Sicurezza
La città riscopre il “suo” maestro Checchi
Sabato alla Fondazione e al Museo l’inaugurazione della mostra con cinquanta opere del pittore
FUCECCHIO. C’è il Maestro di Fucecchio, artista cosiddetto perché non se ne conosce il nome, e un maestro che è un grande della pittura, Arturo Checchi, non conosciuto abbastanza in patria, nato a Fucecchio del 1886 e morto a Perugia, dove abitava e dipingeva, la vigilia di Natale 1971.
Per dargli il giusto riconoscimento, sabato al museo civico e alla Fondazione Montanelli verrà inaugurata una mostra con cinquanta capolavori, coordinata dall’esperto e critico Pier Giuseppe Leo, intitolata “Arturo Checchi – Una Toscana autentica e suggestiva, dagli epigoni dei Macchiaioli ai nascenti movimenti europei del ‘900”.
Quattro i nuclei: la collezione del Comune, quella della Fondazione Montanelli-Bassi, i collezionisti privati e la grafica. Appuntamento alle ore 17 al Museo di Fucecchio, e alle 18,30 alla Fondazione Montanelli. Durante l’inaugurazione verranno eseguite arie di Giacomo Puccini. La rassegna si concluderà l’11 ottobre 2015. Chi era Arturo Checchi, al quale è ora intitolata la scuola adiacente al Museo? Un uomo di carattere - definizione che secondo Montanelli significa “di cattivo carattere” - Arturo Checchi non taceva ingoiando, come quando nel concorso del 1929, vinto da Aldo Carpi, ricordò di quest’ultimo i ripetuti viaggi a Roma, la sua parentela con Andreotti, l’amicizia con Ojetti e tutti i personaggi che Arturo nemmeno sapeva che sarebbero stati in giuria; e acidamente concludeva immaginando le dimissioni del vincitore per incapacità, e non sarebbe stata la prima volta.
Povero Arturo, che ancora lo aspettavano delusioni successive, con protagonisti ancor più altisonanti e conseguenti clamorosi brogli. Del resto un caro amico del Checchi e suo maestro nel Liberty, Galileo Chini – lavorarono insieme nella Biennale di Venezia 1909 – si sarebbe pesantemente compromesso durante la visita di Hitler a Firenze nel 1938, attaccando la fantasmagoria di svastiche in città. Protestarono solo Chini e il Card. Della Costa, ma pagò solo Chini, essendo il cardinale protetto dal Concordato del 1929. La mostra attuale è un omaggio all’uomo e all’artista sùbito intuito con lungimiranza e buon senso di cronista e scrittore da Indro Montanelli, che proprio non regalava a cuor leggero patenti di stima. Un vanto per Fucecchio, per il clima che si respira, la tradizione che c’è, il carattere della gente, il familiare paesaggio di fiume, padule, colline che amiamo vedere nell’arte di Arturo Checchi. Tanto che anche lo scrittore Piero Malvolti aggiunse: «Arturo Checchi non ebbe bisogno di muoversi da Firenze e dalla sua Perugia. E a chi lo chiamò e lo invitò ripetutamente a Parigi rispose pacatamente e sdegnosamente: “Non faccio l’emigrante, io!”. Ed egli resta davvero un pittore europeo perché proprio seppe evitare le affannose corse nei boulevards di Parigi e nei salotti di moda, dove l’ingenuo cercò l’ispirazione e lo scaltro la facile gloria».
Luciano Gianfranceschi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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