Il fucecchiese Matteo rivoluziona il Corsini con una tesi
FUCECCHIO. Laurearsi con 110 e lode in architettura grazie ad una tesi sul Parco Corsini di Fucecchio? Si è possibile. E a dimostrarlo c'è il progetto del fucecchiese Matteo Bartoli, 26 anni e fresco...
FUCECCHIO. Laurearsi con 110 e lode in architettura grazie ad una tesi sul Parco Corsini di Fucecchio? Si è possibile. E a dimostrarlo c'è il progetto del fucecchiese Matteo Bartoli, 26 anni e fresco di laurea quinquennale in architettura all’Università di Firenze. Bartoli ha realizzato un progetto innovativo, per certi versi radicale, perché prevedrebbe l'inserimento di un nuovo edificio e lo spostamento dello tanto discussa statua Eloisa. Non ha puntato l'attenzione tanto sull'esistente (come in altre tesi passate di altri studenti) ma ha voluto aggiungere un dettaglio al Parco, che poi tanto dettaglio non è.
Una tesi nata con lo scopo di far riflettere sulle attuali condizioni del Corsini, a parere di Bartoli un'area non sfruttata per le sue reali potenzialità: da lì l'idea - ardita - di costruire un nuovo "volume" davanti la Torre di mezzo che servirebbe ad ospitare una scuola di fotografia. Questo perché il novello dottore in architettura aveva notato che il FotoClub di Fucecchio non ha ancora una sede vera e propria. Questo nuovo edificio presenterebbe molte particolarità. Innanzitutto è fatto in calcestruzzo con all'interno parti in metallo: il calcestruzzo perché contraddistingue l'architettura circostante e il metallo perché se si seziona una macchina fotografica si può notare la presenza di tante piccole componenti in metallo, riprodotte nella struttura del nuovo immobile. E c'è un altro dettaglio, molto significativo: la parte centrale è costruita come un obiettivo fotografico, disposto per guardare verso il cielo, sulla cui sommità sta un'apertura che ricalca un diaframma, quella componente della macchina fotografica che - aprendosi o chiudendosi - fa entrare o meno la luce all'interno di essa. «Il progetto - spiega Bartoli - ha uno sviluppo planimetrico semplice derivante dalla scelta di voler riproporre i caratteri e gli elementi compositivi fondamentali dell’architettura rurale e di quella fortilizia. Gli ambienti si dispongono attorno ad uno spazio centrale predominante che vuol ricordare una torre. Si crea così uno spazio intermedio idoneo ad accogliere mostre ed esposizioni organizzate dall'associazione». Ma perché un'idea del genere? «Credo che sia un peccato vedere le attuali condizioni del parco. Da qui deriva il mio progetto, dalla volontà di far riflettere sul destino di quest'area». Il nuovo edificio si andrebbe a collocare davanti la Torre di mezzo. Poco più in là si erge Eloisa: che fine farebbe? « Io penso che Eloisa - e il terrapieno su cui è posizionata - fungano da tappo verso la retrostante Torre grossa. Per cui avrei progettato di creare una gradinata dolce, fatta di laterizi e di verde, che conduca pian piano verso la torre. Ovviamente il terrapieno andrebbe rimodellato ed Eloisa spostata: o poco più giù, oppure sempre all'interno del Parco all'interno di un nuovo percorso con aree di sosta utili ad ospitare anche mostre all'aperto».
Marco Sabia
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