La protesta
Dagli ozi alla concia fino a donne e Papi la sfilata-spettacolo
Antiche sere del medioevo tra fascino e miserie Ecco i quadri che hanno animato le dodici contrade
FUCECCHIO. Antiche sere del medioevo. Al corteggio storico, dalla partenza all’arrivo, tanta folla che ha nel dna il ricordo del tempo che fu.
Querciola, donne al potere. Tra i figuranti un grande e diabolico fauno che affascinava e insieme impauriva il popolo arancio verde, impegnato in onore di Alfonsina degli Orsini, 16enne sposa di Piero II, figlio di Lorenzo il Magnifico, poi presto vedova.
Torre, i maestri cartai. Gli Orlandi, nel secolo XVII, cominciarono a trasformare gli stracci in carta. Lo stracciaiolo Carlino è preoccupato perché non lo volevano pagare e i soldi occorrevano per la famiglia. I bambini bianco azzurri invece spensierati in prima fila.
Cappiano, fascino e storia. Il ponte mediceo, sulla via Francigena, era nel Rinascimento già transitato da forestieri. Il nome Le “Calle”, manovrate da argani per controllare il livello dell’acqua, ha finito per diventare il nome della frazione.
Ferruzza, i vizi capitali. Si peccava molto a quel tempo, i possidenti espiavano con laute offerte al vescovo, i popolani dovevano pentirsi con sacrifici corporali. I sette vizi capitali, tutti ben rappresentati nella sfilata: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia. Borgonovo, banchetto ducale. Ciò voleva dire ogni bendiddio in tavola, purché portasse alla liberazione da Castruccio Castracani, incursore che non è mai riuscito a espugnare il castello di Fucecchio.
S. Pierino, miseria e nobilta’. Con i bambini dei poveri che rubavano il pane e fuggivano, mentre i figli dei ricchi andavano a scuola. Spettacolare la carrozza scoperta del XVIII secolo, sulla quale due nobili si pavoneggiavano aspettando l’ora del ricco pranzo.
Massarella, Pietro Leopoldo. Due dame con delicate ninfee richiamavano al Padule. Un bambino poco più che neonato era adagiato in una carriola con gli occhi già aperti sul mondo. Il Granduca, lungimirante, abolì la tortura e la pena di morte.
Samo, gli ozi di Fortebraccio. Armigeri non addetti al dolce far niente, impegnati nelle razzìe nei campi e a tavola nelle grandi abbuffate, delusero. Cosicché nella guerra tra Lucca e Firenze anche i fucecchiesi dovettero mettere mano alla roncola.
S. Andrea, I “della volta”. Di grande impatto visìvo le sei bambine in apertura, l’episcopessa, i francescani e i nobili, come quando la potente consorteria dominava l’antico centro storico cittadino e le terre circostanti.
Porta Bernarda e il suo casato. Imponente il corteggio, ben curato fin nei particolari. Il capitano del popolo a cavallo, i paggetti di corte, il frate confessore e i notabili, il capitano delle guardie con i due paggi che portano la spada e lo scudo.
Botteghe, l’arte della concia. Ora è una risorsa per il lavoro che dà, e la contrada vuol nobilitare questa arte, già presente in epoca medievale, che ha consentito a Fucecchio di diventare una delle zone più importanti per il pellame.
Porta Raimonda, vino e papa. Paolo III, mentre è diretto a Nizza, beve il vino locale. Tanto che viene messo per iscritto da Sante Lancerio, suo bottigliere che “il pontefice ne ordina una “soma” da mandare a Roma alla corte pontificia”, su un ciuchino.
Gran finale. Anche le autorità attorno al cencio, che il maestro Claudio Occhipinti ha incentrato sul patrono San Candido, nel 350° anniversario dell’arrivo delle sue reliquie.
Luciano Gianfranceschi
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