazioni, dovute principalmente alla mancanza di lavoro, che il servizio Casa dell'Unione dei Comuni e i servizi sociali si trova a dover gestire essendo sommersi da richieste di aiuto".

E’ stata istituita a livello di Unione dei Comuni "una apposita commissione per l'emergenza abitativa che valuta tutte le domande presentate dai cittadini con l'obiettivo di dare risposte uniformi su tutto il territorio. Le possibili prestazioni consistono in contributi economici per la morosità o per attivare un nuovo contratto di affitto, oppure, nei casi più gravi, nella messa a disposizione di alloggi di emergenza in cohousing per un periodo massimo di 6 mesi, qualora non siano perseguibili altre strade.

E' bene ribadire che mai l'emergenza abitativa porta alla concessione di una casa popolare, alla quale si accede, come noto, solo e soltanto previa partecipazione ad un bando pubblico disciplinato da apposita normativa regionale nel rispetto dei principi di pubblicità e trasparenza.

Di fronte a richieste dirette di una casa popolare nessun amministratore pubblico ha il potere di assegnare un alloggio. L'assegnazione degli alloggi ERP, infatti, avviene nel rispetto dei principi di pubblicità e trasparenza in base all'apposita legge regionale, peraltro riformata lo scorso aprile con requisiti più rigidi ed equi rispetto alla normativa precedente.

L'azione congiunta dei servizi sociali e dell'ufficio casa dell'unione va nella direzione di costruire percorsi di autonomia e di fuoriuscita da logiche di assistenzialismo: i contributi per sanare parte della morosità o per attivare nuovi contratti di affitto vanno verso la direzione di rendere autonomi economicamente i richiedenti. Inoltre la sistemazione in alloggi di emergenza è sempre intesa come soluzione temporanea: un sostegno abitativo, in un momento di difficoltà, non una soluzione stabile. Fondamentale è il coordinamento del servizio sociale con il progetto WIN (welfare di iniziativa), dell'Associazione Vecchie e Nuove Povertà, finanziato con il fondo anticrisi dell’Unione che è preordinato ad inserimenti lavorativi e alla riconquista dell'autonomia.

«E' giusto che i cittadini empolesi impieghino parte delle loro risorse di comunità per coloro che

vivono un momento di difficoltà, ma è altrettanto giusto mettere in campo meccanismi per aiutare ad uscire da queste situazioni riuscendo poi a camminare sulle proprie gambe, senza tramandare di generazione in generazione logiche di assistenzialismo. Cercare la strada dell’autonomia è più complicato – dice l’assessore Lucia Mostardini – ma credo che le istituzioni abbiano il dovere morale di provare a perseguirla, per il bene della propria comunità. Con tante difficoltà ci stiamo provando grazie agli uffici e ai servizi ed al terzo settore dove lavorano persone straordinarie. Non posso che ringraziare gli operatori dell'Unione che si occupano tutti i giorni, con una dedizione encomiabile, di emergenza abitativa: dal personale che sta lo sportello, ai membri della commissione, agli assistenti sociali qualificati chi si occupano della valutazione dei singoli casi».

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di Redazione web