La protesta
Giova, Mattia, Marta: tre vite, un unico tragico destino
Le vittime della meningite, le loro storie e le loro passioni: tragedie che riempiono di paura e dolore la comunità dell'Empolese Valdelsa
EMPOLI. Tre vite, un unico destino. Giovanni, 13 anni e un futuro ancora tutta da scrivere, Mattia, 17 anni e i sogni che cominciano a prendere forma, Marta, 34 anni spesi al servizio degli altri. Storie diverse, storie di vita quotidiano. Tutte spazzate via, però, da un solo terribile nemico: la meningite. O, più precisamente, la sepsi da meningococco di tipo C. Malattia terribile, mortale, silenziosa. Come un serial killer. Che, infatti, in 50 giorni ha portato lutto e dolore in una comunità. Ha ucciso tre volte, diffondendo una paura ancestrale che ha fatto e sta facendo tremare l’Empolese Valdelsa, una zona che si era sempre pensata tranquilla.
GIOVANNI, LA GIOIA DI VIVERE E LA FEDE
La prima vittima è Giovanni Locci, 13 anni, di Bassa (frazione del Comune di Cerreto Guidi). La meningite se lo prende il 7 febbraio, prima che possa trasformarsi da adolescente in ragazzo. E in tanti lo piangono. Giova (così lo chiamano tutti), infatti, e un bimbo vivace, buono, generoso. Frequenta la scuola media di Cerreto Guidi, in seconda, ma in paese lo conoscono tutti. Al circolo, alla sagra della pizza di Lazzeretto, nella squadra di calcio amatoriale. Giova, infatti, è sempre pronto a dare una mano quando c’è bisogno. Partecipa a tutte le iniziative della comunità e, insieme ai fratelli e alla famiglia, frequenta il gruppo di preghiera Gioventù ardente Mariana di San Miniato.
[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.10818131:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/empoli/cronaca/2015/02/07/news/muore-a-13-anni-per-una-meningite-1.10818131]]
All’ospedale di Empoli ci arriva in un giorno di inizio febbraio. Ha la febbre alta, molto alta. Ma sono i giorni del picco dell’influenza e potrebbe trattarsi di un banale virus. Invece no, è l’oscuro nemico, la meningite. I medici del San Giuseppe lo capiscono, cercano di fare tutto quello che è nelle loro possibilità ma devono arrendersi. Giova se ne va, lasciando un vuoto enorme. La famiglia si aggrappa a uno spirito religioso fortissimo e la mamma, Paola Tronci, proprio nella fede trova un senso a una vicenda che non sembra averne: “Dio ci aveva regalato Giova, Dio lo ha voluto accanto a se”. Dalla scienza, invece, emerge un particolare quasi terrificante. Il ragazzo era stato vaccinato per il meningococco di tipo C. Ma neanche quello è servito a salvarlo. Il tempo passato e l’influenza – spiegano i medici – hanno abbassato le sue difese. Proprio il giorno dopo, invece, una ventenne di Empoli viene ricoverata sempre al San Giuseppe e con la stessa terribile diagnosi, ma lei ce la fa.
[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.11151400:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11151400:1652103984/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
MATTIA, LA PASSIONE PER IL CALCIO
E’ trascorso più di un mese dal dramma di Giova. Alle porte c’è la primavera. Ma Mattia Brendaglia, 17 anni, di Fibbiana, non riuscirà a vederla. Muore la sera di venerdì 20 marzo, in un letto dell’ospedale di Empoli, anche lui stroncato dalla miningite, anche lui ucciso dal maledetto meningocco di tipo C. Eppure Mattia è forte, è uno sportivo. Nella frazione che divide i comuni di Empoli e Montelupo è conosciutissimo. Suo padre è il macellaio del paese, con la sua “ciccia” ha cresciuto generazioni e generazioni. Mattia frequenta la seconda superiore dell’istituto professionale Leonardo da Vinci, a Empoli, e gioca al calcio nello Scandicci. Il pallone è la sua grande passione.
[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.11088004:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/empoli/cronaca/2015/03/21/news/muore-a-17-anni-si-sospetta-un-nuovo-caso-di-meningite-1.11088004]]
Tanto da abbracciare non una ma due squadre. E’ tifoso della Juventus, ma come tanti giovani della sua età è stato conquistato e coinvolto dal gioco e dai risultati dell’Empoli di Sarri. Tutte le volte che può è al Castellani, a seguire gli azzurri e a gioire con loro dal cuore della Maratona, la “sede” del tifo più caldo. Da un paio di giorni, a scuola, non lo vedono. Ha la febbre, neanche troppo alta. Un’influenza che sembra non volerlo lasciare in pace. Nel pomeriggio del 20 marzo la temperatura aumenta e, sul corpo, spuntano dalle preoccupanti macchie. Corre subito all’ospedale, accompagnato da un’ambulanza, ma anche per lui gli sforzi del San Giuseppe sono inutili. Se ne va in serata, lasciando in tanti nel dolore nello sgomento. Al suo funerale – che si consuma mentre l’Empoli gioca e capitan Maccarone depone i fiori sotto la Maratona, dove il posto di Mattia è dolorsamente vuoto - c’è una domanda che rimbalza di bocca in bocca e che fa un male cane: “Perché?”
[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.11151399:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11151399:1652103984/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
MARTA, UNA VITA PER GLI ALTRI
Non c’è risposta, a quella domanda. Come non c’è fine al dolore, perché il killer silenzioso colpisce ancora. E’ cronaca recente, di domenica 29 marzo. All’ospedale di Empoli arriva Marta Corti, 34 anni, che al San Giuseppe ci lavora: è infermiera. Stavolta, però, non si presenta per coprire un turno ma con la febbre alta e sintomi che non lasciano spazio al dubbio. Arriva anche un equipe specializzata da Careggi per cercare di salvarla: si provano anche le tecniche più avanzate, ma non basta. Anche Marta se ne va. Lei che aveva dedicato la vita ad aiutare gli altri, a dare una mano a chi soffriva. Lavorava nel reparto di endoscopia ed era conosciuta e apprezzata da tutti. Sempre sorridente, sempre disponibile.
[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.11145428:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/empoli/cronaca/2015/03/30/news/meningite-ancora-una-vittima-morta-una-donna-di-34-anni-1.11145428]]
Tanto che le colleghe, piegate ma non spezzate da un dolore infinito, la ricordano con una lettera aperta: “Ovunque è stata – scrivono di lei – ha lasciato il segno”. E Marta è stata davvero in tanti posti. A Montelupo, dove è nata a e dove il padre lavorava in banca. Poi Vitolini, dove la famiglia si trasferisce per lavoro. Di famiglia se ne crea una anche lei. Bellissimo. Si sposa ed ha due figlie. Una frequenta la scuola elementare, l’altro l’asilo. Hanno lo stesso sorriso di mamma Marta, quello che ti conquista. E’ una famiglia serena, la sua, piena di gioia e di fede. La sorella è una suora e anche Marta fa parte di un gruppo di preghiera. Una vita felice. Fino alle ultime ore, con la tragica storia che si ripete per la terza volta: la febbre, disturbi che sembrano legati a una banale influenza di stagione. Poi, domenica, i sintomi si aggravano e Marta torna nel “suo” ospedale. Le cure disperate che non servono, la meningite recide un altro fiore. Lasciando una famiglia nel dolore e una comunità, quella dell’Empolese Valdelsa, che oltre a piangere tre dei suoi fratelli ora scopre anche la paura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
