Il Tirreno

Empoli

I professori “occupano” la scuola per protestare contro la riforma

di Francesco Turchi
I professori “occupano” la scuola per protestare contro la riforma

Da domani al Pontormo assemblee con studenti e genitori e tavoli di discussione fino a mezzanotte «No agli istituti trasformati in aziende e ai dirigenti-manager». La didattica sarà garantita

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EMPOLI. Iniziative, assemblee, sportelli informativi all’interno della scuola aperta fino a mezzanotte. Ma stavolta i protagonisti della protesta non sono gli studenti, bensì gli insegnanti. Che bocciano il disegno di legge sulla “Buona scuola” e danno vita a una sorta di “occupazione”. Succede all’istituto superiore Pontormo di Empoli, dove da domani a giovedì una quarantina di docenti in assemblea permanente daranno vita a una forma di protesta insolita: «Vogliamo rompere con certi schemi tradizionali. Ok lo sciopero (quello generale unitario è programmato per il 5 maggio, ndr) - spiega uno dei docenti, David Parri - ma vogliamo anche incontrare le persone, discutere la riforma, spiegare il nostro punto di vista. Ai genitori, agli studenti e ai cittadini in generale. Si sta andando incontro a un indebolimento della scuola statale, che corre il rischio di essere trasformata da “bene pubblico” a “bene di mercato”». Complice, secondo i prof, una campagna di comunicazione a senso unico, attraverso social network e talk-show che non maschera i reali contenuti della riforma messa a punto dal governo-Renzi: «E ci siamo resi conto che studenti e genitori - in molti casi - non sono pienamente consapevoli dei contenuti del disegno di legge, che in realtà dal nostro punto di vista sono inquietanti».

Al momento sono una quarantina i professori del Pontormo sul piede di guerra (circa la metà del corpo docenti), ma l’obiettivo è di coinvolgere anche i colleghi di altri istituti cittadini e dell’Empolese Valdelsa.

«La didattica - fanno sapere dall’assemblea permanente - sarà regolarmente garantita». Quindi non ci sarà alcuna ripercussione sulle lezioni. Poi, dopo il suono della campanella, da domani a giovedì, spazio a tavoli di discussione, approfondimenti e assemblee (nel box il programma dettagliato).

«La scuola si può e si deve cambiare, ma non in questi termini - spiega Parri -. Con questa riforma si va verso un impoverimento dell’offerta formativa a vantaggio di una didattica “da addestramento”».

Sul banco degli imputati anche il ruolo dei presidi: «I dirigenti vengono inquadrati come manager in un modello di “scuola-azienda” che non ci piace: avranno responsabilità enormi, con il consiglio di istituto e il collegio dei docenti che diventeranno dei semplici organi consultivi. E nel frattempo i soggetti privati potranno diventare partner degli istituti. Ma a quale prezzo? Cosa vorranno in cambio? E siamo proprio sicuri che in tutte le zone della Toscana e del resto d’Italia ci saranno privati pronti a investire nelle scuole? In realtà si vuole dare piena autonomia ai dirigenti, anche nel reperimento dei fondi, per fare fronte ai tagli. Non è questa l’autonomia scolastica che vogliamo. Così si certifica il fatto che lo Stato non può sostenere la scuola, ma questo è anticostituzionale. Senza dimenticare gli sgravi fiscali previsti per coloro che iscrivono i propri figli agli istituti paritari».

Criticità che erano emerse anche durante le assemblee non-stop convocate dai sindacati alle quali dieci giorni fa hanno partecipato circa cinquecento tra insegnanti e collaboratori scolastici, proprio nell’auditorium del Pontormo. E che ora vengono rilanciate con forza dall’assemblea permanente dei docenti del Pontormo in attesa di capire quando e come il ddl arriverà in Aula alla Camera: sono infatti quasi 2000 gli emendamenti al testo presentati alla commissione cultura di Palazzo Montecitorio, dove giace attualmente il disegno di legge.

«A studenti e genitori - concludono i docenti - spiegheremo anche questo: il testo potrà subire delle modifiche nelle prossime settimane, ma così com’è non ci piace perché in generale non condividiamo questa visione aziendalista della scuola».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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