Sicurezza
Gare disertate da 120 ragazzi per paura della meningite
I genitori temono il contagio dopo i casi dei mesi scorsi, tre società rinunciano in extremis al Meeting «Non mandiamo i nostri figli a Empoli». L’amarezza della Tnt: «Con questo evento finanziamo l’attività»
EMPOLI. «A Empoli c’è la meningite. Non ci veniamo». È più o meno questo il messaggio arrivato da tre società (due campane e una ligure), che avrebbero dovuto partecipare al meeting giovanile nella piscina all’aperto di viale delle Olimpiadi, che si è chiuso ieri dopo tre giorni di gare. La psicosi-meningite, che nell’Empolese Valdelsa ha portato alla vaccinazione di massa in seguito a cinque casi (di cui tre mortali) nei primi mesi del 2015, ora ha varcato anche i confini regionali, gettando nel panico decine di genitori, che proprio non ne hanno voluto sapere di mandare i figli (di età compresa tra dieci e diciotto anni) a gareggiare «nella città dove ci sono stati tutti quei casi», vedendo probabilmente nell’acqua della piscina un possibile veicolo del batterio.
Falsa informazione. In realtà «il meningococco - come hanno spiegato a più riprese gli esperti - si trasmette per via aerea quando c’è un contatto stretto con i malati attraverso le secrezioni respiratorie, ad esempio con tosse, starnuti o baci. I casi sono infatti molto più frequenti in inverno quando si sta al chiuso in ambienti affollati, come scuole, discoteche, comunità». Ma tutto questo non è bastato: «Ci dispiace, i nostri figli non li mandiamo».
Sotto-choc. Una conseguenza dei sessanta giorni maledetti che a partire dal 7 febbraio hanno sconvolto il circondario, con il batterio che ha ucciso un tredicenne (Giovanni Locci di Bassa, l’unico che era vaccinato), un ragazzo di 17 anni (Mattia Brendaglia di Montelupo) e un’infermiera di 34 (Marta Corti di Vitolini), “graziando” una studentessa empolese di vent’anni e poi una donna di 57 anni Stabbia. Il meningococco “C” dunque ha colpito a ripetizione da queste parti, senza distinzione di fasce di età. Facendo scattare l’indagine epidemiologica richiesta dalla Regione all’Istituto superiore di sanità per approfondire la circolazione del batterio e la sua caratterizzazione e una task-force per la vaccinazione di massa di fronte a una psicosi dilagante.
L’evento. Il meeting internazionale giovanile “Città di Empoli” è un evento ormai tradizionale, giunto alla 23ª edizione (che si è chiusa ieri nella piscina comunale). La regia è della società Team Nuoto Toscana, che grazie a questa manifestazione si finanzia parte dell’attività estiva. In tre giorni la piscina empolese ha accolto quasi settecento atleti, in rappresentanza di trentaquattro società, compresi 23 atleti turchi.
Il boicottaggio. Ma due società campane e una ligure hanno disertato l’appuntamento, come spiega il presidente della Tnt, Lapo Innocenti: «Avevano già effettuato l’iscrizione e pagato l’albergo. Ma alcuni genitori non volevano mandare i propri figli a gareggiare perché hanno saputo - da tv, giornali e internet - che a Empoli ci sono stati vari casi di meningite. A quel punto i dirigenti hanno anche convocato delle riunioni, per cercare di chiarire la situazione: ci abbiamo parlato anche noi, ma non c’è stato proprio niente da fare». Anche perché molti genitori si sono messi di traverso, vietando la trasferta al proprio figlio e alla fine il gruppo era troppo risicato per affrontare le spese della trasferta. Così al team genovese e ai due campani non è rimasto altro che disdire pullman, hotel e iscrizione.
Le conseguenze. Il boicottaggio non ha scalfito la macchina organizzativa, con il Meeting che si è svolto regolarmente ed è stato un successo. Ma le ripercussioni negative di una scelta dettata dalla psicosi, non sono mancate: «Questo evento - spiega il presidente Lapo Innocenti - ci serve anche per finanziare l’attività e le varie spese della stagione estiva. Con centoventi ragazzi in meno, ci sono venuti a mancare circa duemila euro di incasso: anche perché la cancellazione è stata fatta entro i termini previsti e quindi non possiamo far pagare nessuna penale». E poi ci sono gli alberghi, che si sono visti annullare le prenotazioni di decine di camere».
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