La protesta
Montellori festeggia i 120 anni di attività
FUCECCHIO. «Il mio modo di fare il vino è quello di una levatrice: che nasca bene, come bene deve nascere il bambino. Non vado contro alle altitudini, cerco di assecondare il territorio», racconta il...
FUCECCHIO. «Il mio modo di fare il vino è quello di una levatrice: che nasca bene, come bene deve nascere il bambino. Non vado contro alle altitudini, cerco di assecondare il territorio», racconta il dottor Alessandro Nieri, titolare della Fattoria Montellori. E così è arrivato alle favolose bollicine Pas Dosé Blanc de Blancs 2010, consacrate dalla Guida Vini dell’Espresso 2015 nell’Olimpo dell’eccellenza tra le 10 più buone d’Italia e le migliori della Toscana. «E’ l’uva di una vigna sul Montalbano a 500 metri di altitudine, che cresce a mezza pergola trentina affinché maturi all’ombra, di fronte all’Appennino. Era un sogno di mio padre Bepi alla fine degli anni ’70, grande appassionato di champagne. Si mise alla ricerca di un territorio, e lo trovò. O veniva nulla, o un capolavoro. A distanza di anni posso dire che la scommessa l’ha vinta». Ma gli appagamenti erano iniziati prima. «In un giorno d’estate di 120 anni fa, la fattoria Montellori iniziò a produrre vino. Fu il mio bisnonno Giuseppe Nieri che nel 1895 comprò questa azienda con 7 poderi da un certo Banti, fucecchiese, primo passo per la costituzione di Montellori. Esisteva già la fattoria, con la cantina, e produceva vino. Cioè sono 120 anni che il vino è nella nostra famiglia di viticoltori». Un secolo e più fanno una lunga storia. »Infatti il podere di Montellori risale addirittura al 1293, come si legge nel testamento di un certo Da Vito, che era segretario del Castrum, il castello sulla collina di Montellori, il quale lascia beni che comprendono anche vigne. Dunque il vino fucecchiese non è un’improvvisazione. Il mio bisnonno tenne l’azienda fino agli anni ’30 del secolo scorso, dopodichè la gestione è passata a mio nonno Mario, poi nel dopoguerra a mio padre Bepi. Io sono subentrato quando nel 1998 è mancato. E se oggi sono qui a condurre l’azienda è perché le prime volte mi mandò in giro con alcuni rappresentanti. Arrivammo da un cliente che appena guardò la bottiglia sbottò: “O come fa a esserci il vino buono a Fucecchio”. Anziché scoraggiarmi, è stata la molla che mi ha spinto ad andare avanti». Ora Montellori ha 8 vini: il già citato Pas dosè, il Mandorlo che è l’altro bianco, il Chianti, il Chianti superiore, il Moro, il Dicatum, il Salamartano e il Vin santo. Rappresentano la realtà di Montellori che ha 52 ettari di vigneto in produzione, anche a Cerreto, sul Montalbano, a San Miniato, e dunque vendemmia uve con caratteristiche diverse. Il segreto? «Elementare – conclude Nieri -: fare un gran lavoro manuale nella vigna in cui la vite è curata ed esprime il massimo perché matura bene, invece in cantina deve essere minimale perché la materia prima eccezionale si può soltanto sciupare». Luciano Gianfranceschi
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