Il Tirreno

Empoli

Un doppio lavoro per il dirigente pubblico

Un doppio lavoro per il dirigente pubblico

A inchiodare Claudio Castellacci anche un progetto per un parcheggio a Empoli

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EMPOLI. «Ascolta: come vicepresidente ti dico che abbiamo fatto la lettera al Comune di Empoli per il parcheggio a due piani, qua in centro…L'hanno depositata al Protocollo stamattina chiedendo che venga inserita nella programmazione pluriennale»: è il 15 settembre 2007 quando Claudio Castellacci, all'epoca dirigente del Comune di Camaiore, ma originario di Bondeno, parla così al telefono con un interlocutore rappresentante di quel Consorzio Stabile di Milano che il 4 settembre dell'anno prima gli aveva offerto un'assunzione, accettata da Castellacci, a partire dal primo febbraio 2007 per 150.000 euro l'anno. Oggi che - dopo la condanna del marzo scorso a due anni, per corruzione (pena sospesa) - sono note le motivazioni, Castellacci (al momento sospeso dall'incarico) rischia il posto nell'Ente pubblico. Non solo perché lavorava da privato per l'impresa che si aggiudicò la gara relativa alla realizzazione di un recupero importante a Lido di Camaiore (area ex Benelli-Bussoladomani, oggetto delle indagini prima e della sentenza poi), ma anche perché da dipendente pubblico svolgeva un doppio lavoro che sarebbe stato vietato anche senza vicenda giudiziaria.

Tra le evidenze che la Procura di Lucca ha portato in aula per sostenere l'accusa la vicenda di Empoli è determinante per gli inquirenti prima e per i giudici poi, nel dimostrare come Castellacci si presentava quando si trattava delle altre opere pubbliche che passavano dalle sue mani per conto dell'azienda milanese. Nel caso del parcheggio in centro - è ancora l'intercettazione del settembre 2007 - si parla di "nove milioni e mezzo, circa", secondo la cifra che Castellacci indica al proprio interlocutore. Il giorno prima, conversando con un giornalista empolese, l'ingegnere si presenta come "direttore generale di un Consorzio di imprese di Milano": «Le dirò che al più tardi lunedì mattina - così la telefonata - presenteremo un breve dossier al sindaco in cui illustriamo questa nostra iniziativa in finanza di progetto, naturalmente…».

Hanno sede nell'empolese, inoltre, le banche sulle quali Castellacci ed il figlio Francesco (assolto nello stesso procedimento che ha visto invece condannato il padre) movimentavano i proventi delle loro attività. Il dirigente pubblico aveva creato la società "St Engineering Srl", con sede ad Empoli, che - scrivono i giudici del Tribunale di Lucca - "formalmente faceva capo al figlio ma che in realtà era amministrata di fatto all'ingegnere Castellacci". La riscossione degli indebiti profitti, così le motivazioni della sentenza, "è avvenuta sotto forma di corresponsione di percentuali sugli incarichi assegnati - formalmente dal Comune (di Camaiore, ndr), in realtà direttamente da Castellacci - ai professionisti beneficiati. Ovvero, sotto forma di percentuali sui compensi liquidati dai committenti i progetti ai professionisti che a loro volta li riversavano a Castellacci tramite St Engineering. Ovvero anche sottoforma di incarichi di consulenze o collaborazioni professionali conferite dagli esecutori delle opere pubbliche direttamente dalla St Enginnering, ovviamente su indicazione e richiesta di Claudio Castellacci".

La società, infine - è la conclusione cui arrivano i giudici - "sarebbe servita da schermo societario, da paravento, per ottenere - senza apparire - gli incarichi di progettazione che lo stesso Claudio Castellacci avrebbe affidato prima da Pietrasanta e poi da Camaiore".

Donatella Francesconi

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