Il Tirreno

Empoli

L’Asl: «Colpa anche della tv»

La neuropsichiatra: «Summit costanti con gli insegnanti, episodio inusuale»

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EMPOLI. «Questo bambino sta facendo grandi progressi: grazie a un metodo di potenziamento cognitivo è aumentata la sua capacità di attenzione». La neuropsichiatra dell’Asl 11 Elide Ceragioli sta seguendo - al fianco della famiglia - il percorso del bambino “speciale” al centro di un brutto episodio, che ha spinto i suoi genitori a non mandarlo più a scuola. La dottoressa non entra nel merito della vicenda, ma sottolinea che quel bambino «rappresentava una grande ricchezza per la classe». Al suo fianco ci sono il dottor Bruno Sales e Annalisa Monti, che dirige l’Uoc Neuropsichiatria empolese: «Lavoriamo costantemente al fianco delle insegnanti, ognuna delle quali ha poi i suoi modi per spiegare agli alunni che cosa significa avere in classe un “bambino speciale”. I momenti di confronto sono costanti e i summit con il nostro team della salute mentale sono ancora più numerosi per i casi che riguardano bambini più aggressivi». Sull’episodio: «Posso dire soltanto che non mi è mai capitato di sentire un’insegnante dire frasi del genere e invitare bambini o ragazzi a reagire in questi termini: neanche nei casi più difficili, di fronte ad alunni con disturbi che li rendono particolarmente aggressivi. E comunque solitamente i bambini non reagiscono: semmai si allontanano e vanno dagli adulti, che sia il genitore o la maestra, che sa come intervenire. La situazione che si sarebbe verificata nella scuola vinciana è inusuale. E comunque - in generale - mie viene da dire che l’esposizione mediatica a scene di violenza non fa bene: pensare a un bambino in terra con un compagno che lo prende a calci e gli altri che guardano fa venire subito in mente una scena vista alla tv».

Monti spiega anche che «molte insegnanti hanno competenze didattiche, ma talvolta anche carenze su altri fronti», senza dimenticare «che l’insegnante di sostegno spesso copre soltanto poche ore: non è facile gestire situazioni del genere». E comunque - puntualizza Ceragioli - «a fronte di questa situazione, ce ne sono altre mille che funzionano». (f.t.)

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