Il Tirreno

Empoli

il commento

La donna che non vedevamo

di Fabrizio Brancoli
la piazzola di Iriagbonse (foto Cesare Bonifazi)
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la piazzola di Iriagbonse (foto Cesare Bonifazi)

Iriagbonse Eghianruwa era un fantasma. In migliaia la vedevano ma nessuno la conosceva. Un uomo l'ha ammazzata a coltellate, infierendo su di lei. Aveva 45 anni, era nigeriana e si prostituiva di giorno; all'alba prendeva il treno a Empoli, scendeva alla stazione di Pisa e poi saliva su un bus fino alla strada che porta a Viareggio. Ogni giorno. Senza pietà. Senza speranza

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Ogni giorno quella donna faceva una cosa tenera e grottesca. Toglieva la polvere dalla sedia di plastica, ripuliva tutto intorno, piazzava un tappetino. Poi, ogni tanto, sorrideva. La sua piazzola la trattava come la casa che avrebbe voluto: fingeva che il terriccio fangoso fosse un pavimento di piastrelle, che quella sedia malferma fosse una poltrona di salotto. E magari quegli uomini, che si fermavano per fare sesso, immaginava che fossero ospiti da ricevere. Benvenuti, accomodatevi. Fino a quando uno di loro non l’ha ammazzata.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.11164963:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2015/04/02/news/un-mazzo-di-fiori-vicino-al-luogo-dove-e-stata-uccisa-la-prostituta-1.11164963]]Iriagbonse Eghianruwa era un fantasma. In migliaia la vedevano ma nessuno la conosceva. Ci sono persone così, le sfioriamo senza guardarle. Aveva 45 anni, era nigeriana e si prostituiva di giorno; all'alba prendeva il treno a Empoli, scendeva alla stazione di Pisa e poi saliva su un bus fino alla strada che attraversa la macchia tra Pisa e Viareggio. Ogni giorno, senza domeniche, senza famiglia, senza pause, senza pietà, senza speranza. Fino alla fine.

Le colleghe la chiamavano Grazia, per i clienti era la Nera. È finita massacrata con una decina di coltellate, con una ferocia inusitata, tra le 11 e le 12,30 di martedì 31 marzo nella pineta della Bufalina. Era dietro un cespuglio e l’ha trovata una turista che si era addentrata nella boscaglia per fare pipì: perché questa è una storia atroce e assurda anche nei dettagli più insignificanti.

Qualcuno ha avuto compassione e ha appoggiato un mazzo di fiori per terra, nella piazzola. Ci sono lutti così, senza cerimonie, affidati solo all’eventuale misericordia di un istante. Persino tra noi giornalisti, quando qualcosa accade lungo quel viale di nessuno, speriamo che per pochi metri sia di competenza altrui. Lì si fermano solo i clienti del sesso a pagamento, gli spacciatori, gli sbandati. E gli assassini.

La dimenticheremo. Finirà a malapena nelle statistiche dei femminicidi, quelli domestici e quelli delle pinete. Non c’è sdegno, per lei. La rimuoveremo dalla coscienza come un grumo di polvere da scuotere via.

Con questa donna il destino è stato un burattinaio malvagio. Su Google, dopo qualche link, si scopre che Iriagbonse è un nome della tribù Bini e significa “La vita è così”. Già. La vita è un treno che ti porta ogni giorno all’inferno, è un coltello che infierisce e un cespuglio dove non riesci a nasconderti. È una sedia che pulisci anche se sai che fa schifo. È un sorriso che indossi anche se sei disperata.

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