La manifestazione
Processo “Acque sporche” , è scontro sui dati Arpat
FUCECCHIO. Terza udienza per il processo a Firenze sugli sversamenti in Usciana dal depuratore di Ponte a Cappiano. Un procedimento nel quale si intrecciano tanto l'accusa di profitti illeciti quanto...
FUCECCHIO. Terza udienza per il processo a Firenze sugli sversamenti in Usciana dal depuratore di Ponte a Cappiano. Un procedimento nel quale si intrecciano tanto l'accusa di profitti illeciti quanto quello ambientale, sulla cui determinazione vigilano, in qualità di parti costituite in causa, anche Legambiente e Italia Nostra, rappresentate rispettivamente dagli avvocati fucecchiesi Giovanni Ciarini e Daniela Vallini. L'accusa: aver scaricato una parte dei liquami non trattati direttamente nel torrente, per almeno sei anni, grazie ad una manomissione al campionatore Arpat. Una truffa che avrebbe portato ben 5 milioni di metri cubi di materiale non trattato nelle acque per un guadagno illecito di oltre 18 milioni. Protagonisti ieri mattina i testimoni chiamati dal pm vale a dire Arpat e la Guardia di Finanza, da cui nel 2012 partì l'indagine. Investigazioni che, lo sappiamo solo oggi, non iniziarono dopo una delle tante morie di pesci ma a partire dalla segnalazione di una fonte confidenziale, ed i cui risultati sono stati confermati dalle fiamme gialle di fronte al giudice, in attesa di essere dettagliate anche da alcune intercettazioni, che saranno depositate nell’udienza del 28 maggio. La battaglia ambientale è invece entrata nel vivo con la deposizione di Arpat, che ha presentato i risultati dei campionamenti delle acque dal 2011. Numeri dai quali risulterebbero parametri non in regola per quanto concerne il Cod (la domanda chimica di ossigeno, vale a dire la quantità di ossigeno necessaria per la completa ossidazione dei composti organici ed inorganici presenti in acqua) ed i livelli di alcuni cloruri. Dati che fanno parlare le associazioni di una conferma alle loro preoccupazioni; sono invece considerati irrilevanti sul fronte di un presunto danno ambientale ed anzi sono considerati la prova della normale attività di controllo di Arpat da Massimo Magli, difensore di Massimo Banti e Claudio Botrini, rispettivamente ex presidente ed ex direttore del Consorzio oggi accusati di traffico illecito di rifiuti.
Nilo Di Modica
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