Il Tirreno

Empoli

«Da salvare c’è ben poco» In 40 contro la riforma

di Chiara Capezzuoli
«Da salvare c’è ben poco» In 40 contro la riforma

La metà dei professori del liceo Pontormo contro il disegno di legge Renzi Usata la stessa “arma” degli studenti: istituto occupato dalle 14 a mezzanotte

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EMPOLI. Apertura no-stop per il liceo Pontormo. Continuano le manifestazioni di protesta nei confronti del disegno di legge Renzi sulla scuola: protagonisti i professori che “occuperanno” fino a giovedì sera il locale dell’auditorium scolastico al fine di informare quante più persone possibile. Circa 40 i docenti del Pontormo che hanno infatti deciso di manifestare la loro contrarietà al disegno di legge già nella giornata di ieri quando la scuola è rimasta aperta fino a mezzanotte per trattare lo spinoso tema.

Una riforma della legge scolastica che tendenzialmente spaventa e che porterà la scuola pubblica italiana, a detta di molti, alla perdita della collegialità, fondamento su cui essa si basa, e alla formazione individuale degli studenti in funzione del lavoro e del mercato.

«Il nostro desiderio in qualità di docenti è quello che la missione educativa della scuola - sostiene Vittorio Annibaldi Corsano - non sia messa in secondo piano rispetto al trovare una posizione nel mondo del lavoro. Purtroppo il disegno di legge Renzi, molto in linea con quello Moratti, ha all’interno due rischi: l’eliminazione delle esperienze tipiche dell’educazione e lo schiacciamento del percorso scolastico sul mondo che c’è».

A spaventare non poco i docenti c’è l’impronta netta data da Renzi che non riuscirebbe, sempre secondo gli insegnanti, a racchiudere in sé le singole realtà scolastiche italiane da nord a sud. «A mio avviso si doveva tener conto di alcuni contesti - commenta il professor David Parri - si parla di scuola pubblica e dunque di uguali opportunità di partenza per tutti gli studenti ma per ciò che riguarda il lavoro e l’avvicinamento dei ragazzi delle scuole superiori a questo, l’Italia non ha ovunque lo stesso assetto economico». «Per questo motivo - continua Parri - mi sembra che il disegno di legge sia stato fatto da un governo del nord con situazioni economiche e sociali del nord. Ma in questo contesto quali sono le opportunità che hanno i ragazzi del territorio empolese?»

Le criticità riscontrate dai docenti del Pontormo in merito alla discussa riforma sono molte e tutte vanno nella direzione di un graduale impoverimento della scuola e soprattutto degli studenti, che magari, è questo il sospetto, non riusciranno più ad instaurare profondi rapporti con i loro professori e avranno meno spunti, una volta tornati a casa, su cui riflettere. Non è da escludere che tra professori vadano instaurandosi attriti per avere la meglio davanti agli occhi dei ragazzi e del preside (figura ancor più dibattuta visto i grandi poteri che rivestirà in caso di approvazione definitiva della riforma) e che ci sia una rotazione dell’organico molto frequente, vale a dire ogni 3 anni. «La più grande paura è che si squalifichi la capacità di entrare in profondità nelle cose, negli argomenti - dice il docenteGianni Balducci - e che ci sia per i nostri studenti un livello culturale e introspettivo molto più basso rispetto ad oggi. Personalmente del disegno Renzi salverei solamente l’intenzione di stimolare la formazione e il continuo aggiornamento degli insegnanti».

L’intricata matassa rappresentata da questo disegno di legge ancora non sembra dipanarsi, così come non si sta dissipando la fumosità di alcune questioni come la gestione didattica e la redazione del piano di offerta formativa per mano del preside e la presenza o meno di un garante che vigili l’operato di quest’ultimo. «Nel disegno di legge si dice che il dirigente scolastico ha un margine gestionale sia sulle materie da svolgere che sul numero delle ore per ogni materia - interviene la professoressa Elisa Dei - da un punto di vista critico, i dirigenti scolastici si troveranno tra le mani troppo potere decisionale e ancora non si è fatta chiarezza su chi sarà incaricato di verificare l’operato dei presidi e con quali criteri». «Non ci sarà la possibilità di esercitare la democrazia nel luogo in cui è nata e andrebbe portata avanti - sostiene infine l’insegnante Maria Materazzi - il nostro compito è quello di insegnare l’educazione in un clima sereno e produttivo ma ci ritroveremo in un regime feudale o di monarchia assoluta».

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