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Mettono una moneta rovente sul fondoschiena del compagno

Mettono una moneta rovente sul fondoschiena del compagno

Al Checchi denunciati 5 ragazzi tra i 16 e i 17 anni, da tempo avevano preso di mira uno studente immigrato Il dirigente li ha sospesi, continuano gli accertamenti per scoprire se sono coinvolti altri giovani

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FUCECCHIO. Un gesto perfido con una “vittima” di 19 anni, un ragazzo immigrato che frequenta l'istituto Checchi. Ma in questo caso il razzismo non c’entra, l’atto è stato di bullismo. Cinque ragazzi, tra i 16 e i 17 anni e tutti italiani, gli avrebbero procurato un'ustione sul fondoschiena con una moneta rovente, a quanto pare in seguito ad un litigio in palestra. Per questo i cinque sono stati denunciati dai carabinieri per lesioni personali ed atti persecutori.

Ecco la ricostruzione che è stata fatta: circa un mese fa il ragazzo ha avuto un alterco in palestra con un altro gruppo di ragazzi; è volata qualche parola grossa, i ragazzi si sono affrontati a muso duro. Sembrava tutto finito ma al ritorno in classe - in base ad una prima ricostruzione - i cinque avrebbero deciso per ripicca di infilargli sotto la maglietta una monetina arroventata, provocandogli una "bruciatura da oggetto circolare", come recita il referto del pronto soccorso. La monetina è infatti scesa giù dalla maglietta ed è finita nei pantaloni del ragazzo, che si è bruciato all'altezza dei glutei. Non è chiaro se gli autori abbiano usato una pinza per non bruciarsi anch'essi. Il ragazzo è poi andato in ospedale, dove ne è uscito con la diagnosi di cui prima, e con una prognosi di dieci giorni. Non un modo simpatico per far valere le proprie ragioni, qualunque siano state le motivazioni che hanno portato al presunto litigio. Il ragazzo ha in seguito raccontato ai carabinieri che l'ustione era stata causata da una moneta arroventata che alcuni suoi compagni di classe gli avevano infilato sotto la maglietta. I militari hanno poi identificato due dei giovani e in seguito, raccogliendo testimonianze ed effettuando anche perquisizioni nelle case di alcuni minori, hanno individuato gli altri tre.

I carabinieri spiegano che sono in corso accertamenti per verificare se quanto accaduto "non rientri in un più ampio comportamento vessatorio e di sopraffazione messo in atto dal gruppo di minori nei confronti" del giovane immigrato. Non era la prima volta che era stato preso di mira: si tratta di un ragazzo da poco in Italia, molto schivo e con difficoltà a parlare l'italiano. Limitato dal problema della lingua, questo è sicuro. Lo studente aveva già subito alcuni dispetti - non altrettanto gravi - come "scappellotti" ed energiche pacche sulla schiena, per usare una metafora. I carabinieri escludono comunque che gli atti persecutori siano per motivi di razzismo.

Che il fatto sia accaduto nei locali del Checchi (che ha tre plessi separati), non c'è dubbio, tanto che il preside Graziano Magrini ha spiegato che «la scuola ha fatto la sua parte offrendo tutta la disponibilità possibile e collaborando con le autorità». Sulla dinamica dei fatti e sulle motivazioni che vi stanno dietro il dirigente ha preferito non rilasciare dichiarazioni. I ragazzi, comunque, oltre ad essere stati denunciati sono stati anche sospesi per alcune settimane dalla scuola.

I carabinieri, nel frattempo, non hanno chiuso le indagini perchè vogliono capire se l'episodio ha coinvolto anche altri ragazzi. Un fatto che non trova precedenti - per fortuna - nella storia recente e passata dell'istituto superiore Arturo Checchi, che offre l'indirizzo moda, il professionale, l'Igea e il liceo scientifico. Sulla vicenda è intervenuta anche Emma Donnini, assessore comunale all'istruzione: « La scuola ha fatto tutto ciò che doveva, cercando di punire anche chi è stato zitto e non ha segnalato. Capisco che si tratta di ragazzi ma certe cose vanno evidenziate, sennò si passa da complici. E' un gesto stupido, andato oltre un certo limite e per questo sfociato nel bullismo: certe classi sono complicate da gestire, quotidianamente ci troviamo situazioni difficili ma mai avrei voluto commentare un atto del genere. Noi ci proviamo con progetti che coinvolgono i ragazzi, per farli avvicinare ai valori della scuola». «Prevenire - ha concluso l'assessore - rimane comunque impossibile».

Marco Sabia

Lucia Aterini

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