Il Tirreno

Empoli

«Ho un po’ di febbre» Poi la terza tragedia

di Marco Pagli
«Ho un po’ di febbre» Poi la terza tragedia

Marta Corti, nuova vittima del batterio, domenica aveva rinunciato alla messa Poi è peggiorata di colpo. A Montelupo e Vinci: «Tutti col cuore amaro»

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EMPOLI. L’impegno nel suo lavoro al fianco degli altri, l’amore per la famiglia, il rapporto strettissimo con gli amici della parrocchia, il sorriso con cui ogni giorno dava il benvenuto alla vita. E’ stata tutto questo Marta Corti, 34 anni, infermiera dell’Asl 11 di Empoli deceduta nella tarda serata di domenica nello stesso ospedale dove lavorava. Un’esistenza breve, troppo breve, che però ha lasciato un segno profondissimo in tutti coloro che hanno incrociato il loro cammino con il suo.

Quel segno adesso ha lasciato un vuoto incolmabile in centinaia di cuori. In quelli, piccoli, delle due figlie. In quello del marito Salvatore Verde, che lavora da impiegato alla Bitossi di Sovigliana. E in quelli dei genitori, testimoni dell’ingiustizia più grande della vita. Il padre Guido Corti ha lavorato come bancario alla Banca Etruria. La madre Iolanda Santini (da tutti conosciuta come Paola) è una ex commerciante, con la famiglia – conosciutissima a Montelupo – aveva un negozio di sementi nel centro del paese. E poi nei cuori della sorella e del fratello maggiori, Maria e Andrea. La prima è una suora dell’ordine delle Sorelle apostole delle Consolate a Firenze, mentre il secondo è un tecnico orologiaio, titolare dell’oreficeria “La Clessidra” di Empoli.

La famiglia Corti è originaria di Capraia e Limite, ma alla fine degli anni ’60 si trasferì a Montelupo, in via Meucci. Qui, in quella zona dove ha diviso l’esistenza con un pugno di famiglie, tutti li ricordano come un nucleo esemplare, unito e sempre disponibile. Una ventina di anni fa il trasferimento a Vitolini, dove Guido aveva lavorato nella filiale della banca. Un casale da ristrutturare e dove il padre e la madre avrebbero vissuto fianco a fianco con la figlia, il genero e i nipoti. Il sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia manifesta l’amarezza di tutta una comunità. «Esprimo il mio dolore personale e lo sconcerto di tutta la città di Vinci per questa tragedia che ha colpito la giovane infermiera che abitava nel comune da me amministrato. Rivolgo alla famiglia Corti le mie più sentite condoglianze».

Il parroco della frazione del comune di Vinci, don Giancarlo Mascheretti, non trova parole per commentare la tragedia. «Conosco molto bene la famiglia – racconta – i genitori di Marta erano assidui frequentatori della parrocchia. Mentre lei so che era rimasta fortemente legata a quella di Montelupo. E’ una tragedia che lascia con la bocca asciutta e il cuore amaro».

La parrocchia di Montelupo, appunto. Lì Marta era cresciuta, aveva fatto le prime amicizie, era diventata educatrice. Insomma, intorno alla chiesa di San Giovanni Evangelista in via Baccio da Montelupo si era formata. E anche lì Marta ha lasciato un vuoto di dolore e sgomento. Giacomo Tizzanini, ex vicesindaco di Montelupo, era uno dei suoi amici più stretti.«Sono sconvolto – commenta scosso dall’angoscia – con Marta Corti abbiamo passato una vita insieme. Fin da piccoli frequentavamo la parrocchia e lì siamo cresciuti fianco a fianco. Ci vedevamo spesso. Verso di lei nutro un affetto profondo che rende questa tragedia ancora più dura. Marta era solare, allegra, regalava un sorriso a chiunque incontrasse. Era una persona speciale, come difficilmente se ne incontra».

Anche don Francesco Catelani, parrocco di Montelupo, la ricorda come «una persona molto conosciuta e stimata da tutti. Non l’ho seguita personalmente nel suo percorso giovanile, perché all’epoca non era ancora qua. Ma la conoscevo come parte attiva della parrocchia».

Nella stessa chiesa di San Giovanni Evangelista gli amici hanno organizzato ieri sera una veglia di preghiera a cui hanno partecipato tante persone, che hanno voluto ricordare quella che per moltissimi era diventata come una sorella. Ma lo smarrimento di fronte alla scomparsa di Marta ha contagiato tutta la comunità di Montelupo, dove la famiglia Corti era molto conosciuta. La notizia, ieri mattina, ha attraversato il paese spalancando le porte al dolore. Anche il sindaco Paolo Masetti ha voluto lasciare la propria firma su quel muro del ricordo che in un giorno si è esteso ad un intero territorio. «Non ci sono altre parole per descrivere lo stato d'animo di ognuno di noi. Ancora era vivo lo sconcerto per la recente morte di Mattia. Io non la conoscevo ma la conoscevano bene miei grandi amici. Poche altre parole: da parte mia personale e di tutta l'amministrazione un abbraccio forte alla famiglia ed a tutti coloro che la conoscevano». Su quello stesso muro è ancora fresco il dolore per la scomparsa di altri due figli, giovanissimi, di questa terra, uccisi dalla stessa malattia beffarda in appena due mesi.

Il piccolo Giovanni Locci, 13 anni, originario di Bassa nel comune di Cerreto Guidi all’inizio dello scorso febbraio. E Mattia Brendaglia, 17 anni di Fibbiana nel comune di Montelupo, che se n’è andato nemmeno 10 giorni fa. Con questi due giovani Marta ha condiviso un destino sbagliato. Mercoledì, come raccontano alcuni genitori che erano insieme a lei per il compleanno di un compagno di scuola di una delle figlie di Marta, aveva solo un raffreddore. Sembrava una comunissima influenza e giovedì era andata dal suo medico Alessandro Bonci. Non sembrava niente di preoccupante, tanto che venerdì che sabato era andata a lavoro. Come sempre, a fare il turno in ospedale, in quel reparto di endoscopia in cui era arrivata dopo aver cominciato la sua carriera di infermiera nel reparto di medicina generale. Poi i sintomi sono peggiorati, la febbre è salita sopra il livello di guardia. Domenica mattina aveva rinunciato alla messa a Montelupo. «Ho un po’ di febbre», aveva detto. Nel pomeriggio poi la corsa al pronto soccorso, accompagnata dai familiari e dallo stesso dottor Bonci, il ricovero e il decesso. Dopo poche ore anche la sua pagina Facebook era piena dei messaggi. «Anche il cielo è triste per la tua perdita»" scrive Irene Howard. Perla Nera: «Ciao Marta ho avuto la fortuna di conoscerti, eravamo piccoli insieme e ti ho ritrovata da grande in ospedale sempre sorridente come ti ricordavo. Sei una persona stupenda». Un'altra amica, Marta Fornai: «Non ho più voce... Non ho più lacrime... Ho il tuo sorriso negli occhi e non riesco a farmene una ragione».

Cinzia Lassi ha lasciato il suo ricordo: «Le parole che non ti ho detto... Cara Marta, di te non dimenticherò mai la tua positività e la gioia di vivere.... veglia sulle tue "bestioline" come le chiami tu, e su tutti i tuoi familiari che ora più che mai hanno bisogno di te. Sentiremo la tua mancanza, sempre». E le parole di Marina Pira sopra a una foto di Marta sorridente: «Voglio ricordarti così....mentre ridevamo a crepapelle per tutto... Ti voglio bene amica mia....pensami da lassù e proteggi le tue meravigliose creature».

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