Il Tirreno

Empoli

Calcio, armi e fiumi di droga: 19 arresti

di Massimo Mugnaini
Calcio, armi e fiumi di droga: 19 arresti

Sgominata banda di trafficanti grazie alle indagini sull’omicidio di Fucecchio, in manette pure un giocatore albanese di serie A

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FUCECCHIO. Raccontano gli investigatori che c'era un testimone oculare per l'omicidio di Klaudio Rukaj, 31 anni, albanese, freddato a colpi di pistola in viale Colombo a Fucecchio il 15 luglio 2012 e poi “scaricato” davanti all'ospedale San Pietro Igneo. I carabinieri, che sin dall'inizio dell'indagine ipotizzavano un regolamento di conti tra bande rivali per il controllo di un giro di prostituzione, erano riusciti a identificarlo e volevano sentirlo. Ma l'uomo, Uka Mentor, 32 anni, anch’egli albanese, non era più rintracciabile: dopo il delitto, aveva fatto i bagagli in tutta fretta e se n'era tornato in patria. Soltanto un anno dopo, maggio 2013, avrebbe fatto rientro in Italia, stabilendosi nel Pisano. I militari dell'Arma, che non l'avevano dimenticato, gli misero sotto controllo il telefono. Ed è così, spiegano gli stessi investigatori, che un'indagine per omicidio si è trasformata in una maxi inchiesta su un'attivissima associazione a delinquere italo-albanese capace di movimentare sulle piazze di spaccio dell'Empolese, del Pisano, della Versilia e di Montecatini oltre 15 chili di cocaina l'anno. L’inchiesta ha infatti permesso di scoprire come a capo della banda di trafficanti disarticolata ieri, dai carabinieri del nucleo investigativo di Firenze, ci fosse proprio lui, il testimone dell'omicidio: Uka Mentor.

“Operazione ricarica”. Così l'hanno denominata i militari, perché è proprio così che al telefono fornitori e spacciatori chiamavano la polvere bianca: “ricarica”. Le forze dell'ordine invece erano “i neri”, i clienti “le pecore”, gli spacciatori al dettaglio “i servi”. Il blitz, eseguito in collaborazione con i militari dei comandi provinciali di Lucca, Perugia, Pisa e Pistoia e con il coinvolgimento di forze di polizia di Albania e Germania, si è concluso con l'esecuzione di 19 misure di custodia cautelare: 12 in carcere e 7 agli arresti domiciliari. Di questi, 15 sono cittadini albanesi e 4 italiani. Associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di droga i reati contestati a vario titolo ai destinatari delle misure cautelari firmate dal gip Erminia Bagnoli su richiesta del pm Tommaso Coletta.

Calcio e droga. Tra i 19 arrestati c'è anche un calciatore della Seria A albanese, Guido Tepshi, ventiquattro anni, di Durazzo, attaccante del Ks Kastrioti Kruje. Tapshi, secondo l'accusa, proverrebbe da una famiglia di imprenditori dei trasporti e del settore immobiliare che, dietro la facciata di attività lecite, celerebbero forti interessi in un business ancor più remunerativo: quello della coca che via Albania arrivava in Toscana, dall'Olanda, nei doppifondi ricavati nelle auto.

Le intercettazioni. Un business come gli altri, spiega al telefono un “vecchio” pusher della banda a un giovane compare: «Il traffico di droga – dice - non lo abbiamo inventato noi... c'è sempre stato e ci sarà anche per le prossime generazioni. Qualcuno lo deve fare e noi non ci rinunciamo». Lo stesso spacciatore pensa addirittura a quando si ritirerà dall'attività: «Io continuerò questo lavoro per due tre anni, poi i miei figli, appena avranno l'età... l'importante è che uno lavori con cautela.. tutto il mondo lo fa questo lavoro, questa è un'industria a sé, fratello. Come il gioco del lotto e tutto il resto, anche questo è lavoro...». C'è tempo anche per un rimpianto: «Ah... mi è passata la vita... io mi sono sacrificato tanto nei miei affari leciti... alla fine per quei soldi dove sono arrivato? Se invece mi fossi occupato solo di questo... allora sì che avrei fatto tanto per me stesso... avrei avuto molti più soldi, capisci?”. Anche il figlio del boss - 24 anni, laureato in giurisprudenza - intercettato dai carabinieri, pensa al futuro: i militari annotano: «La sua intenzione è quella di entrare in polizia e, successivamente, di fare un concorso per diventare magistrato».

Doppio... gioco. La banda – ricostruiscono gli inquirenti – era estremamente accorta: tutti avevano un lavoretto che giustificasse il permesso di soggiorno e tutti conducevano una vita modesta tra Fucecchio e il Pisano. In compenso, parlavano spesso in codice e inviavano anche trecentomila euro per volta in Albania. Denaro da reinvestire, ad esempio, rilevando night club. I vertici sapevano anche diventare spietati, quando si trattava di far onorare debiti per partite di droga. Tanto che la madre di uno spacciatore in debito col suo fornitore, avverte così il figlio al telefono: «Stai attento, perché quelli ti tagliano la testa».

Il tesoretto. «Le indagini hanno evidenziato una pericolosità e una notevole potenza di questa organizzazione - ha detto il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Firenze Giuseppe Creazzo - e anche una perdurante operatività: solo stamani (ieri, ndc) nelle perquisizioni abbiamo trovato tre chili di cocaina, due fucili a canne mozze e trentamila euro in contanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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