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Con "Il racconto dei racconti" la Toscana finisce sulla croisette

di David Biuzzi
Una scella scene del film "Il racconto dei racconti"
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Una scella scene del film "Il racconto dei racconti"

Il nuovo film di Matteo Garrone in concorso a Cannes è stato girato anche fra il castello di Sammezano e le cave del tufo a Sorano, fiorentini sono lo sceneggiatore (Ugo Chiti) e il costumista (l'astro emergente Massimo Cantini Parrini) e fra i protagonisti (accanto alle star) c'è un bimbo pratese di 15 giorni appena

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FIRENZE. C'è la Toscana a sfilare sulla croisette di Cannes. Ce l'ha portata uno dei nuovi mostri sacri del cinema italiano, il regista Matteo Garrone, in concorso al festival con il suo nuovo film, "Il racconto dei racconti".

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Un "fantasy ambientato nel 1600", come lo fotografa l'autore di Gomorra e Reality.  La storia di una regina che non riesce più sorridere, consumata dal desiderio di una maternità che non arriva, anziane sorelle, un re possessivo, un drago. La storia  è ispirata da "Lo cunto dei cunti", la raccolta di fiabe più anticta d'Europa scritta fra il 500 e il 600 dal napoletano Giambattista Basile.

IL TRAILER DEL FILM

Napoletano come Garrone che, però, mai come stavolta ha preso a piene mani della Toscana. Dalle sue bellezze e dal suo incredibile talento cinematografico. Grazie anche alla collaborazione con la Toscana Film Commission, infatti, molte scene del film sono state girate fra le bellezze del castello di Sammezano, alle porte di Firenze (Comune di Reggello), e lo scenario naturale del parco archeologico dell cave del tufo di Sorano, in provincia di Grosseto. E fra i protagonisti, accanto a star come Salma Hajek e Vincent Cassel, c'è anche una piccolissima star di Prato. Piccolissima per età, visto che Gherardo Toccafondi ha girato le scene ad appena 15 giorni di età. Con lui anche Alba Rohwrwacher e Massimo Ceccherini.

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Ma anche dietro le quinte il film (nelle sale italiane dal 14 maggio) ha un'anima toscana. Quella dello sceneggiatore Ugo Chiti (che ha scritto il film con Edoardo Abbinati e Massimo Gaudioso), altro autentico maestro del cinema italiano ("La seconda moglie", "La ragazza di Bube", "Albergo Roma"), e quella di Massimo Cantini Parrini, fiorentino anche lui, astro nascente di un'autentica arte che da sempre ha visto la nostra regione in prima fila: quella del costumista.

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Trapiantato da anni a Roma, infatti, Cantini Parrini è stato prima allievo del grande Piero Tosi (Oscar alla carriera) al Centro sperimentale, quindi è cresciuto al fianco della rosignanese Gabriele Pescucci (Oscar per "L'età dell'innocenza") con cui ha lavorato anche a Livorno, per "La prima cosa bella" di Virzì. E dei suoi illustri maestri sta ripercorrendo le tappe. I suoi costumi per "Il racconti dei racconti", infatti, prima ancora dell'uscita di un film (caso più unico che raro) sono già stati esposti a Roma in una mostra dedicata alla grande scuola italiana. In passato ha già firmato i costumi di film di registi del calibro di Martinelli ed Ettore Scola

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