Sicurezza
"Buona scuola” al collasso, in 500 dicono no alla riforma
Perplessi e preoccupati gli insegnanti e il personale non docente riuniti in assemblea a Empoli: «Rimangono i precari, troppo potere ai presidi e favori agli istituti privati”
EMPOLI. Un pubblico di oltre 500 persone tra insegnanti e collaboratori scolastici si è radunato giovedì 16 aprile all’auditorium dell’istituto superiore Il Pontormo dove i sindacati aveva indetto un’ assemblea per parlare a tutti gli operatori del settore della tanto discussa riforma della scuola. Durante l’assemblea il decreto e tutto ciò che esso comporterà, è passato come un treno in corsa, lasciando dietro tante perplessità da parte dei lavoratori. Più che della “buona scuola” in tanti hanno messo l’accento sul definitivo collasso dell’istruzione pubblica tra “presidi padroni” e sgravi fiscali rivolti ai genitori che decidono di iscrivere i figli agli istituti scolastici privati.
Un disegno di legge quello del governo Renzi che parla di massima autonomia scolastica, di migliaia di assunzioni, ma che, secondo i sindacalisti, va a ledere in maniera irreversibile il sistema scolastico pubblico. «Sono tantissimi i punti del decreto legge che non vanno bene e che non corrispondono a quanto pattuito - commenta Paola Pisano segretario Flc- Cgil Firenze - primo fra tutti il patto di stabilizzazione che certo non risponde ai patti presi con il governo visto che sarà possibile assumere, delle 150mila persone che sono in lista nelle graduatorie, al massimo 100mila persone non risolvendo inoltre il problema del precariato. Restano poi esclusi dal disegno quelli che hanno almeno 36 mesi di servizio derivanti da percorsi abilitanti speciali mentre i sindacati avevano chiesto un altro canale per la loro situazione».
[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.11248042:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11248042:1652021036/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Anche il personale di ruolo, malgrado vanti anni di onorato servizio, non potrà dormire sonni tranquilli visto che l’estensione del Job Act potrebbe prevedere dei licenziamenti in merito e considerato il fatto che sarà il dirigente scolastico a formare la “squadra” che guiderà il suo istituto. Al preside spetterà inoltre l’onore e l’onere di gestire in maniera autonoma la didattica (scriverà infatti il Piano di offerta formativa) e di decidere il salario di risultato per premiare i docenti. «Il concorso per assunzione diventerà a quel punto solamente per meriti e non più per titoli - continua Pisano - e dal momento che ogni preside avrà il pieno dominio su tutto ciò che concerne l’attività didattica, non è escluso che in alcuni istituti non vengano rispettate le ore minime di lezione per ogni materia».
La situazione che si profila, dunque, è di estrema disgregazione e precarietà e non si esclude che, alla fine dei giochi, una buona fetta di genitori decida di mandare i propri figli a studiare presso istituti privati visto che il decreto prevede sgravi fiscali alle famiglie che mandano i figli in scuole private.
Il malcontento durante l’assemblea è stato bene manifesto, anche e soprattutto dal personale Ata che ha continuamente subito tagli nel corso delle riforme scolastiche. «Il personale Ata non è nemmeno stato preso in esame dal disegno di legge - dice Simona Vivarelli, tecnico dell’istituto Fermi - anche se la continua digitalizzazione e utilizzo dell’informatica e dei laboratori, dovrebbe favorire un aumento del personale tecnico». Gli Ata infatti, resteranno nuovamente in un limbo indefinito senza nuove assunzioni e senza sostituzioni. «Non contiamo mai malgrado la scuola ci carichi e ci sommerga di lavoro e non veniamo né considerati né apprezzati - riferisce Anna Clara Masciotta dell’istituto Virgilio - continuiamo a fare il nostro lavoro solo per l’etica professionale e il rispetto».
«Molto di quello che la scuola fa va avanti grazie alla vecchie generazioni perché per le nuove è tutto molto approssimativo - dice Cinzia Di Grazia del Virgilio - ma sono veramente tanti gli aspetti del decreto che ci mettono in ansia».
La paura generale, comunque, ricade sul futuro degli studenti: «Il disegno tende a mettere nelle mani del preside tutti i poteri - commenta Paola Matteucci, professoressa delle Busoni-Vanghetti - compresa la gestione del personale. Il rischio è che gli insegnati siano scelti per caratteristiche soggettive e non per effettivi titoli». Per non parlare poi della competizione smisurata che nascerà tra docenti per entrare nelle grazie del preside. «Questo è un decereto che scardina la collegialità della scuola - ricorda la professoressa Elisabetta Salani de Il Pontormo - dove il preside valuta l’operato e l’attività della scuola senza nessun garante esterno che valuti lui».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
