La manifestazione
«Prego per il mio Yacouba»
La mamma tra dolore e speranza: «Forse Dio l’ha voluto con sè»
EMPOLI. Stringe tra le mani un rosario musulmano. Cerca un conforto impossibile nell’abbraccio dei parenti. E in fondo al cuore di mamma c’è ancora una speranza, che con il passare delle ore somiglia sempre di più a un miracolo: riabbracciare il suo Yacouba, inghiottito dal mare mercoledì pomeriggio. Forse - è questa l’ipotesi più probabile - per una congestione.
Il ventunenne di Empoli era al mare con un gruppo di amici di San Miniato, alla spiaggia libera della Lecciona, a Viareggio. Insieme ai quali noleggia un pedalò. Si allontanano di circa duecento metri dalla costa, al confine tra i bagni Vittorio Veneto e Giorgia. Bevono delle bibite ghiacciate. Poi Bamba si tuffa dallo scivolo. E non riemerge. Passano pochi secondi e i sorrisi vengono spazzati via dal panico. Dal terrore. Poi inizia a farsi largo il dolore, che prende il sopravvento sulla speranza, fino a ridurla al lumicino. Perché nonostante la task-force messa in campo per le ricerche, e proseguita anche nella giornata di ieri, di Yacouba non c’è nessuna traccia.
Una famiglia è distrutta, due comunità sono sconvolte. Perché il ventunenne, originario della Costa d’Avorio, è un ragazzo conosciuto e benvoluto. A Sant’Andrea, dove vive con la famiglia in una casa popolare, a pochi passi dal circolo; ma anche a Vinci, dove gioca a calcio nella squadra Juniores (dopo aver militato anche nel Santa Maria a Empoli), insieme al fratello Megoro, di un anno più giovane. Loro, come la sorella, sono ben integrati nella comunità, sono arrivati in Italia dieci anni fa insieme ai genitori, hanno tante amicizie, sono empolesi a tutti gli effetti.
Yacuoba ha frequentato la 4ªA all’Istituto tecnico industriale Ferraris-Brunelleschi di Empoli. Ha una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio. Ama la musica. Trascorre il suo tempo in famiglia e nella frazione empolese, qualche volta fa un giro in centro con gli amici.
Con i quali, mercoledì scorso, ha deciso di trascorrere una giornata al mare: «Era la prima volta che andava da solo - racconta sconvolta la mamma -. Quando erano più piccoli, li portavamo io e mio marito. Per farli divertire. Poi negli ultimi anni non era più andato».
L’immagine e la voce di Yacouba, insieme ai flash di vita quotidiana, martellano continuamente la sua mente e le spezzano il cuore. Suo marito, operaio in un’azienda conciaria, e i figli sono a Viareggio, per seguire le ricerche da vicino. Lei è rimasta a casa, dove riceve la visita di parenti e amici. Guarda il cellulare, con la consapevolezza che una telefonata potrebbe uccidere la speranza.
Si lascia andare allo sconforto: «Dio l’ha chiamato». Scoppia a piangere, si copre il volto con le mani, dentro al suo velo giallo. Poi prova a reagire, cerca di farsi coraggio: «Dobbiamo pregare e sperare», mentre continua a stringere il suo rosario.
Intanto gli amici, i compagni di scuola e di squadra, sono sotto choc. Così come la società del Vinci calcio, sconvolta dalla notizia: «È un ragazzo splendido - racconta Simone Coccia, che l’ha allenato per quasi tre anni - così come suo fratello. Sono pienamente integrati, educati e rispettosi. Mi è capitato più volte di riportarli a casa dopo un allenamento o una partita e conosco bene tutta la famiglia. Sia lui che il fratello Megoro hanno giocato per anni nelle giovanili del Santa Maria a Empoli, poi si sono trasferiti da noi».
«Non hanno mai avuto un comportamento sbagliato, non hanno mai creato un problema di nessun tipo. I genitori sono molto presenti, vengono spesso al campo: hanno dei figli d’oro. Questa notizia - conclude amaramente il mister - mi sconvolge».
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