La protesta
In mille senza indennità da sette mesi, ora si profila il licenziamento
I pagamenti della cassa in deroga sono fermi a ottobre dello scorso anno. E per godere dei nuovi aiuti della Naspi i dipendenti dovranno lasciare definitivamente i loro posti
EMPOLI. Nel circondario ci sono circa un migliaio di persone che sono in attesa della cassa integrazione in deroga. Lavoratori di comparti non coperti né dalla cassa integrazione ordinaria, né da quella straordinaria e per questo inseriti in un percorso alternativo che finora ha garantito la tenuta occupazionale in molte aziende del territorio. L’ultimo decreto del ministero del Lavoro risale all’8 maggio scorso e ha sbloccato i fondi per il pagamento delle ultime mensilità rimaste scoperte nel corso del 2014. I soldi ancora non sono arrivati, ma lo sblocco in favore delle Regioni c’è stato e a giorni dovrebbero avvenire gli accrediti in favore dei lavoratori interessati. L’ultimo finanziamento della cassa in deroga, a metà dello scorso anno, era arrivato a coprire fino al mese di ottobre, cosicché erano rimasti fuori gli ultimi due mesi di sussidio. Con il decreto di questo maggio quei due mesi saranno erogati. Ma all’appello mancano ancora i primi cinque mesi di quest’anno. Su questo periodo ancora non ci sono certezze. Nonostante le richieste delle forze sindacali, che in queste settimane sono tornate ad invocare il rifinanziamento della cassa in deroga, infatti, per adesso da Roma non sono arrivati riscontri.
Con la riforma degli ammortizzatori sociali il governo Renzi ha disposto che le coperture massime per la cassa in deroga nel 2015 fossero di soli cinque mesi. Per i quasi mille lavoratori dell’Empolese Valdelsa, dunque, si profila il rischio di non poter più accedere al sostegno d’ora in avanti. Insomma, i soldi per finanziare l’ammortizzatore da gennaio a maggio saranno con ogni probabilità trovati (anche se per ora non si conoscono i tempi), ma sul futuro i segnali sono tutt’altro che positivi. «La nuova normativa non prevede più la cassa in deroga – spiega Rossano Rossi, segretario della Camera del lavoro di Empoli – nonostante l’imponenza del numero di lavoratori che grazie a questo ammortizzatore hanno potuto mantenere il loro posto di lavoro, seppur in condizioni di difficoltà aziendali. Sul nostro territorio al momento ci sono quasi mille persone interessate: si tratta di dipendenti di piccole aziende per cui non è prevista la cassa ordinaria o straordinaria e che adesso sono fortemente preoccupate per ciò che accadrà».
Per un territorio come quello degli undici comuni, costituito prevalentemente da piccole o piccolissime aziende la cassa in deroga era l’approdo principale. Istituita nel 2004 e fortemente potenziata nel 2009, fu di fatto abrogata dalla riforma Fornero anche se ha beneficiato di deroghe continue e di rifinanziamenti. Finora, infatti, è rimasta in piedi, seppure i fondi investiti siano stati sempre meno e i ritardi nell’erogazione sempre più pesanti. Fino all’agosto scorso, quando un decreto interministeriale ha fissato l’exit strategy per il 2015 con la conseguente estinzione dell’ammortizzatore a partire dal prossimo anno. «Intanto i lavoratori coinvolti devono recuperare gli assegni di questi primi cinque mesi – continua Rossi – e poi la prospettiva, a meno che non rientrino in azienda, è quella di approdare alla cosiddetta Naspi. Ma questo è un grosso problema perché questa nuova forma di sostegno sociale è riservata a chi ha perso il lavoro e quindi per essere accordata presuppone che ci sia stato un licenziamento. Se con la cassa in deroga, infatti, il lavoratore rimaneva agganciato al proprio posto, con la Naspi invece la speranza di rientrare in azienda è praticamente annullata».
La Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego), nel quale sono confluite la disoccupazione e la mobilità oltre alla cassa in deroga, è ufficialmente attiva dal primo maggio scorso. Riguarda coloro che hanno perso il lavoro involontariamente. Potranno beneficiarne anche i soggetti che hanno presentato le dimissioni per giusta causa e coloro che hanno risolto consensualmente il rapporto di lavoro. Per il 2015 e il 2016 il periodo di massima copertura sarà di 24 mesi (18 dal 2017) e l’importo sarà del 75% rispetto alla retribuzione con un abbattimento mensile del 3% dopo i primi cinque mesi.
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