La protesta
L'Unione dell'Empolese Valdelsa è un flop, disagi nei servizi
L'ente è servito solo per prendere 250mila euro di finanziamenti. E ha mostrato inefficienze per scuole, profughi e vigili urbani. Preoccupato il sindacato: "Più burocrazia e disagi per i servizi. E la Città metropolitana rimane ancora entità indefinita"
EMPOLI. L’unione, nell’immaginario collettivo, dovrebbe essere quella che fa la forza. Ma ogni regola ha le sue eccezioni e quella dei Comuni, di Unione, non può che essere una di queste. La forza, dicevamo, che lascia il posto alla debolezza, anzi alle debolezze. Tante sono quelle che, scorrendo l’album dei ricordi di un ente nato appena due anni e mezzo fa, sono emerse in un continuum che lega il recente passato al presente. Questo trait d’union lo racconta bene la vicenda del giudice di pace. Un decreto del 2012 disponeva la soppressione di centinaia di sedi periferiche, tra cui quelle di Empoli e Castelfiorentino. Ma lasciava la porta aperta a chi avesse deciso di accollarsi l’onere di provvedere al personale e alle spese. I Comuni del circondario protestarono, ma non presentarono alcuna richiesta formale per riavere almeno un presidio sul territorio. Troppo costoso e così gli uffici chiusero ad aprile dello scorso anno.
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Ma dopo alcuni mesi l’Unione dei Comuni, grazie alla proroga dei termini per la presentazione delle domande al 30 luglio di quest’anno, torna sui suoi passi e decide che il giudice di pace è troppo importante per un territorio di 170mila abitanti. Ci sarebbe già l’idea per la sede, ovvero l’ex tribunale di Empoli in via Sanzio. Trovare il modo di assumere tre o quattro dipendenti necessari a tenere aperto l’ufficio, per gli undici comuni riuniti, dovrebbe essere solo una formalità. E invece no. Così a poco più di un mese dalla scadenza ancora non si sa se quella domanda verrà presentata. «Ci stiamo lavorando – afferma Alessandro Giunti, sindaco di Capraia e Limite, che si sta occupando della faccenda – ma sinceramente non so se riusciremo ad arrivare alla scadenza con la richiesta pronta. Il problema è legato al fatto che l’Unione non può assumere e sono i Comuni a dover cedere una quota della propria capacità assuntiva per ingaggiare il personale necessario». A dispetto di chi afferma che la volontà politica delle amministrazioni di tenere in piedi e rafforzare l’Unione ci sia, l’immagine che affiora è quella di undici territori che controllano bene i recinti del proprio orto prima di mettere in comune una parte della propria “sovranità”.
L’Unione, come accennato, nacque due anni e mezzo fa. Fu una sorta di corsa contro il tempo lanciata a settembre 2012 per arrivare ad inaugurare il nuovo ente il 1° gennaio del 2013. Sul piatto ballavano 250mila euro di finanziamento della Regione che, se la fusione non fosse arrivata, si sarebbero persi. In meno di tre mesi si buttò giù lo statuto che prevedeva l’accorpamento di tre funzioni: polizia municipale, sociale e protezione civile. Dovevano essere solo le prime, ma finora sono rimaste le uniche. Con buona pace di chi, come il sindaco di Montespertoli Giulio Mangani, appena sei mesi fa aveva sbattuto il pugno sul tavolo annunciando di rimettere le deleghe se non si fosse arrivati in tempi brevi all’accorpamento dei servizi personale e informatica. Anche se, come lui stesso annuncia, «dopo sei mesi di difficoltà dovremmo essere ad una svolta per la nomina del ragioniere, oltre ad un bando che riguarda il personale».
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Ma le incognite non riguardano solo ciò che ancora si deve realizzare, ma anche e soprattutto quello che già si è fatto e cioè quelle funzioni associate che dovrebbero, grazie ai trenta mesi di rodaggio, camminare sulle proprie gambe. Problemi, debolezze, deficit di organizzazione che poi, in ultima istanza, si ripercuotono sui cittadini. Solo per scorrere alcuni titoli (il dettaglio nell’articolo sotto), la situazione delle scuole superiori tra aule mancanti e disagi, la questione dei profughi in arrivo su cui non c’è accordo tra i sindaci per trovare sistemazioni adeguate, i vari disguidi burocratici come quello che causò il ritardo dei pagamenti per i dipendenti della cooperativa Colori appena due mesi fa. Per non parlare della polizia municipale: le rivendicazioni dei lavoratori ancora non hanno trovato risposta. Per arrivare ad un’ultima questione, non certo secondaria: la sede di piazza della Vittoria. Ogni anno costa in affitto 145mila euro e la Città metropolitana ha già detto che pagherà fino alla fine di quest’anno. La sede dell’ex tribunale di Empoli sarebbe la soluzione più indicata. Ma la discussione su questo, a che punto è?
