Il Tirreno

Empoli

disagio tra i banchi

Botte al compagno disabile, i bimbi: "La maestra dice di fare così"

Francesco Turchi
Il bambino è stato aggredito a una festa di compleanno (foto d'archivio)
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Il bambino è stato aggredito a una festa di compleanno (foto d'archivio)

Dopo i maltrattamenti a una festa di compleanno, i genitori hanno deciso di ritirarlo dalla scuola nel comune di Vinci. Associazione sul piede di guerra invoca provvedimenti. Il sindaco Giuseppe Torchia: "Brutta storia". La dirigente scolastica sta con le maestre: "Banale litigio tra coetanei. Storia devastante per tutti, i coetanei piangono perché non è più con loro"

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VINCI. Un bambino disabile viene maltrattato dai compagni di classe a una festa di compleanno. È disteso per terra, mentre un suo coetaneo lo prende a calci e altri restano a guardare senza aiutarlo. Interviene la mamma, che è poco distante. Riporta la calma. Poi, insieme ad altri genitori, cerca di capire i motivi della lite. La risposta lascia di stucco: «La maestra ha detto di fare così quando lui è aggressivo». Scatta la mini-indagine, la stessa domanda viene posta anche agli altri compagni di classe, “interrogati” separatamente. E la risposta è sempre la stessa. I genitori decidono di ritirare il figlio disabile dalla scuola (che si trova nel comune di Vinci), per iscriverlo (da settembre) a un istituto privato. Ma nel frattempo chiedono provvedimenti nei confronti delle insegnanti. L’associazione “Noi da grandi” (formata da genitori di ragazzi portatori di handicap) insorge e chiama in causa direzione didattica, sindaco, Neuropsichiatria infantile dell’Asl 11 e Provveditorato agli studi, denunciando l’episodio. Intanto i bambini piangono perché l’amichetto speciale non va più a scuola, mentre i loro genitori stanno cercando di capire che cosa sia successo veramente, attraverso riunioni e un fitto scambio di mail.

Rabbia e dolore. La mamma del bambino disabile - nel frattempo - la sua decisione l’ha presa: «Indietro non si torna. Avevamo già comunicato alla scuola, prima di questo episodio, che da settembre nostro figlio avrebbe frequentato un altro istituto, perché purtroppo le cose non andavano bene. Poi dopo quello che ho sentito dire ai suoi compagni, ho deciso di non mandarlo più a scuola. Ogni mattina si sveglia e mi chiede di andare, ma io gli dico che è chiusa e che riaprirà a settembre. Da un’altra parte». Rabbia, delusione, dolore. C’è tutto questo nel cuore e nelle parole dei genitori del bambino disabile: «Alle fine uno degli ex compagni di mio figlio, mentre era insieme alla sua mamma, ha iniziato a piangere, dicendo “era meglio se stavamo tutti zitti”. Un malinteso? Non credo proprio. Come hanno fatto venti bambini a capire tutti la stessa cosa? Per colpa di qualche insegnante è passato un messaggio sbagliato. Poi non ci lamentiamo di bullismo e violenze».

Punizioni. Il bambino “speciale” andrà in un’altra scuola, ma i suoi genitori chiedono che venga fatta comunque luce sulla vicenda: «Ci aspettiamo almeno un provvedimento disciplinare: chi ha la responsabilità di quanto è accaduto non deve passarla liscia. Qualcuno non ha svolto il suo lavoro in maniera professionale e non deve restare impunito». E intanto l’associazione “Noi da Grandi” ha scritto una lettera a direzione didattica, provveditorato e sindaco per chiedere «quali provvedimenti intendono attuare, al doppio fine di chiarire l’accaduto e di sanare l’equivoco educativo percepito dai bambini». Secondo la presidente Rita Fantoni «i bambini hanno recepito il seguente messaggio: “a un comportamento considerato sbagliato di un compagno, si deve reagire in modo aggressivo, specialmente se il compagno è più debole”. I bambini hanno assunto questo insegnamento con tutta probabilità per la difficoltà di integrazione del bambino. Tutto ciò ha indiscutibilmente provocato un danno, non solo a lui, ma anche a tutti gli altri. È fondamentale prendere in seria considerazione l’accaduto, con l’obiettivo di ribadire l’importanza dell’integrazione scolastica, in quest’occasione evidentemente fallita».

Interrogatori. «I bambini - scrive l’associazione - hanno confermato che alcune loro maestre suggerivano di reagire aggressivamente se il compagno disabile avesse avuto un comportamento provocatorio o non adeguato». Questo ha provocato la reazione costernata anche dei genitori degli altri bimbi: «L’episodio è stato comunicato alla neuropsichiatria dell’Asl 11 responsabile del caso, la quale ha interpellato la direzione didattica, che a sua volta ha “interrogato” i bambini», i quali hanno nuovamente confermato quanto detto precedentemente alle mamme.

