Sicurezza
Iniezioni anche il sabato per scacciare la paura
Il dottor Lupi: «Al momento le dosi sono limitate, situazione difficile da gestire» Sale d’attesa piene anche a Cerreto, stasera incontro pubblico a Fucecchio
EMPOLI. «Dopo l'iniezione devono passare circa dieci giorni affinché il vaccino diventi attivo, più o meno lo stesso tempo dell'incubazione della malattia. In questi giorni non è facile gestire le persone e spiegare loro chi dovrebbe vaccinarsi e chi no: c'è di mezzo la paura e contro quella si combatte male». A parlare è Marino Lupi, che oltre ad essere il presidente di Autismo Toscana nella vita fa il medico di famiglia.
Lui - come molti altri suoi colleghi - si sta confrontando con l'emergenza meningite, perchè in tanti si sono rivolti ai medici di famiglia per farsi vaccinare contro il meningocco di tipo C che sta imperversando nei Comuni dell'Empolese Valdelsa con cinque casi (tre dei quali mortali) nel giro di due mesi. Le dosi a disposizione per ora sono limitate: questo perché ogni medico ha nel frigorifero del proprio ambulatorio circa 50 dosi, che somministra in base all'età e alla presenza o meno di particolari patologie. Ieri c'è stato il battesimo negli ambulatori e - come hanno spiegato dall'Euromedica di Fucecchio dove Lupi visita insieme ad altri quattro medici (Stefano Avella, Marta Balli, Sibeone Forzati, Anna Maria Mattaliano) - questi ultimi avevano già iniziato nei giorni scorsi a prendere i nomi di chi voleva vaccinarsi. Alcuni hanno anche deciso di fare degli straordinari al sabato, dove magari vaccinare i più giovani, perché va ricordato che la malattia colpisce maggiormente l'infanzia e l'adolescenza. C'è paura anche qui e per i medici non è semplice dare consigli di fronte all'irrazionalità e all'emotività del momento. E non è facile tenere a bada l'allarmismo che si è creato, coi vaccini - spesso avversati, specie negli ultimi tempi - tornati alla ribalta: «E' complicato - continua Lupi - dire ad una persona che siccome le scorte per ora sono limitate dobbiamo privilegiare uno piuttosto che un altro. In definitiva quello che mi sento di dire è che se una persona vuol essere coperta contro la meningite l'unica soluzione è il vaccino, che non è pericoloso». Per quanto riguarda il vaccino contro il meningococco di tipo C va detto che copre il 95% dei casi: lo sfortunato tredicenne Giovanni Locci, ad esempio, era vaccinato. Eppure questo non lo ha salvato. Il piccolo Locci era di Cerreto Guidi, dove si sono verificati due dei cinque casi nell'Empolese Valdelsa. Questo susseguirsi di meningiti su questo piccolo territorio non ha fatto altro che acuire la paura delle persone che ci vivono: «C'è timore - spiega la dottoressa di Cerreto Guidi Daniela Benvenuti - riceviamo tante telefonate in questi giorni e ci siamo organizzati per venire incontro ai nostri pazienti, prendendo gli appuntamenti previa telefonata. La sala d'attesa comunque è piena, stiamo lavorando molto». Nel frattempo stasera alle 21.30 a Fucecchio ci sarà un incontro sul tema meningite nei locali della Tinaia del Parco Corsini, coi pediatri Fabio Gargani e Luigi Orsucci.
Marco Sabia
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