Toscana
A rischio migliaia di aziende per le novità su polizze e Iva
Cna: «Con l’ok alla proposta del governo le compagnie imporranno dove a quale prezzo riparare l’auto» E intanto le nuove modalità di pagamento dell’imposta stanno togliendo liquidità alle imprese
EMPOLI. Il disegno di legge sulla concorrenza mette a rischio la sopravvivenza di migliaia di carrozzerie «sempre più schiave delle compagnie assicurative». E intanto le nuove modalità di versamento dell’Iva allo Stato tolgono liquidità in particolare alle aziende edili (demolizioni, completamento di edifici, installazioni di impianti), ma anche alle imprese di pulizie: tutto questo proprio mentre il percorso dell’accesso al credito si fa sempre più tortuoso. Un mix che scatena la rivolta degli artigiani dell’Empolese Valdelsa contro il governo: «Basta con le vessazioni ai danni delle piccole e medie imprese» è il grido d’allarme di Elena Bardi, coordinatrice di Cna.
Addio libertà. Nel disegno di legge sulla concorrenza sono state inserite le proposte di modifica della Rc Auto, bocciate senza mezzi termini da Floriano Venturini: «Con il risarcimento in forma specifica si potrà far riparare il veicolo incidentato esclusivamente nelle officine e carrozzerie convenzionate con le compagnie; l’automobilista assicurato non avrà più la libertà di andare dall’autoriparatore di fiducia. Non solo: saranno le stesse compagnia a imporre ai carrozzieri i costi di riparazione e i pezzi di ricambio. Senza dimenticare che l’auto sostitutiva non sarà più garantita. Di fatto si impone un monopolio».
Le conseguenze. Tutto questo - secondo gli artigiani - si inserisce in un quadro fatto di sinistri stradali in calo e polizze in aumento: «Dobbiamo impedire che le compagnie siano messe nelle condizioni di decidere dove, come e a quale prezzo riparare un mezzo, senza tenere conto delle esigenze del cittadino e della qualità del nostro lavoro. Se non ci sarà un dietrofront e queste proposte diventeranno legge - spiega Venturini - ci saranno conseguenze gravissime per le 600 aziende, con circa duemila addetti, dell’Empolese Valdelsa, molte delle quali sarebbero costrette a chiudere».
“Nuova” Iva. E poi c’è un altro capitolo che fa infuriare gli artigiani presieduti da Marco Landi. Dal 1º gennaio scorso il fornitore della prestazione resa non riscuote l’Iva: dall’ente pubblico-debitore nel caso dello “split payment” e dai clienti soggetti passivi nel caso di “reverse charge”. Con la legge di stabilità sono state infatti ridisegnate le modalità di pagamento dell’Iva, attraverso l’introduzione dello split payment, ossia il meccanismo che pone a carico delle pubbliche amministrazioni il versamento dell’Iva. In concreto, la ditta emette fattura (obbligatoriamente elettronica), e l’ente pubblico paga il solo corrispettivo spettante, versando invece l’imposta dovuta direttamente all’Erario. L’applicazione del meccanismo si traduce, per le imprese, in un incremento del credito Iva; perché continuano a pagarla sugli acquisti ma non la ricevono più dal committente pubblico.
Cosa fare. Le imprese possono scegliere di compensare i crediti in sede dichiarazione annuale, con tempi di attesa che possono arrivare a quindici mesi, oppure possono chiedere la compensazione con cadenza trimestrale, presentando un “visto di conformità” sottoscritto da un commercialista, che peraltro costa 3-400 euro. Inoltre la legge di Stabilità ha ampliato l’ambito di applicazione del “reverse charge” a nuovi settori di attività, tra cui anche al comparto edile e delle pulizie. Il sistema, in pratica, trasferisce gli obblighi di assolvimento dell’imposta dal cedente all’acquirente. «Le misure - sottolineano Alberta Bagnoli e Sergio Sabatini di Cna - sono state introdotte per contrastare l’evasione dell’Iva, ma in questo modo si va soltanto a penalizzare migliaia di imprese oneste e corrette. Urge un intervento correttivo, che elimini “split payment” e “reverse charge” in caso di utilizzo della fatturazione elettronica». E Mario Lottini, membro di presidenza di Cna, socio di una società di installazioni impianti, fa un esempio concreto: «Nei primi due mesi del 2015 ho già accumulato 18mila euro di Iva a credito: questo significa far fronte a una grossa carenza di liquidità».
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