Sicurezza
Il mare restituisce il corpo di Yacouba
La corrente ha riportato a riva il corpo del giovane empolese Lo hanno visto alcuni turisti che hanno avvertito il bagnino
VIAREGGIO. L’attesa è finita intorno alle 9, mentre il terzo giorno di ricerche era appena iniziato. La speranza, invece, si era già congedata molto prima dai volti dei familiari e dei soccorritori. Che pure continuavano a lavorare senza sosta.
Ieri mattina, dopo due giorni passati a scrutare la costa, il mare ha restituito il corpo di Yacouba Bamba, 21 anni, scomparso mercoledì pomeriggio dopo un tuffo dal pedalò. Ad avvistarlo, all’altezza del Beach stadium in Darsena, alcuni bagnanti. «Pensavamo fosse un tronco», diranno poi alla Capitaneria. Hanno avvertito il bagnino dello stabilimento Altromare, il primo sulla Marina di Levante dopo il porto: insieme hanno portato il corpo del ragazzo a riva. Poi la chiamata alla Capitaneria, che coordinava la missione di recupero: «Venite, forse abbiamo trovato quel ragazzo». Yacouba, giovane calciatore del Vinci e tifosissimo degli Elefanti (la nazionale del suo Paese d’origine, la Costa d’Avorio), con famiglia trapiantata a Empoli, era venuto a Viareggio per divertirsi. Insieme agli amici, dopo aver passato la mattinata sulla spiaggia libera della Lecciona, aveva noleggiato un pedalò al bagno Aretusa. Si erano allontanati dalla costa, pedalando in direzione Torre del Lago. Una volta arrivati al confine tra i bagni Vittorio Veneto e Giorgia, hanno cominciato a tuffarsi. È lì, alle 15 circa, che è avvenuta la tragedia. Yacouba si è gettato dallo scivolo del pedalò, senza più riemergere. Probabilmente - vedi box a fianco - ha avuto un malore: poco prima di tuffarsi aveva bevuto a stomaco vuoto una bibita ghiacciata. Inoltre il giovane non era un nuotatore esperto: i genitori hanno spiegato ai soccorritori che quella era la terza volta al massimo nella sua vita che vedeva il mare. I quattro ragazzi che erano con Yacouba hanno pensato a uno scherzo. Fatto sta che quei due minuti passati tra il suo tuffo e la consapevolezza che qualcosa non andava sono stati decisivi. Il pedalò, nel frattempo, era stato trascinato dalla corrente verso Torre del Lago: i ragazzi hanno cominciato a muoversi intorno, a scrutare l’acqua per vedere qualcosa. Magari il loro amico che riemergeva, e che spruzzava l’acqua contro di loro. Ma non è successo. Così hanno iniziato a chiamare verso la riva, urlando e sbracciandosi. Li hanno visti, e sono scattati i soccorsi. Da quel momento sul mare della Darsena - e il giorno successivo anche in Passeggiata - è iniziata una maxi-operazione di soccorso. Che ha impiegato mezzi della Capitaneria di porto e dei vigili del fuoco, con la collaborazione delle altre forze dell’ordine, del 118, dei bagnini degli stabilimenti balneari. Ma anche di pescatori e di cittadini. I soccorritori, col passare delle ore, sapevano che le possibilità di ritrovare vivo Yacouba erano ridotte. Ma hanno fatto l’impossibile, anche per dare un corpo da piangere alla famiglia. Hanno immaginato che il ragazzo venisse trascinato dalla corrente verso nord, e che dopo due o tre giorni potesse riemergere dalle parti di piazza Mazzini. Ma prima che arrivasse lì il mare ha riconsegnato Yacouba al dolore dei suoi familiari e amici.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
