Il Tirreno

Empoli

Meningite, dietro ai cinque casi c’è un clone iper-aggressivo

di Alessandro Marmugi
Meningite, dietro ai cinque casi c’è un clone iper-aggressivo

L’assessore Marroni: «Ma per i risultati dell’indagine epidemiologica potrebbero volerci mesi» Intanto è assalto ai vaccini, si viaggerà alla media di dieci vaccini l’ora in ogni ambulatorio

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EMPOLI. Cinque casi di meningite di cui tre mortali soltanto negli ultimi 2 mesi. Tutti causati dal meningococco di tipo C. L’Empolese Valdelsa scopre l’incubo meningite, la paura nella popolazione è tanta ed è per questo che le istituzioni stanno cercando di dare una risposta a quanto sta accadendo nel circondario. Nello specifico la Regione Toscana ha avviato nel circondario uno studio epidemiologico in collaborazione l’ Iss (Istituto superiore di sanità), per capire se davvero tutti questi casi raccolti in uno spazio-tempo davvero ristretto siano frutto della casualità o ci sia qualcosa in più. Intanto da ieri mattina nel circondario sono scattate le vaccinazioni gratuite per i cittadini dai 19 ai 45 anni di età e gli ambulatori sono stati letteralmente presi d’assalto.

Il punto della Regione. «Lo studio epidemiologico è ancora in corso – ha spiegato Marroni – ma per i risultati ci sarà bisogno di settimane se non addirittura di mesi». Ad allarmare gli esperti come ha poi aggiunto l’assessore è stata la frequenza del fenomeno, unita alle 3 morti in due mesi che hanno aggravato la percezione di quanto sta accadendo. La Regione specifica inoltre che pur non avendo assunto caratteristiche epidemiche la vicinanza di tali casi nel tempo e nello spazio (sono avvenuti tutti in un raggio di 15 km) lascia intravedere la possibilità che nell’area dell’Empolese Valdelsa stiano circolando batteri di tipo C, appartenenti a cloni diversi dal solito. Sono state dunque delineate proprio dalla regione in collaborazione con l’IIss delle misure per il controllo della trasmissione. In primis il mantenimento dei livelli di sorveglianza e di consapevolezza diagnostica da parte dei medici, il rafforzamento dei messaggi educativi rivolti alla popolazione per evitare la trasmissione dell’infezione e poi l’identificazione di eventuali cloni iperaggressivi del meningococco di tipo C, quelli che potrebbero aver causato per l’appunto la morte di 3 persone nelle ultime settimane.

Caccia al vaccino. Tra i provvedimenti ovviamente c’è anche l’estensione del vaccino per il meningococco di tipo C anche per i residenti nel territorio dell’Asl 11 che hanno dai 19 ai 45 anni di età. Diecimila le dosi a disposizione dei medici di famiglia che ieri sono partiti con le prime iniezioni. Ad Empoli alcuni ambulatori sono stati presi d’assalto, altri se la sono cavata organizzandosi per tempo con alcuni medici che hanno riservato in settimana parti delle ore dedicate alla normale attività ambulatoriale solo ed esclusivamente alla somministrazione del siero. Alla Casa della salute di via Sanzio a Empoli sono arrivate 820 dosi di vaccino contro la meningite di tipo C a disposizione degli 11 medici presenti negli ambulatori. Presto arriveranno anche un centinaio di dosi del vaccino tetravalente. E intanto subito i primi pazienti si sono presentati per ricevere l’iniezione. «Stiamo ricevendo tantissime telefonate in queste ore – racconta il dottor Luciano Fanciullacci medico e vice segretario provinciale Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) – io come medico di base rispondo almeno a 40 chiamate ogni giorno in cui i pazienti mi chiedono informazioni sul vaccino o chiedono un appuntamento, stiamo cercando di esaudire tutte le richieste nel migliore dei modi». In molti hanno scelto questa strada, soprattutto ragazzi giovani dai 20 ai 30 anni, una delle fasce più a rischio. «Abbiamo davvero molte richieste – aggiunge il dottor Roberto Bagnoli – presso la segreteria dell’ambulatorio abbiamo una persona che in questi giorni si occupa praticamente soltanto di ricevere le prenotazioni. Fortunatamente non c’è ressa, abbiamo cercato di organizzarci per tempo dedicando alcune giornate, io ad esempio il sabato mattina, solo e soltanto alla somministrazione dei vaccini. Quanti possiamo farne in una mattinata? Facendo un calcolo credo un cinquantina (circa 10 ogni ora, ndc)».

I primi a vaccinarsi. Sulle cause ancora da verificare sta indagando la Regione anche se il picco altissimo d’influenza, registrato nelle prime settimane del 2015 e il minor numero di vaccinazioni antiinfluenzali può aver spianato la strada al batterio. Adesso però c’è chi non vuole più rischiare e come detto i primi a recarsi dal medico sono stati i giovani, una delle categorie più a rischio. «Ho deciso di vaccinarmi perché sono in un età a rischio – spiega Serena Benocci 22 anni – e visto anche che frequento spesso luoghi molto affollati, recandomi ogni giorno all’Università ho preferito prendere questa precauzione». E non è stata certo l’unica. «Ho deciso di prendere il vaccino perché la prevenzione è importante – spiega Carlo Magliarulo 30 anni - tanti miei coetanei hanno deciso di farsi vaccinare. I tanti casi che si sono verificati non ci fanno stare tranquilli e non vogliamo rischiare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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