Attenzione
Auto inquinanti, il divieto c’è ma nessuno fa i controlli
Dal 2009 le verifiche nel centro sui veicoli Euro 0 ed Euro 1 sono state pochissime Eppure sono ancora in circolazione seimila mezzi dei primi anni Novanta
EMPOLI. L’ordinanza c’è, i cartelli pure. Di certo non mancano i trasgressori, visto che solo ad Empoli – i dati sono quelli forniti dall’Aci lo scorso anno – ci sono poco meno di 6mila veicoli Euro 0 ed Euro 1 in circolazione. Quello che da cinque anni a questa parte sembra mancare, semmai, sono i controlli. Era la fine del 2009 quando il Comune di Empoli approvò un’ordinanza che vietava il transito di veicoli di vecchia generazione (Euro 0 ed Euro 1, appunto, cioè tutti quelli prodotti prima del 1995) nella zona intorno al centro.
I confini sono via Cavour a sud, via delle Antiche Mura e via Chimenti a ovest fino a piazza Matteotti, quindi via Mazzini e piazza Guerra a nord costeggiando anche un tratto di viale Petrarca per poi riscendere a est lungo via Russo, via Busoni e via Vanghetti. L’ordinanza è sempre in vigore e dentro quella zona automobili, motocicli, e mezzi industriali non possono viaggiare. Tuttavia, vigilare su tale tipo di divieto non è così facile e dall’approvazione del provvedimento ad oggi i controlli e le eventuali multe sono stati davvero pochi, pochissimi. Negli ultimi due-tre anni, come fanno sapere dal comando della polizia municipale, addirittura non c’è traccia di una segnalazione. Organizzare posti di blocco ad hoc costituirebbe una spesa probabilmente poco sostenibile sia in termini di personale che di denaro. E allora l’unica occasione di scovare i trasgressori è durante i comuni controlli sul traffico oppure in caso di incidenti, quando insomma gli agenti si ritrovano il libretto di circolazione tra le mani. Eppure la questione sarebbe davvero delicata, dal momento che al centro del divieto sta la salvaguardia dell’aria che respiriamo e il conseguente abbassamento dei livelli di inquinamento. Gli stessi che, però, da quattro anni ad Empoli non sono più monitorati. Nel gennaio 2011, infatti, l’Arpat decise di rimuovere la centralina in via Ridolfi e da allora il territorio è rimasto completamente scoperto. Non si può più sapere se il livello di Pm10 è maggiore del previsto, se ci sono sforamenti nella produzione di monossido di carbonio, se ancora la massa di idrocarburi e di ossido di azoto sia più alta del dovuto. Gli ultimi dati a disposizione sono quelli del 2010. E non si tratta di rilevamenti troppo incoraggianti, visto che in base alla nuova normativa entrata in vigore proprio quell’anno i livelli spesso sfiorano i limiti consentiti e a volte li superano. E’ il caso ad esempio del valore del biossido di azoto per il quale il limite medio annuo sarebbe di 40 microgrammi/metro cubo e che invece era stato rilevato a 59. Mentre il Pm10 (il particolato, che l’Organizzazione mondiale della sanità ritiene responsabile di un decimo delle morti avvenute nelle grandi città inquinate) aveva un valore medio annuo di 32, a fronte di un massimo di 40 milligrammi/metro cubo. L’idea degli estensori dell’ordinanza era quella di partire con una campagna di informazione alla cittadinanza. Nei giorni in cui venne approvata amministratori e agenti della municipale avevano assicurato: “Inizialmente effettueremo controlli a campione fuori della porzione di centro abitato interessata dal provvedimento, indicando ai conducenti la classificazione del loro veicolo. In un secondo tempo scatteranno le verifiche”. La sanzione fu fissata in 78 euro. Mentre la giunta stanziò oltre 3mila euro per l’acquisto e l’installazione di apposita segnaletica, che avvertisse del divieto in atto.
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