Il Tirreno

Empoli

Traffico dei braccianti fantasma nelle vigne per tre euro all’ora

di Alessandro Marmugi
Traffico dei braccianti fantasma nelle vigne per tre euro all’ora

Denunce dell’assessore Caponi, del sindacato Cgil e della Confederazione italiana agricoltori Vengono portati all’alba nei campi con furgoni e ripresi dopo dieci-dodici ore di lavoro senza cibo

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EMPOLI. Lavoro pagato in nero, nessun rispetto delle norme di sicurezza, lavoratori “fantasma” reclutati nei paesi dell’Est senza alcun tipo di contratto che faticano a giornate nei campi per poi sparire nel nulla. Questa è la scioccante fotografia del mondo dell’agricoltura nell’Empolese Valdelsa dove molti dei braccianti impiegati nel settore (più di 1.100 nella nostra zona) sono costretti a lavorare in condizioni che non è eccessivo definire estreme e con tutele ridotte al minimo. Il tema è venuto fuori grazie ad un post su Facebook dell’assessore alla cultura del Comune di Empoli Eleonora Caponi che ha denunciato attraverso il social network: «Abito in campagna circondata da vigneti – ha scritto l’assessore - i furgoni arrivano alle 5 di mattina chiusi come carri piombati e scaricano 30 o 50 ragazzi e uomini nei campi senza acqua né cibo. Vengono a bere alla cannella del nostro giardino e si riposano mezz'ora all'ombra degli olivi. Risalgono alle sei la sera sul furgone senza targa o quasi e spariscono... Chi lo sa? Chi li vede come me? Chi denuncia? Dove ritornano?». Domande alle quali bisognerebbe dare una risposta perché in tutto il circondario, nelle campagne dell’Empolese tra Vinci e Cerreto, ma anche nella zona di Montespertoli di situazioni come queste ce ne sono a decine denunciate da lavoratori che più di una volta si sono rivolti ai sindacati.

Esiste infatti un vero e proprio traffico di braccianti, braccianti fantasma che lavorano i nostri campi e se ne vanno nel giro di poche ore come se da qua non fossero mai passati. Arrivano dai paesi dell’Est in particolare da Macedonia e Bulgaria ma sono numerosi anche i ragazzi africani che vengono ricercati appositamente in zone dell’Africa dove c’è la guerra. Vengono attratti con la possibilità di scappare per un po’ dall’inferno in cui vivono nel loro paese per finire poi schiavizzati. Arrivano con dei furgoni alle prime ore del mattino, lavorano i campi senza avere a disposizione né acqua né cibo e poi una volta terminato il lavoro vengono riaccompagnati verso il loro paese oppure verso un altro campo da coltivare. Sono impiegati per lo più per la potatura di viti e olivi, ma anche per la stessa vendemmia. «Si tratta di un fenomeno in continua espansione – spiega Giuseppe Ferrara della Confederazione Italiana Agricoltori dell’Empolese – un anno e mezzo fa ho fatto anche denuncia all’assessore regionale all’agricoltura, ma non è arrivato niente di più di un interessamento. Ci troviamo nei campi vere e proprie squadre con delle persone che gestiscono nel vero senso della parola questi poveri lavoratori. Ne hanno un centinaio a testa e li propongono alle aziende che purtroppo in tempi di crisi cadono in tentazione».

Lo sfruttamento dei braccianti è favorito dagli appalti che godono di una regolamentazione molto soft. Le aziende agricole infatti possono appaltare i lavori anche ad un semplice possessore di partita Iva che propone di svolgere i lavori a cifre davvero irrisorie e può farlo nella stragrande maggioranza dei casi perché i braccianti sono sottopagati e sfruttati. «Purtroppo si tratta di fenomeni molto diffusi nell’Empolese Valdelsa -dice Francesco Baccanelli della Flai Cgil – i lavoratori sono sfruttati e non lavorano in condizioni di sicurezza. Per questo si riescono a fare prezzi bassissimi come ad esempio 350 euro per la potatura delle viti. Le aziende sono allettate da cifre così basse e finiscono per accettare ma poi oltretutto il lavoro che ricevono è di bassa qualità. Come eliminare il problema? Serve un giro di vite sugli appalti, i controlli in questi casi sono difficili, visto il tipo di lavoro che viene fatto è difficile muoversi per i campi per identificare i lavoratori». Ma non solo lavoratori che arrivano da fuori. Il primo enorme problema per gli avventizi, i cosiddetti lavoratori a chiamata, che rappresentano il 90% di quelli impiegati in agricoltura, è il lavoro grigio. Delle giornate di lavoro effettivamente svolte i datori ne pagano soltanto la metà o anche meno in modo regolare.

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