Il Tirreno

Empoli

Unione chimera empolese

di Marco Pagli
Unione chimera empolese

Non funziona e i sindaci continuano a pensare ai loro “orticelli”

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EMPOLI. L’unione, nell’immaginario collettivo, dovrebbe essere quella che fa la forza. Ma ogni regola ha le sue eccezioni e quella dei Comuni, di Unione, non può che essere una di queste. La forza, dicevamo, che lascia il posto alla debolezza, anzi alle debolezze. Tante sono quelle che, scorrendo l’album dei ricordi di un ente nato appena due anni e mezzo fa, sono emerse in un continuum che lega il recente passato al presente.

Questo trait d’union lo racconta bene la vicenda del giudice di pace. Un decreto del 2012 disponeva la soppressione di centinaia di sedi periferiche, tra cui quelle di Empoli e Castelfiorentino. Ma lasciava la porta aperta a chi avesse deciso di accollarsi l’onere di provvedere al personale e alle spese.

I Comuni del circondario protestarono subito dopo, ma non presentarono alcuna richiesta formale per riavere almeno un presidio sul territorio. Troppo costoso e così gli uffici chiusero ad aprile dello scorso anno. Ma dopo alcuni mesi l’Unione dei Comuni, grazie alla proroga dei termini per la presentazione delle domande al 30 luglio di quest’anno, torna sui suoi passi e decide che il giudice di pace è troppo importante per un territorio di 170mila abitanti.

Ci sarebbe già l’idea per la sede, ovvero l’ex tribunale di Empoli in via Sanzio. Trovare il modo di assumere tre o quattro dipendenti necessari a tenere aperto l’ufficio, per gli undici comuni riuniti, dovrebbe essere solo una formalità. E invece no. Così a poco più di un mese dalla scadenza ancora non si sa se quella domanda verrà presentata. «Ci stiamo lavorando – afferma Alessandro Giunti, sindaco di Capraia e Limite, che si sta occupando della faccenda – ma sinceramente non so se riusciremo ad arrivare alla scadenza con la richiesta pronta.

Il problema è legato al fatto che l’Unione non può assumere e sono i Comuni a dover cedere una quota della propria capacità assuntiva per ingaggiare il personale necessario». A dispetto di chi afferma che la volontà politica delle amministrazioni di tenere in piedi e rafforzare l’Unione ci sia, l’immagine che affiora è quella di undici territori che controllano bene i recinti del proprio orto prima di mettere in comune una parte della propria “sovranità”.

L’Unione, come accennato, nacque due anni e mezzo fa. Fu una sorta di corsa contro il tempo lanciata a settembre 2012 per arrivare ad inaugurare il nuovo ente il 1° gennaio del 2013. Sul piatto ballavano 250mila euro di finanziamento della Regione che, se la fusione non fosse arrivata, si sarebbero persi. In meno di tre mesi si buttò giù lo statuto che prevedeva l’accorpamento di tre funzioni: polizia municipale, sociale e protezione civile. Dovevano essere solo le prime, ma finora sono rimaste le uniche.

Con buona pace di chi, come il sindaco di Montespertoli Giulio Mangani, appena sei mesi fa aveva sbattuto il pugno sul tavolo (in una riunione del partito democratico) annunciando di rimettere le deleghe se non si fosse arrivati in tempi brevi all’accorpamento dei servizi personale e informatica. Anche se, come lui stesso annuncia, «dopo sei mesi di difficoltà dovremmo essere ad una svolta per la nomina del ragioniere, oltre ad un bando che riguarda il personale».

Ma le incognite non riguardano solo ciò che ancora si deve realizzare, ma anche e soprattutto quello che già si è fatto e cioè quelle funzioni associate che dovrebbero, grazie ai trenta mesi di rodaggio, camminare sulle proprie gambe. Problemi, debolezze, deficit di organizzazione che poi, in ultima istanza, si ripercuotono sui cittadini.

Solo per scorrere alcuni titoli (il dettaglio nell’articolo sotto), la situazione delle scuole superiori tra aule mancanti e disagi, la questione dei profughi in arrivo su cui non c’è accordo tra i sindaci per trovare sistemazioni adeguate, i vari disguidi burocratici come quello che causò il ritardo dei pagamenti per i dipendenti della cooperativa Colori appena due mesi fa. Per non parlare della polizia municipale: le rivendicazioni dei lavoratori ancora non hanno trovato risposta. Per arrivare ad un’ultima questione, non certo secondaria: la sede di piazza della Vittoria.

Ogni anno costa in affitto 145mila euro e la Città metropolitana ha già detto che pagherà fino alla fine di quest’anno. La sede dell’ex tribunale di Empoli sarebbe la soluzione più indicata. Ma la discussione su questo, a che punto è?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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