Il Tirreno

Empoli

dopo il dramma

Meningococco di tipo C, il responsabile della morte di Mattia

L'ospedale di Empoli
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L'ospedale di Empoli

L'Asl 11 di Empoli ha concluso le analisi per lo studente di Fibbiana. E' lo stesso batterio che portò al decesso anche il ragazzino di Cerreto Guidi

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EMPOLI. E’ stato il meningococco di tipo C il microrganismo responsabile della morte del giovane diciassettenne di Montelupo Fiorentino Mattia Brendaglia, residente nella frazione di Fibbiana. Il ragazzo non era vaccinato. Si tratta dello stesso batterio che portò alla morte Giovanni Locci. Il giovane, deceduto sabato 21 all’ospedale “San Giuseppe” di Empoli, dove era giunto in emergenza in seguito ai sintomi della malattia. E' stata attivata la profilassi per tutte le persone che sono state in stretto contatto con il ragazzo (oltre 150): in particolare per i familiari, i compagni di classe (2A) dell'Istituto Leonardo da Vinci di Empoli e della squadra di calcio di Scandicci di cui il ragazzo faceva parte. L' apprensione delle famiglie ha fatto crescere in poco tempo il numero di telefonate (oltre 600) indirizzate agli operatori di igiene e sanità pubblica del dipartimento prevenzione dell’Asl 11 e dell’Asl 10 impegnati per l’intera giornata di sabato 21 e di domenica 22 nell’attività di profilassi a Empoli e a Scandicci.

Il dispiegamento delle misure di profilassi è stato sollecito grazie alla collaborazione dei comuni di Montelupo Fiorentino e di Empoli, la direzione scolastica dell’istituto frequentato dal ragazzo e le aziende sanitarie di competenza territoriale. Ciò ha permesso di fornire corrette informazioni ai cittadini. Tra le misure di profilassi non è contemplata la chiusura di ambienti, comprese le scuole. Un apprezzamento va anche ai cittadini per la compostezza e la collaborazione che hanno dimostrato in un contesto non facile. Negli ultimi 15 anni nel territorio dell’Asl 11 si sono registrati 21 casi di meningite o sepsi da meningococco di cui 6 mortali, cioè meno di 2 casi ogni anno, in linea con i dati epidemiologici nazionali.

Come spiega l'Asl 11, il meningococco si localizza nel naso e nella gola spesso di portatori sani e asintomatici, fino ad interessare dal 2 a ben il 30% della popolazione. Questa condizione non è correlata a un aumento del rischio di meningite o di altre malattie gravi. L’infezione si trasmette da persona a persona attraverso le secrezioni respiratorie. Il meningococco è un batterio che, fuori dell’organismo, sopravvive solo per pochi minuti. La principale causa di contagio è rappresentata dai portatori sani del batterio, tant’è che solo nello 0,5% dei casi la malattia è trasmessa da persone affette.Esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo cinque causano meningite e altre malattie gravi: A, B, C, Y e W 135. I sintomi non sono diversi da quelli delle altre meningiti batteriche, ma nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore anche in presenza di una terapia adeguata, come è avvenuto per il ragazzo.

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I malati di meningite o altre forme gravi sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica. La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari. Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari, è importante che i contatti stretti dei malati effettuino una profilassi con antibiotici. Nella valutazione di contatto stretto (che deve essere fatta caso per caso) vengono tenuti in considerazione: i conviventi, considerando anche l’ambiente di studio (la stessa classe) o di lavoro (la stessa stanza); chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del malato; le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio hanno avuto contatti con la sua saliva; i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente (per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca).

La sorveglianza dei contatti è importante per identificare chi dovesse presentare febbre, in modo da intercettare eventuali ulteriori casi. Questa sorveglianza è prevista per 10 giorni dall’esordio dei sintomi del paziente. Il periodo di incubazione è generalmente 3-4 giorni (da 2 fino a 10 giorni). Attualmente sono disponibili vaccini contro le forme provocate da 13 ceppi di pneumococco, dall'emofilo e da diversi tipi di meningococco, un batterio di cui si conoscono diversi tipi, in particolare A, B, C, W135 e Y: in Italia e in Europa i più diffusi sono attualmente il B e il C, mentre gli altri tipi sono più diffusi negli altri continenti. A seguito dell’introduzione della vaccinazione contro il meningococco C, attualmente la maggior parte delle meningiti e sepsi da meningococco in Italia sono provocate dal tipo B. Il meningococco può essere responsabile di infezioni di varia gravità e colpire soggetti di tutte le età, ma soprattutto i bambini e i giovani adulti. Per ulteriori informazioni rivolgersi al proprio pediatra di famiglia, oppure ai centri vaccinali della ASL 11, oppure consultare il sito www.vaccinarsi.org.

 



 

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