Sicurezza
Gongola il Pd ma spuntano tre mine
Il partito guadagna la medaglia d’argento in Toscana. Dovrà, però, disinnescare Lega e astensionismo. Con un occhio alla sua sinistra
EMPOLI. Chi è andato a votare qui non ha tradito le tradizioni politiche della sua terra. Nell’Empolese Valdelsa il Pd tiene e regala al governatore Enrico Rossi un risultato importante, un 56,3%, contro un 48,03% raggiunto a livello regionale. Rispetto alla Toscana il nostro partito Democratico è il secondo con il 54,85% (in pole position si piazza Arezzo con il 57%). E per quanto riguarda il governatore Rossi, il risultato totalizzato in area empolese è il secondo a livello regionale (in prima posizione Firenze 2 con il 58%). In sostanza, in tempi di affluenze risicate, si può dire che i Democratici hanno perso meno (dei loro competitor) rispetto al 2010: cinque anni fa furono 34.912 i voti dati al partito, questa tornata elettorale sono stati 33.464. Numeri comunque in una cornice strutturalmente diversa con un Rossi che, nel nostro territorio, passò con il 67,3% perché era appoggiato da una coalizione composta da Verdi, Italia dei valori e Sel.
Il peso empolese nel nuovo consiglio regionale sarà però più debole rispetto al passato con un solo consigliere regionale Pd. Nel 2010, invece, gli empolesi furono due: Vittorio Bugli (Pd) e Nicola Nascosti (Pdl). Continuando l’analisi, la Lega Nord con il candidato Claudio Borghi ha riportato un risultato sotto la media regionale, il 17,2% contro il 20,03%. In pratica c’è stato un travaso di voti dalla Lega al Pdl che si è fermato al 5,7% perdendo oltre 15 punti rispetto al 2010. Molti elettori del centrodestra non sono andati a votare e la parte che si è presentata alle urne ha punito il leader Silvio Berlusconi. E anche i Cinque stelle sono rimasti sotto quanto raggiunto a livello toscano: 13,9% contro il 15,05% totalizzato in media dal candidato Giacomo Giannarelli. Si aspettavano qualcosa in più che qui non è arrivato.
Questo il quadro del voto di domenica. Ma se entriamo nelle pieghe dei risultati, si può vedere qualcosa di più. Aspetti che possono essere “illuminanti” per i nostri amministratori in un futuro a breve. Tre in particolare i punti- snodo, o mine, di questo voto. Il primo ha sicuramente una valenza negativa e necessita di un intervento d’urto: in una zona ad alto tasso di partecipazione politica e sociale si è verificata un’emorragia di voti pari a 22.375 persone che questa volta non si sono presentate alle urne. Vale a dire che il primo partito è stato di quelli che non sono andati a votare: l’affluenza è rimasta sotto il 50% (pari al 49,62%) contro un 66,2% totalizzato nel 2010. E, in termini ormai storici, nel 2005 si ragionava di oltre il 77%. Sembra passato un secolo.
Poi sulla Lega: se a livello locale Salvini non ha realizzato performance di rilievo, in controtendenza ci sono andate due frazioni di Fucecchio: Galleno e Querce. Nel primo caso Borghi è arrivato a prendere 36,32% (contro 32,59% di Rossi) e nel secondo caso 34,91% (contro 30,97% di Rossi). Ma in ogni caso la Lega è divenuta il secondo partito dopo il Pd. Di conseguenza sarebbe sbrigativo liquidare la “salviniana” presenza solo a un’isola ai confini di Lucca.
Altra particolarità da segnalare: il Pd di Certaldo ha riportato un buon risultato (tra i migliori dopo Montaione e Cerreto Guidi) dopo un periodo caratterizzato da divisioni interne e da un sindaco (Giacomo Cucini) che prima di vincere le elezioni è stato costretto ad andare al ballottaggio con l’esponente di Cinque Stelle. Allo stesso tempo la patria del Boccaccio è divenuta l’esempio della molteplicità di anime del Pd: il candidato Enrico Sostegni, quello che doveva passare, ha preso un terzo dei voti dell’avvocato Denise Latini, quella che doveva essere una “candidata di servizio”. Mille e trecento contro poco di quattrocento. Dunque il Pd può stare tranquillo. Ma con riserva. Piccole mine si stagliano all’orizzonte. Sia dall’interno che dall’esterno.
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