Lutto
Più telecamere e nuove regole contro vandali e malviventi
Via libera (con due anni di ritardo) al documento che fissa i paletti per l’utilizzo della videosorveglianza Previsti nuovi controlli in centro ma anche sulle principali arterie come richiesto dalle forze dell’ordine
EMPOLI. Il consiglio comunale ha approvato il regolamento sulla videosorveglianza. Un provvedimento che mancava all’appello da quasi due anni, cioè da quando partì l’installazione di quasi quaranta telecamere nel centro nel novembre del 2013. Intanto l’amministrazione sta valutando l’ulteriore sviluppo della rete in luoghi considerati “sensibili” in termini di criminalità e vandalismo.
Al vaglio ci sarebbero altre aree del centro storico rimaste finora scoperte, ma anche zone non comprese nel quadrilatero su cui già la nuova giunta aveva promesso che avrebbe «provveduto ad aumentare il livello di sicurezza».
Il regolamento, pur ribadendo che «l’utilizzo delle telecamere è consentito solo per la sorveglianza di quanto si svolge nelle aree pubbliche», lascia ampio spazio alla scelta delle zone sulle quali è possibile accendere gli occhi elettronici. Basta, infatti, che l’installazione rientri in una di queste finalità per essere ammissibile: prevenire e reprimere «atti delittuosi, attività illecite ed episodi di microcriminalità», tutelare gli immobili di proprietà o in gestione all’amministrazione e prevenire atti di vandalismo o danneggiamenti, controllare determinate aree con particolare attenzione al traffico e alla tutela ambientale.
Pertanto l’ampliamento della rete di videosorveglianza dovrebbe riguardare, all’interno del centro, vicolo della Gendarmeria (che collega via Chiara a via del Giglio) e via Spartaco Lavagnini (che collega via del Giglio a piazza Garibaldi). Quindi una serie di telecamere dovrebbero essere installate in via Roma e in piazza Don Minzoni per tenere sott’occhio tutta l’area della stazione ferroviaria, sempre più al centro di segnalazioni per lo stato di abbandono e degrado in cui versa. Allo studio, inoltre, ci sarebbe la collocazione di strumenti di vigilanza anche su alcune delle principali arterie viarie della città, come ad esempio alcuni tratti della statale 67 in corrispondenza di viale Petrarca o della zona industriale di Pontorme oppure via Lucchese e via Livornese nella parte Ovest della città.
Una richiesta, questa, che era stata avanzata nei mesi scorsi dalle stesse forze dell’ordine. L’obiettivo, oltre al controllo degli imponenti flussi di traffico, starebbe anche nella possibilità di intervenire con maggiore tempestività in caso di rapine o furti. Non è un caso, a tale proposito, che l’amministrazione abbia richiamato questa necessità anche nella delibera di approvazione del regolamento. In particolare afferma che «i sistemi di videosorveglianza hanno la finalità di contenere i fenomeni criminali sia attraverso il meccanismo della repressione (se avviene una rapina in una zona ove sono presenti telecamere può risultare più facile attraverso questo strumento individuare i responsabili), sia attraverso quello che è il meccanismo della prevenzione sotto la forma della deterrenza».
Il regolamento, tuttavia, pone una serie di limiti all'utilizzo delle immagini registrate attraverso il sistema di videosorveglianza. Le telecamere, ad esempio, non possono effettuare la ripresa «cosiddetta dinamico-preventiva, possono cioè riprendere staticamente un luogo, ma non sono abilitate a rilevare percorsi o caratteristiche fisiognomiche o eventi improvvisi». E questo in virtù del principio di bilanciamento tra sicurezza pubblica e privacy delle persone, «diritti sempre più sentiti – come si legge nella delibera – a livello di opinione pubblica». I limiti si spingono oltre: «L'impianto di videosorveglianza non può essere utilizzato – continua il regolamento – per effettuare controlli remoti sull'attività lavorativa dei dipendenti dell'amministrazione comunale, di altre amministrazioni pubbliche, di altri datori di lavoro pubblici o privati». Le scene riprese, poi, non possono riguardare abitazioni private, farmacie, luoghi di cura e luoghi di lavoro. Inoltre l'impianto non potrà essere utilizzato per finalità statistiche, «neppure se consistenti nella raccolta aggregata di dati o per finalità di promozione turistica e sociale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
