Il Tirreno

Empoli

In coma durante il parto per uno choc anafilattico

In coma durante il parto per uno choc anafilattico

Empoli: una rara allergia causata, probabilmente, dalla somministrazione di ferro. La procedura seguita dai medici salva la donna rimasta 2 giorni in rianimazione

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EMPOLI. È finita in coma mentre stava per partorire, a causa di uno choc anafilattico, provocato - con molta probabilità - da una allergia. Per due giorni è rimasta ricoverata in terapia intensiva, a lottare con la morte, dopo aver dato alla luce il suo piccolo bambino.

È accaduto all'ospedale San Giuseppe di viale Boccaccio, pochi giorni fa, nell’ultimo fine settimana. Un evento raro, spiegano i medici. Ma che si è verificato. La donna, una signora empolese intorno ai trent'anni, era arrivata nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di viale Boccaccio in procinto di partorire.

Secondo quanto era stato programmato dal suo medico e dal personale ospedaliero del San Giuseppe, il parto era predisposto con l'utilizzo dell'epidurale, una modalità che prevede una anestesia locale in modo da affrontare l’evento evitando il dolore. Ma, durante la preparazione, secondo una prima ricostruzione dei fatti, la donna ha avuto la necessità di un apporto di ferro. Probabilmente per una naturale carenza, anche antecedente all’evento.

E quel minerale le è stato somministrato, attraverso una puntura in endovena. Questo potrebbe aver scatenato l'allergia, improvvisa, che si è trasformata in choc anafilattico. La donna è rimasta in sala rianimazione, sotto la stretta sorveglianza dei medici. In estrema sicurezza e senza mai correre pericoli, sottolineano dall'azienda sanitaria.

All'inizio della settimana, infatti, la prognosi dei medici è stata sciolta: così la donna ha potuto abbracciare il sua piccolo neonato. «È da escludere che lo choc anafilattico sia da attribuire alla somministrazione del liquido anestetico del metodo epidurale - spiega il direttore sanitario dell'Asl 11 Renato Colombai - piuttosto è da ricondurre al ferro che le è stato somministrato».

Ferro che, spiegano ancora dall'azienda sanitaria empolese, è stato somministrato alla donna per via endovenosa. «C'è un protocollo che prevede la somministrazione di ferro nel caso di necessità con degli accorgimenti che non si possono eludere. Questo perché anche se sono rari, episodi come quello occorso alla signora empolese possono succedere. La reazione al ferro ha una sua imprevedibilità, di cui la medicina deve tenere conto. Ed è per questo che il protocollo da seguire richiede che la somministrazione del ferro debba avvenire esclusivamente in ambiente ospedaliero. E in una struttura che abbia il reparto di rianimazione». E nell’episodio affrontato dal reparto del San Giuseppe lo scorso fine settimana, la procedura è stata rispettata. (e.ch.)

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