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Empoli

verso i maxi-ato

Acqua e rifiuti, mille lavoratori in ansia nell'Empolese Valdelsa

Marco Pagli
La conferenza stampa della Cgil
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La conferenza stampa della Cgil

La Cgil sulla rivoluzione delle partecipate: "C’è confusione sul futuro e al momento si fa ricorso a troppi interinali". Rossano Rossi: "I centri decisionali delle nuove aziende non possono essere trasferiti fuori dalla nostra regione". Intanto Acea organizza una “gita” a Grosseto con l’ad Irace

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EMPOLI. La riorganizzazione dei servizi pubblici preoccupa la Cgil e i mille lavoratori che operano nel settore. Da una parte c’è la riduzione degli Ato per i rifiuti a tre soggetti (la gara per l’ambito Toscana Centro, del quale fa parte anche il circondario e alla quale ha partecipato anche Publiambiente, è terminata ed entro la fine dell’anno saranno aperte le buste con le offerte economiche) e dall’altra il passaggio ad un gestore unico per l’acqua (anche se per ora rimangono in piedi le sei società attive nel passato, compresa Acque Spa che opera nell’Empolese Valdelsa).

Troppe incognite. La confusione è grande e pone grossi quesiti sia sugli assetti futuri dei servizi che sulla tenuta occupazionale all’interno delle partecipate. «Ciò che ci lascia irrequieti è il fatto che nessuno in questa fase sta parlando chiaro – attacca Rossano Rossi, segretario della Camera del lavoro – sui rifiuti siamo in palese ritardo, mentre sull’acqua ci sono voci e anche qualche episodio concreto che fanno pensare ad un’aggregazione che svincoli dalla gestione regionale del servizio. Noi siamo favorevoli alla razionalizzazione delle aziende pubbliche, ma la testa deve rimanere sul territorio. Solo così sarà possibile tutelare i lavoratori e garantire il controllo pubblico sui servizi».

Il riferimento è all’ingresso di Acea come unico gestore del servizio idrico in Toscana e Umbria. «Un’operazione questa che di certo allontanerebbe il centro decisionale dal territorio – continua Rossi – e che ad oggi non fa chiarezza su qualità del servizio, ricadute occupazionali e modalità di costituzione della nuova aggregazione. Questa però è solo una parte del problema, perché nel frattempo questa fase di riorganizzazione sta provocando disagi grossi a chi lavora nei servizi».

La clausola che non c'è. La denuncia del sindacato riguarda le condizioni di lavoro e anche l’impiego considerato scorretto di manodopera interinale e precaria all’interno delle varie aziende partecipate. «Ad esempio dentro Le Soluzioni, che gestisce il servizio di call center, sui 111 lavoratori solo 64 sono dipendenti con contratto a tempo indeterminato e 47 sono interinali – spiega Salvatore D’Amico, referente della Slc Cgil – e pensare che la percentuale massima sarebbe del 15%. Questo crea un aggravio dei costi e alimenta una pratica sbagliata: visto che il lavoro nel call center è usurante, si preferisce spremere dei giovani per pochi mesi per poi rimpiazzarli con altri. Inoltre vorremmo sapere quali sono le garanzie per i lavoratori in questo processo di aggregazione. Noi abbiamo chiesto una clausola di salvaguardia che però ancora non è prevista». Stessa accusa mossa anche da Beatrice Ciofi, della Fp Cgil, per quanto riguarda Publiambiente. «Il ricorso a interinali sta diventando esasperato – dice – si fanno contratti anche di una settimana e spesso il lavoro diventa quasi a chiamata: si avverte il lavoratore alle sei della mattina per entrare alle 13. Tra l’altro in questi giorni stanno arrivando le buste paga ai lavoratori e quest’anno non è stata riconosciuta la detassazione dei premi di produttività al 10%». Ma le denunce non si fermano a questo. «Molti dei lavori svolti all’interno di queste aziende – conclude Rossano Rossi – sono fortemente usuranti e in questi ultimi anni ci sono decine di casi di infortuni e soprattutto malattie professionali, per ridurre le quali non si sta facendo niente. I servizi pubblici locali, che erano un fiore all’occhiello, stanno prendendo la strada per l’inferno. Non vedo altro modo per definire un settore dove le relazioni sindacali sono inesistenti, il lavoro precario supera persino i limiti fissati dai contratti e le condizioni di lavoro hanno effetti così gravi sui dipendenti».

Tutti in pullman. Gli interrogativi sulla riorganizzazione del servizio idrico sono quelli che più preoccupano sindacato e lavoratori. Da parte delle istituzioni – primo fra tutti il governatore Enrico Rossi – sono arrivate rassicurazioni che la gestione rimarrà regionale, ma l’ipotesi di un ingresso da parte della multiservizi romana Acea è in campo. «Evidentemente le varie aziende che gestiscono il servizio idrico si stanno muovendo – spiega Giuseppe Dentato della Filctem Cgil – ma di questi movimenti non siamo a conoscenza. C’è un silenzio della politica su questo aspetto che certo non è positivo». Secondo le indiscrezioni Acea, che già ha una quota di partecipazione consistente in molte delle aziende pubbliche locali tra cui anche Acque Spa, potrebbe entrare come gestore unico del servizio idrico in Toscana e Umbria. L’operazione, anche se come detto di certezze in questo senso ancora non ce ne sono, acquisirebbe le quote dei Comuni che entrerebbero di fatto all’interno del consiglio di amministrazione della società romana con un peso del 10%. Ad oggi Acea (la più grande multiutility italiano con un bacino di 8 milioni di utenti) detiene già il 45% di Acque Spa attraverso la società Abab Spa. Acea è detenuta per il 51% dal Comune di Roma, per il 15% da Gaetano Caltagirone, per l’11,5% dalla società francese GDF Suez e per il resto da azionisti privati. In questi giorni, infatti, è ad una circolare interna al gruppo Acque che convoca i lavoratori ad un incontro con l’amministratore delegato di Acea, Alberto Irace, con tanto di servizio pullman da Empoli e Cambiano verso Principina Terra a Grosseto, dove si terrà l’incontro il prossimo 9 giugno. Dalla multiservizi romana fanno sapere che è un normale incontro che la società sta facendo con tutti i dipendenti delle aziende nelle quali ha delle partecipazioni, che riguarda la digitalizzazione dei processi di lavoro e la gestione dei servizi erogati alla clientela. Ma questo non spegne le preoccupazioni del sindacato. «Vogliamo sapere cosa succederà con la riorganizzazione – attacca ancora Rossano Rossi – a garanzia sia dei lavoratori che dei cittadini». <QM>

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di Redazione web