Strade separate. «Il dono che ci fanno questi bambini - sottolinea Fantoni - è grande: ci aiutano a capire che avere dei difetti non toglie niente al nostro valore di essere umani, ci insegnano il rispetto della diversità, ma anche ad amare le piccole cose e che con meno possibilità si possono raggiungere traguardi». Ma il bambino disabile - dopo ciò che è accaduto alla festa di compleanno di un suo amichetto - non metterà più piede nella scuola vinciana: «A breve farà tre giornate di laboratorio nel nuovo istituto - conferma la mamma - poi andrà a un centro estivo e da settembre avrà nuovi compagni e nuovi insegnanti. La scuola pubblica - per quanto mi riguarda - ha fallito».

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Patata bollente. Della vicenda è stato informato anche il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia: «Brutta storia. Ci stiamo muovendo anche con l’assessore Claudia Heimes per capire come sono andate le cose. Si tratta di una vicenda molto delicata e come tale va trattata». E puntualizza: «Dobbiamo valutare anche qual è effettivamente il nostro margine di manovra. Di fatto gli eventuali provvedimenti possono essere presi esclusivamente dalla direzione scolastica, con la quale siamo in costante contatto».

La dirigente. «Si è trattato di un banale litigio tra coetanei. Conosco le mie insegnanti e sono sicura che non hanno mai detto quelle frasi: lo nego nel modo più assoluto, stiamo parlando di maestre che hanno lavorato molto proprio sull’integrazione e sulle emozioni». Roberta Beneforti è la dirigente dell’Istituto comprensivo di Vinci. È stata lei stessa - dopo la segnalazione dei genitori - a entrare in classe, far uscire le maestre e chiedere ai bambini se quello che avevano detto alle loro mamme era vero. E loro hanno confermato. Ma - secondo la dirigente - tutto il caso è frutto di un’incomprensione: «Probabilmente quando sono stati brontolati per quello che era successo, istintivamente hanno detto “me l’ha detto la maestra”. Ma non è così». «Ho avuto un’assemblea con tutti i genitori - spiega - e mi sembra che tutta questa faccenda possa essere ridimensionata. Secondo quanto mi è stato possibile ricostruire - visto che l’episodio è accaduto al di fuori della scuola, a una festa di compleanno - questo bambino “speciale” ha dato fastidio a una coetanea, un amichetto è intervenuto per difenderla e l’ha preso a botte. È successo perché lo trattano come uno di loro, senza nessun tipo di distinzione. Ora tutti loro stanno piangendo, perché non lo vedono più: questa vicenda è devastante per tutti». Poi la dirigente invita i genitori del bambino disabile ad abbassare i toni: «Purtroppo la mamma continua ad attaccare le insegnanti, anche sui social: e loro vorrebbero querelarla. Ovviamente io mi sto opponendo in tutti i modi, perché questo significherebbe portare i bambini a testimoniare in un tribunale: una situazione da evitare assolutamente». Ma intanto il bambino se ne andrà in un’altra scuola: «E questo mi dispiace molto. Aveva trovato un buon feeling con l’insegnante di sostegno (che come prevede il contratto continua ad andare a lavorare anche se il bambino disabile non va più a scuola, ndr): lo vedevo molto più sereno rispetto all’anno scorso. È un peccato che sia finita così, ma le insegnanti non hanno responsabilità per quanto è accaduto».

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Gli esperti. «Questo bambino sta facendo grandi progressi: grazie a un metodo di potenziamento cognitivo è aumentata la sua capacità di attenzione». La neuropsichiatra dell’Asl 11 Elide Ceragioli sta seguendo - al fianco della famiglia - il percorso del bambino “speciale” al centro di un brutto episodio, che ha spinto i suoi genitori a non mandarlo più a scuola. La dottoressa non entra nel merito della vicenda, ma sottolinea che quel bambino «rappresentava una grande ricchezza per la classe». Al suo fianco ci sono il dottor Bruno Sales e Annalisa Monti, che dirige l’Uoc Neuropsichiatria empolese: «Lavoriamo costantemente al fianco delle insegnanti, ognuna delle quali ha poi i suoi modi per spiegare agli alunni che cosa significa avere in classe un “bambino speciale”. I momenti di confronto sono costanti e i summit con il nostro team della salute mentale sono ancora più numerosi per i casi che riguardano bambini più aggressivi». Sull’episodio: «Posso dire soltanto che non mi è mai capitato di sentire un’insegnante dire frasi del genere e invitare bambini o ragazzi a reagire in questi termini: neanche nei casi più difficili, di fronte ad alunni con disturbi che li rendono particolarmente aggressivi. E comunque solitamente i bambini non reagiscono: semmai si allontanano e vanno dagli adulti, che sia il genitore o la maestra, che sa come intervenire. La situazione che si sarebbe verificata nella scuola vinciana è inusuale. E comunque - in generale - mie viene da dire che l’esposizione mediatica a scene di violenza non fa bene: pensare a un bambino in terra con un compagno che lo prende a calci e gli altri che guardano fa venire subito in mente una scena vista alla tv».
Monti spiega anche che «molte insegnanti hanno competenze didattiche, ma talvolta anche carenze su altri fronti», senza dimenticare «che l’insegnante di sostegno spesso copre soltanto poche ore: non è facile gestire situazioni del genere». E comunque - puntualizza Ceragioli - «a fronte di questa situazione, ce ne sono altre mille che funzionano».

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