Le criticità. A fare una prova bastano due indizi. Quelli che inchiodano inefficienze e incapacità dell’Unione dei Comuni sono molti di più. Per quanto riguarda il sociale i due nervi scoperti, saliti alla ribalta in queste settimane, sono scuola e immigrazione. Sulla prima le denunce dei dirigenti scolastici di zona non lasciano spazio ai dubbi. Al Virgilio e al Pontormo la mancanza di spazi sta diventando drammatica, tanto che non si sa ancora dove si potranno ospitare le nuove prime a settembre. Nessuna delle superiori è rientrata nei bandi del governo per scuole belle e sicure: la competenza sarebbe della Città metropolitana, ma la sollecitazione di un’Unione dei Comuni forte avrebbe sicuramente potuto contribuire a portare a casa qualcosa.Sull’immigrazione si sono manifestate nuove spaccature in particolare tra i comuni più grandi e quelli più piccoli. Al netto della delicatezza della questione e dei tempi brevi, ad oggi le proiezioni della Prefettura parlano di 500 profughi in tutto il 2015 che, detto in numeri, rappresentano lo 0,3% dei 170mila abitanti del circondario. E arriviamo alla polizia municipale, altra funzione associata ormai dall’inizio del 2013. Qui i nodi, che tra l’altro hanno condotto alla proclamazione a più riprese dello sciopero, sono numerosi. Gli agenti non hanno ricetrasmittenti funzionanti e così hanno sospeso i turni notturni e nei festivi. Denunciano divise logore e un parco auto e moto vetusto: ci sono veicoli, infatti, che sfiorano i 300mila chilometri e motocicli che addirittura sono stati immatricolati nel 1992. E poi, attaccano le stesse rsu dei vigili, spesso l’iter burocratico si inceppa anche solo per fare un pieno di benzina. Tre mesi fa l’ultimo di una serie di episodi emblematici. Da un anno e mezzo nessuno pagava la quota “istituzionale” dei pranzi degli agenti durante i turni del sabato e dei festivi (quando cioè la mensa di via Bonistallo è chiusa). Il passaggio di consegne dai Comuni, in questo caso quello di Empoli, è l’Unione aveva creato un black out causato dalla scarsa comunicazione tra enti e il debito accumulato con il ristorante di riferimento era arrivato a 4.600 euro.
Il sindacato. Sulle difficoltà dell’Unione dei Comuni interviene anche il sindacato. E non solo per quanto riguarda la polizia municipale, sul piede di guerra da mesi con i sindaci, con lo sciopero – annunciato più volte e sempre precettato - che rimane uno spettro. «Ancora – attacca Alessandro Giorgetti della Funzione pubblica Cgil – siamo in una fase di stallo. Tutti i problemi che abbiamo portato alla luce sono ancora sul tavolo e non hanno trovato soluzione». Insomma, le rivendicazioni degli agenti non sono che la punta di un iceberg che affonda le radici nelle incertezze e nella scarsa volontà politica di dare gambe ad un ente che ha ormai trenta mesi di vita. «Sulle questioni più disparate c’è una frase che aleggia, ma che non conduce mai a risultati certi – continua Giorgetti – i sindaci continuano a dire che ci stanno lavorando, ma i dubbi si accumulano. La sensazione è che anche dove c’è accordo sia difficile mettere in pratica le decisioni prese». Le mancanze d’altronde sono sotto gli occhi di tutto. “Dopo due anni e mezzo manca ancora un ragioniere capo – prosegue – ci sono carenze strutturali dovute al passaggio dalla Provincia, con la quale c’era una serie di canali attivi e di pratiche consolidate, alla Città metropolitana, che ancora rimane un’entità indefinita in quanto a ruoli e competenze. E poi c’è tutta la partita relativa alle risorse umane: chi le fornisce? Intanto, il nuovo ente continua ad accumulare burocrazia per la gestione delle pratiche, ma manca il personale necessario a portarle avanti. In questo modo si accumulano i disagi sia per chi lavora all’interno delle strutture, sia per chi si deve fare i conti con il nuovo ente. Non sono di poco conto le denunce di fornitori ed esercizi commerciali che ancora devono riscuotere fatture dall’Unione». Quindi Giorgetti lancia un nuovo interrogativo su una questione che potrebbe aggiungere ulteriore ad una situazione già di caos. “Parlando di funzioni già associate, sarà interessante capire cosa accadrà con la società della salute così come viene intesa dalla nuova legge regionale. In sostanza, le società della salute passeranno da enti di semplice programmazione a enti di gestione. A questo punto mi sembra ovvio domandarsi cosa succederà. Le deleghe del sociale, già affidate all’Unione, torneranno nelle mani dei Comuni che le rimetteranno in mano alla società della salute locale?»
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