Attenzione
Parrucchieri abusivi decine le denunce alla Cna
Gli artigiani chiedono più controlli anche contro altre irregolarità nel settore Dall’indagine su 350 attività emerge poi che sono contrari a liberalizzare l’orario
EMPOLI. Più controlli contro abusivismo, irregolarità e mancato rispetto delle regole in materia di orari. E’ quanto chiedono parrucchieri, tatuatori, estetisti, sostenuti dalle associazioni di categoria. Le decine di denunce passate dagli uffici della Cna di zona e recapitate alle autorità indicano una precisa volontà di fare chiarezza in un settore che, come molti altri, ha risentito della crisi non solo economicamente ma anche in fatto di regole. «Negli ultimi mesi abbiamo promosso una campagna di ascolto con gli operatori di questa categoria – spiega Alba Di Marino di Cna – e ci siamo fatti veicolo di denunce di irregolarità avanzate da quegli oltre trecento professionisti che sul territorio lavorano nel pieno rispetto delle norme. Tutelare un settore significa anche fare dei controlli che garantiscano la qualità e la regolarità di chi opera». La principale questione che sta scuotendo un mondo fatto nella maggior parte dei casi di piccoli negozi e botteghe artigiane riguarda gli orari. E su questo la confederazione guidata da Marco Landi e coordinata da Elena Bardi ha condotto un’indagine conoscitiva per capire quali siano gli orientamenti dei diretti interessati. Sono stati inviati dei questionari a tutti i professionisti del settore. Circa 350 tra parrucchieri, estetisti e tatuatori sono stati interpellati tra maggio e settembre dello scorso anno. La diatriba tra chi vuole mantenere l’attuale assetto, cioè le 53 ore di apertura massima settimanale (62 nel periodo natalizio) così come stabilito anche da un’ordinanza del Circondario che risale al 2008, oppure liberalizzare gli orari. «Il responso che abbiamo ricevuto ha sancito la preferenza per l’orario a 53 ore settimanali con chiusure la domenica e i festivi – conferma Di Marino – perciò abbiamo consegnato i risultati all’Unione dei Comuni. C’è bisogno di una maggiore omogeneità tra i comportamenti dei vari enti locali, ma soprattutto è necessario che vengano effettuate delle verifiche, perché se si prende una decisione poi quella va fatta rispettare».
Ma a preoccupare i professionisti del settore ci sono anche molte pratiche scorrette. Primo tra tutte l’abusivismo, che causa la crisi sta prendendo sempre più campo. «Dalle segnalazioni che ci sono pervenute – continua - i casi di persone che svolgono la professione nella propria casa senza una licenza e senza pagare tasse sono molti. E questo è un problema per chi, invece, ogni mese si trova a sostenere grosse uscite, molte delle quali legate a imposte. E’ difficile sostenere la pressione fiscale se gli operatori vedono che chi non è in regola non viene nemmeno controllato». Accanto all’abusivismo, poi, le denunce evidenziano anche tutta una serie di pratiche che si collocano in una zona grigia. Come, ad esempio, il ricorso a personale non contrattualizzato oppure l’utilizzo di prodotti scadenti. Tutti comportamenti che contribuiscono ad abbassare i costi, a scapito però di chi lavora rispettando le norme. «I soldi in mano alle famiglie sono sempre meno e di conseguenza – conclude Alba Di Marino – anche i clienti cercano di risparmiare rivolgendosi al parrucchiere o all’estetista che pratica prezzi più bassi. Ciò va bene se c’è la certezza che tutti sottostiano agli stessi adempimenti. Altrimenti si creano disparità insopportabili».
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