La manifestazione
Riforma dell’Asl, parte la protesta di infermieri e operatori sanitari
Proclamato lo stato di agitazione contro la riorganizzazione, per le Rsu mancherà personale I dipendenti: «Con le ferie e le lunghe assenze i turni di lavoro diventeranno insostenibili»
EMPOLI. Il personale sanitario dell’Asl 11 di Empoli ha proclamato lo stato di agitazione per le condizioni di disagio lavorativo attuali e per la riorganizzazione futura del servizio sanitario regionale. Dopo le due assemblee organizzate dalle rappresentanze sindacali unitarie dell’azienda nella giornata di ieri, la prima sessione la mattina e la seconda il pomeriggio, si è deciso di dare sostanza al disagio e alle preoccupazioni dei lavoratori che denunciano condizioni di lavoro sempre più difficili all’interno dell’azienda sanitaria locale. Operatori socio sanitari, assistenti e infermieri vogliono portare in questo modo all’attenzione le difficoltà di un comparto che in questi mesi sta affrontando una riforma generale che porterà le aziende sanitarie regionali da 12 a 3 a partire dal prossimo anno. La riforma, che si è resa necessaria a seguito dei tagli degli stanziamenti da parte dello Stato alle Regioni (400 milioni di euro solo in Toscana), prevede anche una riduzione del personale da attuare attraverso prepensionamenti che non verranno compensati da nuove assunzioni.
A questo proposito si parla di un taglio di 1.500 lavoratori a livello regionale, che avrà pesanti ripercussioni anche sull’Asl 11. In questi giorni, tra l’altro, è avvenuto l’avvicendamento alla guida dell’azienda sanitaria locale tra l’ormai ex direttore generale Monica Piovi (che sarà chiamata a dirigere la futura Area vasta Sud Est che comprenderà i territori provinciali di Siena, Arezzo e Grosseto) e l'attuale direttore sanitario Renato Colombai, che ha assunto la direzione regionale ad interim in vista dell’accorpamento nell’Area vasta di Firenze, Prato e Pistoia. I prepensionamenti, secondo le rappresentanze sindacali, avranno un grave impatto sul personale e di conseguenza sulla popolazione, dal momento che andrà a impoverire ulteriormente il corpo sanitario già in emergenza.
Le difficoltà maggiori, che vengono denunciate, riguardano l’ospedale San Giuseppe. Durante le assemblee di ieri le Rsu, che questa mattina esporranno la situazione in una conferenza stampa, hanno più volte sottolineato che il personale impiegato in molti reparti è insufficiente a fronte dei carichi di lavoro richiesti. In concomitanza con ferie e lunghe assenze, infatti, i dipendenti contestano turni di lavoro insostenibili per coprire i buchi. Tale situazione - questa è la preoccupazione maggiore - potrebbe peggiorare con l’accorpamento delle aziende sanitarie che diventerà operativo dal gennaio del prossimo anno. La scarsità di personale nella sanità, d’altronde, è un problema diffuso che in questi anni è stato sottolineato anche da organismi internazionali come l’Ocse. Quest’ultimo in uno degli ultimi report ha calcolato una mancanza di 60mila infermieri in Italia per far fronte alle necessità.
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