Sicurezza
Botte al compagno disabile
I bimbi si difendono: «La maestra ha detto di fare così quando lui è aggressivo»
VINCI. Un bambino disabile viene maltrattato dai compagni di classe a una festa di compleanno. È disteso per terra, mentre un suo coetaneo lo prende a calci e altri restano a guardare senza aiutarlo. Interviene la mamma, che è poco distante. Riporta la calma. Poi, insieme ad altri genitori, cerca di capire i motivi della lite. La risposta lascia di stucco: «La maestra ha detto di fare così, essere aggressivi anche noi, quando lui è aggressivo». Scatta la mini-indagine, la stessa domanda viene posta anche agli altri compagni di classe, “interrogati” separatamente. E la risposta è sempre la stessa. I genitori decidono di ritirare il figlio disabile dalla scuola (che si trova nel comune di Vinci), per iscriverlo (da settembre) a un istituto privato. Ma nel frattempo chiedono provvedimenti nei confronti delle insegnanti. L’associazione “Noi da grandi” (formata da genitori di ragazzi portatori di handicap) insorge e chiama in causa direzione didattica, sindaco, Neuropsichiatria infantile dell’Asl 11 e Provveditorato agli studi, denunciando l’episodio. Intanto i bambini piangono perché l’amichetto speciale non va più a scuola, mentre i loro genitori stanno cercando di capire che cosa sia successo veramente, attraverso riunioni e un fitto scambio di mail.
Rabbia e dolore. La mamma del bambino disabile - nel frattempo - la sua decisione l’ha presa: «Indietro non si torna. Avevamo già comunicato alla scuola, prima di questo episodio, che da settembre nostro figlio avrebbe frequentato un altro istituto, perché purtroppo le cose non andavano bene. Poi dopo quello che ho sentito dire ai suoi compagni, ho deciso di non mandarlo più a scuola. Ogni mattina si sveglia e mi chiede di andare, ma io gli dico che è chiusa e che riaprirà a settembre. Da un’altra parte». Rabbia, delusione, dolore. C’è tutto questo nel cuore e nelle parole dei genitori del bambino disabile: «Alla fine uno degli ex compagni di mio figlio, mentre era insieme alla sua mamma, ha iniziato a piangere, dicendo “era meglio se stavamo tutti zitti”. Un malinteso? Non credo proprio. Come hanno fatto venti bambini a capire tutti la stessa cosa? Per colpa di qualche insegnante è passato un messaggio sbagliato. Poi non ci lamentiamo di bullismo e violenze», dice la mamma del bimbo maltrattato.
Punizioni. Il bambino “speciale” andrà in un’altra scuola, ma i suoi genitori chiedono che venga fatta comunque luce sulla vicenda: «Ci aspettiamo almeno un provvedimento disciplinare: chi ha la responsabilità di quanto è accaduto non deve passarla liscia. Qualcuno non ha svolto il suo lavoro in maniera professionale e non deve restare impunito». E intanto l’associazione “Noi da Grandi” ha scritto una lettera a direzione didattica, provveditorato e sindaco per chiedere «quali provvedimenti intendono attuare, al doppio fine di chiarire l’accaduto e di sanare l’equivoco educativo percepito dai bambini». Secondo la presidente Rita Fantoni «i bambini hanno recepito il seguente messaggio: “a un comportamento considerato sbagliato di un compagno, si deve reagire in modo aggressivo, specialmente se il compagno è più debole”. I bambini hanno assunto questo insegnamento con tutta probabilità per la difficoltà di integrazione del bambino. Tutto ciò ha indiscutibilmente provocato un danno, non solo a lui, ma anche a tutti gli altri. È fondamentale prendere in seria considerazione l’accaduto, con l’obiettivo di ribadire l’importanza dell’integrazione scolastica, in quest’occasione evidentemente fallita».
Interrogatori. «I bambini - scrive l’associazione - hanno confermato che alcune loro maestre suggerivano di reagire aggressivamente se il compagno disabile avesse avuto un comportamento provocatorio o non adeguato». Questo ha provocato la reazione costernata anche dei genitori degli altri bimbi: «L’episodio è stato comunicato alla neuropsichiatria dell’Asl 11 responsabile del caso, la quale ha interpellato la direzione didattica, che a sua volta ha “interrogato” i bambini», i quali hanno nuovamente confermato quanto già detto alle mamme.
Strade separate. «Il dono che ci fanno questi bambini - sottolinea Fantoni - è grande: ci aiutano a capire che avere dei difetti non toglie niente al nostro valore di essere umani, ci insegnano il rispetto della diversità, ma anche ad amare le piccole cose e che con meno possibilità si possono raggiungere traguardi». Ma il bambino disabile - dopo ciò che è accaduto alla festa di compleanno di un suo amichetto - non metterà più piede nella scuola vinciana: «Farà subito tre giornate di laboratorio nel nuovo istituto - spiega la mamma - e poi da settembre avrà nuovi compagni e nuovi insegnanti. La scuola pubblica, per quanto mi riguarda, ha fallito».
Patata bollente. Della vicenda è stato informato anche il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia: «Brutta storia. Ci stiamo muovendo anche con l’assessore Claudia Heimes per capire come sono andate le cose. Si tratta di una vicenda molto delicata e come tale va trattata». E puntualizza: «Dobbiamo valutare anche qual è il nostro margine di manovra. Di fatto gli eventuali provvedimenti possono essere presi esclusivamente dalla direzione scolastica, con la quale siamo in costante contatto».
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