Il Tirreno

Empoli

alla "montanelli bassi"

Amori, paure e speranze dei soldati dimenticati

Marco Sabia
Cinzia Giuntoli all'interno della mostra (foto Agenzia Carlo Sestini)
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Cinzia Giuntoli all'interno della mostra (foto Agenzia Carlo Sestini)

Dopo un secolo in mostra a Fucecchio le lettere inedite dal fronte mai arrivate a destinazione e anche dalle famiglie tornate al mittente perchè i destinatari erano morti

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FUCECCHIO. Sembra di essere catapultati nel testo de “La guerra di Piero” di Fabrizio De Andrè, quando il compianto cantautore genovese raccontava la storia di un soldato italiano finito al fronte e mai più ritornato. Ma non siamo in una strofa musicale, siamo nella realtà: a Fucecchio - grazie all'opera del giornalista Riccardo Cardellicchio e di Cinzia Giuntoli - sono riusciti a ritrovare tantissime lettere scritte dal fronte e per i ragazzi al fronte, sia dai soldati che dai loro cari.

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Storie che parlano di uomini semplici, molti dei quali contadini, che al posto della vanga si trovarono in mano un fucile e delle bombe a mano. Andavano come orde incontro alla morte, perchè la guerra di trincea della prima guerra mondiale era questo: stare fermi e chiusi in un fossato, sperare di sopravvivere ai bombardamenti (anche col gas), poi salire su una scaletta per correre verso la terra di nessuno, dove gran parte dei militi venivano falciati dalle mitragliatrici.

Ufficialmente - secondo i documenti in archivio - i fucecchiesi deceduti o dispersi in guerra sono stati 338, molti dei quali ricordati nelle lapidi del centro cittadino, in quelle delle frazioni, oppure in entrambe. Ma alcuni - nonostante siano deceduti - non vengono citati in nessuna lapide. Da lì è partito il lavoro di Cinzia Giuntoli: «Abbiamo spulciato negli archivi e abbiamo scoperto che alcuni dei deceduti, circa 50, non comparivano nelle nostre lapidi. Eppure erano morti o dispersi in guerra, perchè a casa non sono mai tornati. Abbiamo aperto i fascicoli ed è stato veramente emozionante, sembrava che ci parlassero».

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Le comunicazioni postali all'epoca erano decisamente veloci e nel giro di pochi giorni arrivavano o al milite o alla sua famiglia. Alcune, però, sono non sono mai arrivate. Sono rimaste nell'archivio comunale, perchè spesso le comunicazioni passavano dal sindaco, che si faceva portavoce dei suoi concittadini. Dalle loro lettere emergono i sentimenti più semplici e puri, come nelle parole dei genitori di Piero Landi: i suoi genitori avevano ricevuto effetti personali non suoi e - quando fecero presente che mancavano due suoi braccialetti d'oro - non ricevettero indietro niente. Oppure storie profondamente tristi, come quella di Giovansanti Ficini: era fidanzato probabilmente con Dina Morini di Massarella, inviò una lettera dal fronte che però venne restituita al sindaco con la dicitura "morto". Giovansanti morì all'età di vent'anni e Dina non ricevette mai quella missiva. E poi c'è la storia di Novello Panicacci fatto prigioniero e del quale sono finite in Comune diverse lettere. Già all'epoca i prigionieri italiani finivano a Mathausen, attrezzato come campo di prigionia. In esso, russi, serbi, italiani raggiunsero la cifra di 40.000 internati, e circa 9.000 di loro vi persero la vita, tra i quali 1.759 italiani che vi morirono di fame e stenti. Dal rapporto tra Novello e Dina, Cinzia Giuntoli ha ricavato anche un romanzo, che si intitola "Un treno per la luna" e che verrà presentato sabato 28 marzo nei locali della Fondazione Montanelli Bassi.

Senza dimenticare l'antologia redatta da Cardellicchio e Giuntoli, dove vengono riportati i casi dei fucecchiesi morti, dispersi o deportati durante la grande guerra. Erano veramente tanti, alcuni dei quali inspiegabilmente dimenticati. Almeno fino ad oggi.

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