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Accerchiato e insultato al Palio

Accerchiato e insultato al Palio

Il presidente costretto ad abbandonare la piazza per le contestazioni dei rioni

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CASTELFIORENTINO. Quando il gioco si trasforma in ben altro, può succedere di tutto. Lo sanno bene a Castelfiorentino, dove si sono registrati attimi di violenza subito dopo la fine del Palio. Mentre Praticelli stava ancora festeggiando, il comitato della manifestazione è stato pesantemente attaccato da alcuni contradaioli infuriati, convinti di alcune irregolarità nei punteggi, che avrebbero provocato una diversa classifica finale e permesso a Praticelli di vincere. Tommaso Ciulli, presidente del Palio, è stato accerchiato e insultato tanto da essere costretto ad abbandonare il palco. Al gruppo Facebook “Palio delle Contrade di Castelfiorentino” Ciulli affida il suo pensiero. Dopo un elenco di tutti gli insulti ricevuti, ribadisce di ricoprire quel ruolo solo per amore di Castelfiorentino. «Sono una persona, che per il Palio e per Castelfiorentino più in generale ha dato il cuore con gli errori che ogni essere umano può fare. Sbagliare vuol dire crescere». Ciulli afferma che, data la gravità di quanto accaduto, potrebbe ripensare al suo mandato da presidente: «Nei prossimi giorni deciderò quali sono le soluzioni giuste per la mia persona». Il motivo di tanta polemica è da ricercarsi in un eccesso di zelo da parte dei giudici e del comitato organizzatore. Dal momento che si sono verificati episodi di condotta antisportiva da parte dei contradaioli e del capitano di Dogana nella palla avvelenata, come da regolamento è stata applicata la penalità che ha portato la contrada a non prendere punti in quel gioco. Al momento di eleggere il vincitore, Ciulli ha letto solo la classifica finale, mentre non è stata resa nota quella della sfilata, per non creare polemiche nel conteggio dei punti: senza penalità, il Cencio sarebbe stato per la terza volta di Dogana; ma poiché i contradaioli non sapevano di tale decisione, si è voluto evitare di dare informazioni per evitare malumori. «Probabilmente abbiamo sbagliato, e chiediamo scusa – spiega Diletta Rigoli, vice presidente del Ca’Stellare – perché abbiamo ottenuto l’esito opposto: Dogana in primis, ma anche Ferruzzino hanno creduto che il loro carro fosse stato penalizzato, ma non è così. Dispiace di aver commesso un errore che ha pregiudicato la festa». Non ha voluto rilasciare dichiarazioni Alessandro Sanità, presidente di Dogana.

Tommaso Rigoli

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